DIPENDENTI PUBBLICI/ Dai pre-pensionamenti un “aiuto” per i 4000 esuberi

- int. Antonio Naddeo

Secondo il mio parere, il numero è abbastanza tranquillizzante, dal momento che nei prossimi mesi potrà essere ridotto con pensionamenti e pre- pensionamenti, dice ANTONIO NADDEO

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Sono 4028 gli impiegati della Pubblica amministrazione in esubero, 487 i dirigenti di primo e secondo livello. Lo ha annunciato ieri ai sindacati il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, puntualizzando che i numeri non sono ancora definitivi, ma meno traumatici del previsto per le cinquanta amministrazioni pubbliche coinvolte. Le cifre, diffuse via Twitter, sono comunque destinate ad aumentare, dal momento che mancano alcuni enti pubblici e ministeri importanti come Giustizia, Esteri e Interno. IlSussidiario.net ha contattato Antonio Naddeo, consulente del Consiglio dei Ministri e capo Dipartimento della funzione pubblica, per esaminare meglio la situazione.

Come pensate di gestire un numero così importante di lavoratori in eccedenza?

Abbiamo stimato che il personale in servizio è maggiore rispetto alle nuove esigenze nelle pubbliche amministrazioni. La legge prevede che, dal gennaio 2013 sino a giugno, venga verificato se ci siano pensionamenti ordinari o prepensionamenti: per questi ultimi, la norma permette di applicare le regole pre-Riforma Fornero. Verrà poi verificata la mobilità volontaria, attestando la presenza di impiegati che possono essere trasferiti in altre amministrazioni, oppure, individuando criteri con i sindacati, se è possibile proporre ad alcuni lavoratori il contratto part-time.

Se al termine di questo processo dovessero esserci altre eccedenze?

In quel caso, la norma prevede la messa in disponibilità: il dipendente, cioè, smette di lavorare, ma percepisce l’80% dello stipendio e, per ventiquattro mesi, si passa alla verifica di posizioni compatibili e disponibili in altre amministrazioni. In questo caso, però, non stiamo parlando di mobilità volontaria ma obbligatoria e se il dipendente dovesse rifiutare il trasferimento, al termine di questi due anni, verrebbe licenziato. Questa norma è già in vigore da una ventina di anni, ma diventa effettiva solo ora che si è resa necessaria una riorganizzazione.

Quanto pensate di ricavare da questa riorganizzazione?

Innanzitutto, abbiamo calcolato che una buona parte di questi 4028 dipendenti andrà in pensione o in pre-pensionamento con i requisiti pre-Riforma Fornero. L’aspetto più importante è che verrà ridotto di un quinto i posti dei dirigenti statali e di un decimo il personale non dirigenziale. Non trascuriamo il fatto che questa prima stima comprende solo cinquanta amministrazioni, con 95mila dipendenti, e mancano all’appello vari ministeri come quello della Giustizia e degli Esteri oppure l’Inps, le cui riorganizzazioni verranno riconsiderate solo in un secondo momento. Le riduzioni sulle cinquanta amministrazioni prese, per ora in esame, dovrebbero portare circa 400 milioni di euro di risparmio.

E le piante organiche delle amministrazioni locali?

Il provvedimento sulla partita che riguarda le amministrazioni locali e regionali verrà fatto, successivamente, dagli enti stessi.

 

Avete calcolato quante persone sono attualmente in esubero nei ministeri e negli enti pubblici di cui parlava poco fa?

 

Per i ministeri di Esteri e Interni non disponiamo di numeri precisi, poiché c’è una norma che permette loro di riorganizzare i dipendenti, internamente, entro il 31 dicembre di quest’anno. Quindi, restiamo in attesa. Per quanto riguarda il dicastero della Giustizia, non pensiamo ci sia molto personale in eccedenza, anzi, normalmente in alcuni settori, si tratta di carenze più che di esuberi. Sull’Inps si farebbe un taglio già deciso dall’ultimo decreto del ’95 che, però, rimane sospeso sino a quando non verrà fatto l’accorpamento fra Inps e Inpdap.

 

Pensate che i sindacati possano rappresentare una scoglio difficile da superare su questa partita?

 

Il ministro Patroni Griffi ha detto che verrà attivato un tavolo per determinare criteri condivisi. Secondo il mio parere, il numero è abbastanza tranquillizzante, dal momento che nei prossimi mesi potrà essere ridotto con pensionamenti e pre- pensionamenti.

 

I precari rientreranno in questo riordino?

 

Vorrei puntualizzare che i numeri diffusi in questi giorni sono errati e non si tratta di 200mila precari, come è stato scritto più volte, cifra che immagino rappresenti il totale dei precari di tutte le amministrazioni pubbliche, comprese quelle regionali. Detto questo, penso che il problema del precariato esista e vada risolto: la prossima settimana apriremo un tavolo tecnico ad hoc.  







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