Riforma pensioni / Cazzola: ecco come alzare le pensioni più base (senza la “tagliola” della Consulta)

- int. Giuliano Cazzola

Secondo GIULIANO CAZZOLA, per la Consulta non si può tassare solo il reddito da pensione e non il resto del reddito. Se si vuole fare questa operazione bisogna farla su tutti i redditi

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Il Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione alla Camera per tagliare le pensioni d’oro. Secondo l’onorevole Walter Rizzetto, il documento consentirebbe di trovare una soluzione “senza cadere nella tagliola della Corte costituzionale”. In pratica “si tratta delle imposte sostitutive che già sono presenti in diverse modalità nel sistema tributario italiano”. Sempre sul fronte delle pensioni, sono 25.095 le donne che a partire dal 2009 si sono ritirate in anticipo dal lavoro grazie al piano “Opzione donna”, che però sarà cancellato a partire dal 2015. Al primo ottobre scorso sono state accolte altre 8.545 domande di pensionamento anticipato con un assegno più basso. Ne abbiamo parlato con Giuliano Cazzola, ex vicepresidente della commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.

Come valuta la mozione del M5S sulle pensioni d’oro?

Questa proposta potrebbe avere anche un senso, ma io trovo abbastanza singolare che si faccia una tassazione specifica sui redditi da pensione. Su questo punto si è già pronunciata la Corte costituzionale, quando ha annullato il provvedimento presentato dall’allora governo. Per la Consulta non si può tassare solo il reddito da pensione e non il resto del reddito. Se si vuole fare questa operazione bisogna farla su tutti i redditi.

La differenza però è che in questo caso sarebbero colpite tutte le pensioni in modo progressivo, per poi aiutare quelle più povere…

Resta il fatto che non si può attuare una tassazione specifica per le pensioni. Si può fare un contributo di solidarietà, che però deve essere ragionevole e limitato nel tempo. La Corte si è già pronunciata contro una tassazione specifica delle pensioni, e poi in questo caso si tratterebbe di una maggiorazione della tassazione già esistente. A meno che si tratti di una tassazione separata su altre voci retributive, distinguendo dalla pensione vera e propria. Mi convince molto di più un contributo di solidarietà sulle pensioni medio-alte e alte, che peraltro in parte c’è già e che si potrebbe ampliare.

Come si possono dare risposte non provvisorie al problema delle pensioni troppo basse?

La vera questione è un’altra. Se ci sono cittadini con le pensioni troppo basse non è perché il sistema è cattivo, ma perché questi ultimi hanno lavorato poco o guadagnato poco durante la vita. Non si può pensare che quando uno va in pensione ci debba essere uno zio d’America che arriva e sistema le cose, per cui la pensione diventa una cosa completamente indipendente da quello che un contribuente ha fatto nella vita.

E chi nella vita è stato sfortunato?

In Italia esiste l’istituto dell’integrazione al minimo che costa allo Stato tra i 25 e i 26 miliardi di euro l’anno e che serve per portare al minimo quanti non sono arrivati alla pensione.

 

Intanto la finestra “Opzione donna” si avvia a conclusione…

Il problema è che la legge prevede che chi utilizza questa opzione riceva la pensione soltanto un anno dopo. Questa non è una cosa che rimanga per sempre. È una cosa che era prevista inizialmente a scadenza nel 2015. Dal momento che la norma è cambiata, ora c’è un’interpretazione fornita dall’Inps che però non è l’unica possibile.

 

In che senso?

La legge inizialmente diceva che chi matura 35 anni di contributi e 57 anni di età entro il 2015 ha diritto ad andare in pensione con il sistema contributivo. È uscita poi la legge che ha allungato quella finestra di un anno. Per l’Inps la pensione va maturata entro il 2015, quindi anche con l’anno in più introdotto da Sacconi. Se il Parlamento lo volesse, potrebbe però fornire anche un’altra interpretazione. Si tenga presente che le persone che si sono avvalse di questa norma sono circa 20mila. Ragioniamo quindi all’interno di numeri importanti ma comunque limitati.

 

(Pietro Vernizzi)

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