RIFORMA PENSIONI/ Quota 41, esodati, Ape, Opzione donna: Damiano rilancia (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, ultimissime. Quota 41, esodati, Ape Opzione donna: Damiano rilancia. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 2 febbraio

Sito Inps in tilt 1 aprile
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LE PROPOSTE DI DAMIANO

Cesare Damiano è stato intervistato da Vittorio Nuti nell’ambito dell’iniziative #iotivotose de Il Sole 24 Ore. L’ex ministro del Lavoro ha quindi parlato di pensioni, spiegando che dal suo punto di vista la Legge Fornero “è già stata revisionata”, visto che sono state varate otto salvaguardie. Questa revisione “deve continuare”, ha però specificato il deputato del Pd, spiegando come sia necessario procedere al varo della nona salvaguardia degli esodati (che dovrebbe risolvere definitivamente il problema di chi è rimasto senza lavoro e lontano dalla pensione), oltre che rendere strutturale l’Ape social. All’interno dell’Anticipo pensionistico agevolato, secondo Damiano, bisognerebbe inoltre eliminare il vincolo dei 12 mesi di attività, prima dei 19 anni di età, stabilito per l’accesso alla Quota 41 per i lavoratori precoci. Infine, per l’ex ministro bisogna proseguire la sperimentazione di Opzione donna.

PARAGONE CONTRO LA LEGGE FORNERO E BARROSO

Gianluigi Paragone è tornato in televisione su La7, questa volta come ospite della trasmissione Omnibus. Il giornalista è infatti candidato per il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche e ha parlato anche della Legge Fornero, spiegando che si tratta di una riforma delle pensioni chiesta dall’Europa. La stessa Europa che ha consentito il prepensionamento dell’ex Presidente della Commissione José Manuel Durao Barroso. Paragone ha quindi ribadito la volontà dei pentastellati di rivedere l’attuale sistema pensionistico, anche con l’introduzione di una pensione minima, di almeno 780 euro, capace di garantire dignità ai cittadini anziani, che spesso sono un’importante sostegno economico per interi nuclei familiari. Lo si è visto anche in occasione della crisi: i pensionati spesso devono occuparsi dei figli rimasti senza lavoro o dei nipoti che non lo trovano.

DAMIANO PRONTO A DARE IL SUO CONTRIBUTO

Cesare Damiano è tra i candidati del Partito democratico alle prossime elezioni del 4 marzo. Correrà per un posto alla Camera nel collegio uninominale di Terni. “Porterò il mio contributo in base alla mia esperienza, fondamentalmente legata ai temi sociali, al lavoro, alle pensioni e alla povertà”, ha detto l’ex ministro del Lavoro durante la conferenza stampa di presentazione dei candidati dem in Umbria che si è svolta a Perugia. Secondo quanto riporta Ansa, Damiano ha anche detto, rispetto alla divisioni interne al partito: “Ci batteremo uniti, è tempo dell’unità e non di fare polemiche, comunque sempre all’interno di un partito che rispetta la dialettica”. Walter Verini, deputato umbro che si presenta per essere rieletto, ha detto che avere la possibilità “di eleggere in Umbria una figura come l’ex ministro Damiano, presidente della Commissione lavoro, è già un programma visto che con lui sarà data centralità al tema del lavoro”.

DI VICO DIFENDE LE BUSTE ARANCIONI INPS

Con un corsivo sul Corriere della Sera, Dario Di Vico difende la scelta fatta da Tito Boeri di far recapitare a casa degli italiani la busta arancione dell’Inps contenente la simulazione della pensioni che avrebbero incassato una volta in quiescenza. Per il giornalista, questa iniziativa ha generato “una tendenza al monitoraggio della propria previdenza”. Di Vico ha anche ricordato che una ricerca ha evidenziato che più del 70% degli intervistati ha ritenuto estremamente o molto utile il servizio di simulazione Inps della propria futura pensione e che per il 45% di essi l’importo indicato era più o meno in linea con quello ipotizzato. Il giornalista conclude il suo articolo spiegando che la vicenda della busta arancione si presta a essere una sorta di metafora: “dire la verità è l’esercizio migliore che le istituzioni (e i partiti) possono fare”.

GIOVANI AGRICOLTORI PRO AUMENTO PENSIONI

L’Associazione giovani imprenditori agricoli Toscana si prepara alle elezioni regionali della Cia in programma l’8 febbraio e ha quindi deciso di predisporre un documento dal titolo “Giovani, agricoltura, impresa”, che è stato illustrato ieri durante l’assemblea regionale dal Segretario Francesco Sassoli. Il Presidente uscente Valentino Berni, che è diventato Presidente della Cia Siena, è entrato nel merito di alcuni punti, come quello della richiesta di “equità, reddito e libertà d’impresa”. I giovani agricoltori sembrano poi essere uniti con quelli più anziani già in pensione aderenti all’Anp, l’Associazione nazionale pensionati della Confederazione italiana agricoltori. È stato infatti garantito pieno sostegno alla battaglia dell’Anp per innalzare le pensioni, che per molti ex agricoltori non arrivano a livelli sufficienti a una vita dignitosa.

LE RICHIESTE DI UIL E UILP

Con l’avvicinarsi delle elezioni, le pensioni sono sempre più al centro del dibattito politico e non mancano dati, a volte piuttosto differenti tra loro, circa la sostenibilità del sistema previdenziale italiano. Per questo Uil e Uilp hanno diffuso un comunicato congiunto, nel quale viene evidenziate come spesso i numeri sulla previdenza italiana vengono “strapolati dal contesto sociale ed economico o spesso vengono valutati tenendo i valori troppo aggregati e confondendo la spesa assistenziale con quella per le pensioni. Il sistema previdenziale di un paese non può essere valutato se non nella sua interezza, avendo ben presenti le componenti pensionistiche, assistenziali, demografiche e sociali”. Dunque i due sindacati ritengono che sia necessario avviare al più presto i lavori della commissione istituzionale per la separazione della spesa assistenziale da quella previdenziale, che dovrà produrre “uno studio che mostri in maniera corretta l’impatto delle prestazioni di welfare erogate in Italia”.

Uil e Uilp segnalano anche di essere convinti che sia necessario “operare dei correttivi all’attuale struttura previdenziale italiana. Bisogna introdurre una flessibilità di accesso alla pensione intorno ai 63 anni, esigenza rispondente all’attuale situazione economica e coerente con le logiche di un sistema previdenziale contributivo; al contempo si deve prevedere un meccanismo che tuteli le future pensioni la cui adeguatezza è minacciata dalla forte discontinuità delle carriere; si devono, poi, sanare le storture ancora presenti nel sistema superando, ad esempio, le disparità di genere e valorizzando il lavoro di cura svolto in particolare dalle lavoratrici”.

APE SOCIAL, RITARDI PER I LAVORATORI PRECOCI?

Sono in tanti i lavoratori precoci che hanno chiesto di accedere all’Ape social e che stanno ancora aspettando, avendo diritto, l’erogazione della prestazione. In un comunicato l’Inps aveva fatto sapere che dai primi giorni di gennaio avrebbe iniziato a liquidare le prestazione e che i beneficiari avrebbero ricevuto i primi pagamenti “a partire dai primi di febbraio 2018”. Tuttavia c’è chi, sulla pagina Facebook del gruppo Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti, segnala di aver saputo che la procedura di liquidazione è iniziata solo pochi giorni fa e che quindi i pagamenti saranno eseguiti il primo marzo, visto che le pensioni devono essere liquidate entro i primi dieci giorni del mese per essere erogate all’inizio di quello successivo. Qualcun altro segnala di aver appreso dalla propria sede Inps che ancora la procedura di liquidazione non è cominciata. Il rischio, quindi, è che non tutti i precoci che ne hanno diritto riceveranno il pagamento dell’Ape social (con gli arretrati) nei tempi previsti dal comunicato Inps di dicembre.

I NUMERI DIMENTICATI IN CAMPAGNA ELETTORALE

Sulle pagine dell’Avanti, Luigi Mainolfi si sofferma su come nella campagna elettorale “ascoltiamo proposte per casi particolari, nella logica del voto di scambio”. In particolare, dal suo punto di vista, la voce Pensioni è quella “più sfruttata per accalappiare consensi”. E su questo tema “prima di sparare proposte, bisognerebbe valutare elementi, come: 1) il rapporto tra il totale delle Pensioni e il Pil; 2) il rapporto tra il numero dei pensionati (10.064.508) e quello degli occupati (23.058.000); 3) il rapporto tra le minime, le medie e le massime pensioni, anche in funzione della propensione al consumo delle tre fasce di percettori; 4) il valore del debito pubblico e la sua tendenza; 5) il rapporto tra le pensioni, la spesa per l’assistenza (aumento annuale del 5,9%) e gli investimenti; 6) la percentuale dei disoccupati (11%) e il livello di occupazione (58,1%)”. 

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