Riforma pensioni 2018/ Quota 100 nella manovra è solo il primo passo sulla Fornero (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Le novità in tema di riforma delle pensioni. Siri: Quota 100 nella manovra è solo il primo passo sulla Fornero. Ultime notizie e news sui principali temi previdenziali

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LaPresse

QUOTA 100 PRIMO PASSO IN AVANTI

La riforma delle pensioni è stata inserita nella Legge di bilancio con la cosiddetta Quota 100. Armando Siri, intervistato da Radio 24, durante la trasmissione 24Mattino, ha spiegato che “era importante inserire il tema pensioni, perché il Governo doveva dare un segnale: in campagna elettorale avevamo detto che avremmo superato la Fornero e stiamo cominciando a farlo, 400.000 persone andranno in pensione nel 2019, mi sembra che sia un primo passo in avanti”. Il sottosegretario alle Infrastrutture ha anche detto che “tra Salvini e Di Maio c’è stato un confronto serrato, più che uno scontro”. e che ora la speranza è “di non dovere correggere la rotta. Spero che tra un anno o due avremo meno problemi di sostenibilità. Il problema delle pensioni nasce dalla grande disoccupazione, per questo stiamo intervenendo per riportare i cittadini nel mercato del lavoro”.

ATTESA PER I DETTAGLI DELLA MANOVRA

Il Governo ha approvato la Legge di bilancio contenente la riforma delle pensioni, ma cresce l’attesa per conoscerne i dettagli. Si sa infatti che è stata varata la Quota 100, ma secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore sarebbero state previste quattro uscite, il che vorrebbe dire la reintroduzione delle finestre mobili per poter accedere alla pensione. Non è nemmeno chiaro se si potrà usare il cumulo contributivo per raggiungere i 38 anni di anzianità contributiva indicati come requisito minimo, insieme ai 62 anni di età, per andare in quiescenza. Si parla anche di proroga di Opzione donna, ma non si capisce se verrà rivisto il requisito contributivo, ora pari a 35 anni, oltre a quello anagrafico, che dovrebbe essere innalzato di un anno. Non è inoltre da escludere che dei cambiamenti possano arrivare dall’iter parlamentare della manovra e quindi potrebbero volerci settimane per avere il quadro completo sulle novità in arrivo in campo pensionistico.

QUOTA 100 DA FEBBRAIO E PROROGA DI OPZIONE DONNA

La riforma delle pensioni del Governo Conte comincia a prendere forma. Nel consiglio dei ministri di ieri sera è stato infatti dato il via libera alla Quota 100 con i paletti posti a 62 anni di età e 38 di contributi. La misura partirà da febbraio e sembra che si cercherà di agevolare il riscatto della laurea in modo da consentire a più persone di arrivare al requisito contributivo minimo. Non ci saranno nemmeno penalizzazioni per l’accesso alla quiescenza, anche se è stato calcolato da Progetica che, ovviamente, andando in pensione prima l’importo dell’assegno sarà più basso. Non ci sarà invece Quota 41 e non è nemmeno chiaro se ci sarà il blocco dell’adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita, quanto meno per quelli contributivi. Opzione donna verrà prorogata, anche se ci vorranno almeno 58 anni di età (59 per le lavoratrici autonome), quindi uno in più rispetto al passato.

QUOTA 100, PERDITA FINO AL 25% SULLA PENSIONI

In queste ore il Governo continua a mettere a punto la riforma delle pensioni all’insegna di Quota 100, una misura che potrebbe portare a una perdita sull’assegno pensionistico pari anche al 25%. È quanto emerge dalle simulazioni realizzate da Progetica per L’Economia, l’inserto settimanale del Corriere della Sera, dalla quali emerge che “chi ha cominciato a lavorare fra i 22 e i 26 anni con continuità di carriera otterrà i maggiori benefici dall’introduzione di Quota 100, cioè la somma di 62 anni di età e 38 di contributi. Il conto, però, sarà molto salato. Potrà anticipare il pensionamento sino a 5 anni e sei mesi, ma il suo vitalizio subirà un taglio del 25%”. Di fatto, andando prima in pensione si versano meno contributi e quindi si riceve “una pensione più bassa a causa dei meccanismi di calcolo basati sulla speranza di vita”. Meglio quindi fare bene i conti prima di usare Quota 100.

OPZIONE DONNA, LA RICHIESTA DEL CODS

In tema di riforma delle pensioni, una delle promesse del Governo Conte e quella di procedere alla proroga di Opzione donna. Orietta Armiliato, dalla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, segnala che, “dato che è stato richiesto il mio parere confermo che, a mio avviso, è del tutto lecito e tutt’altro che privo di senso chiedere che per l’Opzione Donna, stante l’innalzamento del requisito anagrafico, il termine di accesso sia spostato al 31/12/2019”. La Armiliato ha successivamente lanciato un post con una richiesta precisa per l’esecutivo: “Le donne del Cods prendono atto del fatto che durante la corsa avete cambiato il percorso e chiedono quindi che, stante l’innalzamento del requisito anagrafico, il termine di accesso alla misura della Opzione Donna sia opportunamente spostato al 31/12/2019”. Vedremo quale sarà il seguito che avrà tale richiesta.

LEGA E M5S DIVISI SU PENSIONI D’ORO

Il Governo deve mettere a punto la Legge di bilancio, compresa la riforma delle pensioni, ma Lega e Movimento 5 Stelle non sembrano essere d’accordo sul taglio delle pensioni d’oro. Barbara Lezzi, così come Luigi Di Maio, ha evidenziato la necessità dell’intervento, spiegando però che “se qualcuno nella vita ha versato contributi che gli consentono di avere una pensione di 10 mila euro, è giusto che la riceva e non gli verrà tagliata. Chi però ha pensioni più alte rispetto a quanto ha versato, non è giusto che continui a percepirle”. Tuttavia, secondo quanto riportato da Repubblica, la Lega sarebbe pronta a mettere il veto sul provvedimento, in quanto penalizzante per i cittadini del centro-nord. “Il 70-75% dei pensionati d’oro vive al Centro-Nord, così come altrettanti beneficiari della pensione di cittadinanza si trova a Sud”, sono parole di un esponente del partito di Salvini riportate dal quotidiano romano.

I DATI CONTRO LA STAFFETTA DI QUOTA 100

Il Governo intende introdurre nella Legge di bilancio una riforma delle pensioni all’insegna di Quota 100 anche per promuovere una sorta di staffetta generazionale nel mercato del lavoro. Secondo Vincenzo Galasso, però “la staffetta può funzionare solo se giovani e anziani sono tra loro sostituibili nelle mansioni lavorative. Ma spesso non è così, perché i lavoratori giovani tendono a essere più istruiti degli anziani e a svolgere mansioni diverse. Inoltre la rivoluzione digitale ha scavato un solco profondo tra le competenze delle diverse generazioni. E infatti nei dati non c’è traccia di questa staffetta”. Il Professore di Economia all’Università Bocconi di Milano, dalle pagine del Sole 24 Ore, spiega che “anche le stime più favorevoli alla staffetta non giustificano l’ottimismo del governo. Il tasso di sostituzione tra lavoratori anziani e giovani, anche in un periodo di grande crisi, sarebbe un misero uno a quattro”.

RIFORMA PENSIONI 2018, LE PAROLE DI GISSI

La riforma delle pensioni che dovrebbe essere varata del Governo sembra essere molto attesa nel mondo della scuola. “Negli anni scorsi la nostra richiesta di tenere conto dei fattori di gravosità del lavoro nella scuola ha trovato in parte risposta, limitatamente al personale docente della scuola dell’infanzia. Ora che si profila un intervento di portata più generale, l’attesa è di conoscere in modo più preciso quali sarebbero i requisiti anagrafici e contributivi cui fare riferimento, e soprattutto se l’uscita anticipata comporterà modifiche, e quali, sui criteri di calcolo del trattamento spettante”, scrive in una nota Maddalena Gissi, Segretaria generale della Cisl Scuola, facendo anche notare che nel mondo scolastico i tempi sono piuttosto stretti, visto che “il termine per le domande di collocamento in pensione l’anno scorso è stato il 20 dicembre”.

Dal sindacato arriva quindi la richiesta di avere un quadro più chiaro “nel più breve tempo possibile e va in ogni caso garantita al personale della scuola una tempistica legata alle proprie specifiche scadenze. Troppe volte abbiamo pagato, come scuola, gli effetti di una gestione intempestiva delle procedure, con ritardi dell’Inps nella lavorazione delle pratiche che anche di recente hanno causato penalizzazioni e disagi”. Gissi fa anche presente che andrebbero quindi fatte delle assunzioni che vadano oltre il reintegro del turnover e che prevedano, per i docenti, anche l’accesso a percorsi formativi, i cui esiti siano decisivi per la conferma del rapporto di lavoro instaurato.

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