RIFORMA PENSIONI/ Meloni: reintroduciamo quelle di anzianità (ultime notizie)

Riforma pensioni, ultimissime. Giorgia Meloni: reintroduciamo quelle di anzianità. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 6 febbraio

05.02.2018 - Lorenzo Torrisi
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Inps, riscatto Laurea (La Presse)

MELONI: TORNIAMO ALLA PENSIONE DI ANZIANITÀ

Intervenendo a Radio Anch’io, la trasmissione di Radio 1, Giorgia Meloni ha evidenziato la necessità di superare la Legge Fornero. “Bisogna reintrodurre la pensione di anzianità: con 60 anni di età e 41 di contributi devi poter andare in pensione”. Secondo quanto riporta 9colonne.it, la leader di Fratelli d’Italia ha anche spiegato che l’adeguamento dei requisiti pensionistici  “all’aspettativa di vita non può essere un automatismo: si può fare, ma di volta in volta la politica ci deve mettere la faccia e fare un decreto”. Parole che Meloni aveva di fatto già detto in un precedente intervento televisivo. Questa volta ha però aggiunto di ritenere necessario anticipare a 60 anni la pensione sociale “per chi non ha un reddito”. A suo modo di vedere, poi, “bisogna mettere mano sulle pensioni d’oro”. In questo senso in passato aveva già presentato una proposta di legge.

LORENZIN: MAGGIOR FLESSIBILITÀ IN USCITA

Beatrice Lorenzin sembra essere sulla stessa linea del Partito democratico per quel che riguarda la riforma delle pensioni. La ministra della Sanità, intervistata da R101, ha infatti detto che è impossibile abolire la Legge Fornero, ma si può comunque continuare a lavorare per aumentare la flessibilità in uscita, così da non mettere a rischio i conti pubblici italiani. Si potrebbe, secondo il suo punto di vista, allargare ancora, per esempio, la platea dei lavori gravosi o di quelli usuranti. Secondo quanto riporta BlastingNews, Lorenzin ritiene utile l’introduzione di diversi modelli contrattuali che possano prevedere l’accompagnamento di uscita dal mondo del lavoro, come una sorta di ponte verso il prepensionamento. La leader di Civica popolare sembra quindi in linea con il partito di maggioranza della coalizione cui appartiene, ovvero il Partito democratico di Matteo Renzi.

LE ULTIME PROMESSE DI BERLUSCONI E RENZI

Silvio Berlusconi, intervenendo ad Agorà, la trasmissione in onda su Rai 3, ha spiegato che alcuni punti del programma del centrodestra, in caso di vittoria alle elezioni, saranno attuati subito, prima dell’estate. Nello specifico il Presidente di Forza Italia ha fatto riferimento alla flat tax, all’aumento delle pensioni minime a 1.000 euro al mese e gli incentivi alle assunzioni per i giovani disoccupati. Matteo Renzi, invece, ospite del videoforum di Repubblica Tv, ha detto non ritenere sufficiente l’Ape social. Per questo ha intenzione di far sì che l’Anticipo pensionistico volontario funzioni bene e che soprattutto sia conveniente. C’è da dire che al momento questa forma di pensionamento anticipato non è utilizzabile, anche se proprio il Governo a guida Pd ha stimato in un 5% all’anno circa il costo del prestito bancario che serve all’erogazione dell’Ape.

AMBROGIONI (CIDA): RIDURRE TASSE AI PENSIONATI

Si avvicina il momento delle elezioni politiche in Italia e Giorgio Ambrogioni ritiene che “la nascita della nuova legislatura e il varo di un nuovo governo devono essere l’occasione per impegnarsi concretamente sulla politica fiscale, con un preciso programma di riduzione di un’Irpef che pesa in modo insopportabile sui redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati”. Secondo quanto riporta Adnkronos, il Presidente della Confederazione italiana dirigenti d’azienda ha infatti spiegato che “l’ultimo rapporto del Centro studi indipendenti ‘Itinerari previdenziali’ sull’Irpef 2015 è chiarissimo: su un totale di 172 mld di Irpef versata, i lavoratori dipendenti ne pagano 103 mld (60%); i pensionati circa 60 mld (34,67%) e i lavoratori autonomi 9,4 mld (5,5%) pur rappresentando il 12,5% dei contribuenti”. Dunque, “i programmi dei partiti che si candidano a guidare il Paese nei prossimi anni devono indicare chiaramente che la riduzione dell’Irpef rientra nelle loro priorità”.

ARRIVA IL CUMULO PER GLI ISCRITTI INARCASSA

Arriva una notizia importante per gli architetti e gli ingegneri liberi professionisti iscritti a Inarcassa. È stata infatti approvata dal ministero del Lavoro e dell’Economia la modifica al Regolamento generale di previdenza grazie al quale sarà possibile utilizzare il cumulo contributivo gratuito, che era stato introdotto dalla Legge di bilancio 2017. Ansa riporta le parole di Giuseppe Santoro, Presidente dell’Ente, che ringrazia i ministeri per l’importante decisione. Ora manca solo la stipula della convenzione, già in corso di redazione, tra l’Adepp, che riunisce le casse privatizzate, e l’Inps. Tuttavia è stato compiuto un passo molto atteso dai professionisti. Non potranno invece gioire coloro che vorrebbero usare il cumulo contributivo per accedere all’ottava salvaguardia degli esodati e a Opzione donna. Non c’è stato infatti nessun intervento per sanare questa ingiustizia.

I FALSI MITI SUL SISTEMA RETRIBUTIVO

Giuliano Cazzola ritiene che nella testa degli italiani si sia fatta larga l’errata idea che “per fare giustizia sarebbe indispensabile ricalcolare con il metodo contributivo i trattamenti erogati con quello retributivo”. Con un articolo pubblicato su Il diario del lavoro, l’ex deputato ricorda infatti che l’Inps ha riconosciuto che per quanto riguarda le pensioni dei magistrati, “l’eventuale ricalcolo con il sistema contributivo non ridurrebbe di molto l’importo degli assegni perché tale metodo premia proprio chi accumula molti anni di contributi e ritarda il pensionamento”. Cazzola specifica quindi che “il sistema retributivo non è una sorta di Eldorado se messo a confronto con gli stenti e lo stridore di denti imposti dal  contributivo. Un lavoratore ‘povero’ diventa un pensionato ‘povero’ in ambedue i sistemi. Un lavoratore ad alto reddito, invece, è maggiormente penalizzato, sul piano del rendimento dei suoi contributi, dal calcolo retributivo che non da quello contributivo”.

“Nel primo sistema, infatti, i lavoratori effettuano i versamenti sull’intera retribuzione percepita, ma il rendimento è pari al 2% per ogni anno di servizio fino a 45mila euro di stipendio. Per le quote eccedenti, invece, l’aliquota è decrescente (dal 2% fino allo 0,90%). In pratica il percettore di una retribuzione elevata che  vada in quiescenza col retributivo e 40 anni di versamenti  non percepisce l’80%  canonico della retribuzione pensionabile, ma il 60%”. Cazzola ricorda anche che nel retributivo “la pensione è sottoposta ad un tetto massimo di 40 anni: quelli lavorati in più subiscono il  prelievo sulla retribuzione, ma ‘non fanno’ anzianità”. 

FASSINA, “PD-BONINO SBAGLIANO TUTTO SULLE PENSIONI”

Ancora un intreccio tra pensioni ed elezioni in queste ore caldissime di campagna elettorale: dopo lo sfogo di Sibilia ora è Stefano Fassina, Sinistra Italiana-LeU, ad intervenire sui social per attaccare le ultime proposte contenute nel programma del Pd. In particolare, a non convincere per nulla il politico di SI è quel «populismo thatcheriano di Pd+Europa» che propone ancora tagli e rigida austerità. Non solo, secondo Fassina tutto questo non fa che favorire l’estremismo di destra ormai ad un mese dalle elezioni: «Perché il populismo thatcheriano di Pd+Europa con Emma Bonino alimenta le destre: propongono pareggio bilancio da 2019, altri 40 md di tagli all’anno a pensioni, ancora tagli a sanità e scuola pubblica e svalutazione lavoro». Intervenendo poi con un lungo articolo su Huffington Post, Fassina prosegue nel suo attacco contro il programma dem: «L’unico incremento significativo della spesa primaria previsto nel Def, nonostante le mazzate delle “riforme” Berlusconi-Lega prima e Monti-Fornero poi, è per le pensioni: aumentano di circa 8 miliardi all’anno. Quindi, per bloccare le uscite in termini nominali, sarebbe necessario un abbattimento di circa 40 miliardi all’anno. Un obiettivo da far rimpiangere il Governo Monti». (agg. di Niccolò Magnani)

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