AMAZON/ Il braccialetto elettronico non si può usare in Italia, ecco perché

Il braccialetto elettronico brevettato da Amazon ha sollevato forti polemiche. Ma il suo utilizzo in Italia non sarebbe consentito dalla legge. FEDERICO ASSOGNA

02.02.2018 - Federico Assogna
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Il controllo – e il controllo a distanza – dei lavoratori è sempre stato un tema particolarmente rilevante nel mondo delle relazioni sindacali. È in queste ore caldo il dibattito circa il brevetto depositato da Amazon che ha registrato un braccialetto elettronico che dovrebbe servire a guidare il dipendente nella ricerca dei prodotti ordinati. In sostanza, attraverso un’infrastruttura tecnologica presente nei magazzini, verrà guidata la mano del lavoratore verso l’ubicazione del prodotto sullo scaffale. L’innovazione, che velocizzerebbe il lavoro, ha alimentato le critiche sul monitoraggio dei carichi di lavoro e sul rispetto della privacy e ha riacceso lo scontro, tutto elettorale, tra la trasformazione digitale del lavoro e gli effetti di tali innovazioni sui lavoratori.

Il rispetto dell’esigenza datoriale di verificare la corretta prestazione da parte del lavoratore è sempre stata infatti contrapposta al diritto del lavoratore di ottenere la garanzia della propria riservatezza. Proprio per tali motivi già l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 20 maggio 1970) vietava l’uso degli impianti audiovisivi e delle altre apparecchiature per il controllo a distanza dei lavoratori. Tale prescrizione generale era però attenuata dalla previsione della possibilità, qualora le esigenze produttive lo richiedessero, di installazione di tali impianti con l’accordo con le rappresentanze sindacali aziendali ovvero in caso di disaccordo su provvedimento dell’Ispettorato del lavoro che ne avrebbe dovuto disciplinare le modalità di utilizzo.

Non sfuggirà il fatto che la norma del 1970 si era confrontata con la tecnologia dell’epoca. Di fatto oggi lo sviluppo tecnologico e il massiccio e spesso inevitabile utilizzo di strumenti informatici nel mondo del lavoro ha reso anacronistica tale previsione legale. In un quadro tecnologicamente diverso è intervenuto recentemente il legislatore con le disposizioni contenute del Jobs Act che hanno riscritto l’art. 4, prevedendo che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti possono essere utilizzati per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza e per la tutela del patrimonio aziendale previo accordo con le rappresentanze sindacali o previa autorizzazione, in mancanza, dell’Ispettorato. In ogni caso le disposizioni non si applicano agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione delle presenze e le informazioni raccolte possono essere utilizzate ai fini connessi al rapporto di lavoro (ad esempio quello disciplinare) a condizione che sia fornita al lavoratore adeguata informativa.

Pertanto l’impianto legislativo italiano attuale comunque limita – seppur in maniera molto diversa rispetto al passato – la possibilità di utilizzo di apparecchiature idonee al controllo dei lavoratori e rende almeno dubitabile – e ciò a prescindere dalle eventuali contrapposizioni politiche – che il brevetto del braccialetto elettronico di Amazon possa essere immediatamente utilizzato nel contesto produttivo nazionale.

È però intuibile che l’utilizzo di quotidiani strumenti di lavoro quali emails, telefoni cellulari, lo stesso pc, per non parlare dei palmari di cui sono dotati moltissimi lavoratori (ad esempio per la registrazione delle consegne) rendono, almeno astrattamente, sempre controllabile il lavoratore anche con risvolti virtuosi (si pensi ai cosiddetti “furbetti”) e sotto il profilo della produttività. Per altro verso tutti gli strumenti e apparecchi che usiamo ogni giorno hanno certamente compromesso la nostra riservatezza (anche al di fuori del mondo del lavoro) e vengono quotidianamente utilizzati per immagazzinare informazioni e dati utili per orientare le nostre scelte commerciali.

È quindi auspicabile che l’ordinamento italiano si confronti in modo più pragmatico con la situazione attuale e le nuove tecnologie e superi anacronistiche barriere ideologiche nell’interesse dei lavoratori e della qualità del loro lavoro.

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