CALL CENTER/ Cgil: a rischio 13.000 posti di lavoro in Italia

Secondo il Sindacato lavoratori comunicazione della Cgil, nel nostro paese la situazione del settore è più che traballante

18.02.2011 - La Redazione
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Foto Imagoeconomica

Il settore dei call center è in crisi. Lo ribadisce Emilio Miceli, segretario generale della Slc (Sindacato lavoratori comunicazione) aderente alla Cgil. Tanto che i posti di lavoro a rischio nel settore sono quasi 13 mila (di cui 1.800 in Lombardia, 1.600 in Piemonte e Calabria, 1.450 in Sicilia, 1.100 in Lazio e Puglia). E per questo Miceli ha annunciato una mobilitazione unitaria con Fistel-Cisl e Uilcom-Uil.

Il 70% degli addetti nei call center è concentrato nelle regioni meridionali, il 68% è di sesso femminile e ha un’età inferiore ai 40 anni. Da settembre del 2009 sino a oggi, i posti di lavoro persi sono già 8.600. Il settore, ha spiegato ancora Miceli, è inoltre minacciato da processi di delocalizzazione, “a cominciare dall’italiana Alitalia, che pensa di servire nel migliore dei modi i propri clienti ricorrendo ai call center in Albania”.

Sul tema è intervenuta anche Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, che ha spiegato come da parte del Governo via una “totale disattenzione” rispetto al problema, dato che “da più di un anno avrebbe dovuto dare risposte” aprendo un tavolo ad hoc. Camusso ha anche spiegato che “la politica introdotta dal ministero del Welfare,  riducendo i controlli, ha incentivato il fenomeno del sommerso e del lavoro nero”.

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