RIFORMA PENSIONI 2018/ Salvini, “priorità superare Legge Fornero con la Quota 100” (ultime notizie)

Riforma Pensioni 2018: le regole per la Quota 100 e tutte le ultime notizie. Il “caso-Quota 37” e i lavoratori gravosi con benefici di uscita dal lavoro con Ape Sociale

18.06.2018 - Niccolò Magnani
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SALVINI, “PRIORITÀ SUPERARE LEGGE FORNERO CON LA QUOTA 100”

Nel giorno in cui il Ministro degli Interni ha rilanciato, con polemica scoppiata immediata, sul tema immigrazione e “censimento rom” non sono mancate le indicazioni di priorità per Salvini sul fronte pensioni: non è il Ministro del Lavoro ma da vicepremier (e leader della Lega) prova a puntellare il programma di priorità per il governo dei prossimi mesi. In una intervista a TeleLombardia, il segretario del Carroccio ha spiegato come assieme al Ministro Bonafede (Giustizia, ndr) «faremo di tutto per rendere concreti entro quest’anno le novità sulla legittima difesa, per eliminare gli sconti di pena per reati gravi come stupro e omicidio e per un intervento fiscale, a partire dalle partite Iva. La flat tax per i cittadini probabilmente partirà dall’anno fiscale successivo». Ma la vera priorità economica viene spiegata da Salvini sul lato previdenziale: «bisogna iniziare fin da subito a smontare la legge Fornero con la Quota 100, già entro il 2018». Le polemiche delle opposizioni sugli altri fronti faranno passare in secondo piano le affermazioni sulle pensioni ma sotto il profilo politico è assai importante notare come Salvini tenga ancora – come del resto anche Di Maio su altri temi – le briglie salde all’intera maggioranza, anche se direttamente non dovrebbe competergli. (agg. di Niccolò Magnani)

SONDAGGIO: 44% VUOLE QUOTA 100

In un sondaggio pubblicato da Swg per Confesercenti il 44% degli intervistati ha dichiarato di preferire la misura del governo Conte per superare la Legge Fornero che regola di fatto il sistema pensioni in Italia. Rilanciare il piano previdenziale dei prossimi decenni è una priorità non solo del Governo, di qualsiasi colore esso sia, ma dell’intero popolo italiano che teme di non arrivare ad un assegno previdenziale nei prossimi 20-30 anni. Quasi un italiano su due dunque vorrebbe il superamento della riforma messa in atto nel 2011 dall’ex ministro del Welfare del Governo Monti: «la revisione della riforma sulle pensioni rappresenta il punto più apprezzato dai lavoratori italiani, tra quelli indicati dal Governo Lega-Movimento 5 Stelle», recita il sondaggio condotto da Confesercenti. Di Maio ora dovrà cercare di “triangolare” con il ministro Tria e il Premier Conte per trovare una soluzione rapida, tempestiva ma che possa trovare coperture e fondi “solidi” e non si debba poi rimettere di nuovo tutto in discussione nella Finanziaria successiva. 

CONFSAL-UNSA CHIEDE QUOTA100

Secondo Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-Unsa (Unione Nazionale dei Sindacati Autonomi) la Quota 100 proposta dal Governo sul fronte pensioni non solo è la strada giusta ma è quella da prendere nel più breve tempo possibile. Il motivo è semplice, ovvero tutte le possibili conseguenze in termini economici e sociali che potrebbero portare la legge Fornero ancora a pessimi “ricavi” per i pensionati italiani. «Dal 1 gennaio 2019 le pensioni saranno penalizzate dell’1,5% in meno», annuncia l’Unsa, da sempre molto critica con i governi Monti prima, Letta-Renzi-Gentiloni poi. «È uno scandalo che rischia di passare sotto traccia», sottolinea ancora Battaglia mostrando il calcolo del coefficienti di trasformazione delle pensioni, effetto poco noto della legge Fornero. Di fatto, se nulla verrà variato nella legislazione corrente e vigente, i coefficienti vengono applicati al montante contributivo, ovvero a quanto versato durante la vita lavorativa, con le perdite mostrate qui sopra da Unsa. «Un lavoratore che andrà in pensione a 65 anni nel 2019 prenderà una pensione inferiore di oltre l’1% rispetto a chi ha avuto la fortuna di ritirarsi un anno prima, mentre  70enne che andrà in pensione il prossimo anno perderà quasi il 2% sul suo assegno: dai 2.943 euro del 2018 ai 2.887 del 2019», spiega Today, riportando l’invito di Unsa e Confsal al Governo Lega-M5s di “fare presto” per non perdere altro tempo utile a cambiare le norme vigenti. 

QUATTORDICESIMA, CHI RIMANE ESCLUSO?

Tutti gli importi della Quattordicesima, in arrivo a luglio per diverse categorie di lavoratori italiani, aumentano di fatto per tutti coloro che hanno un reddito non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo Pensioni. Nel dettaglio, si sta parlando di circa 9.894,69 euro: prendendo poi come riferimento le diverse precedenti fasce di anzianità contributiva per lavoratori autonomi e dipendenti, i vari importi dell’assegno pensionistico di luglio aumentano tra i 437, 546 e 655 euro. Ebbene, nei forum specifici del settore previdenziale da giorni ormai rimbalza la domanda su chi sia escluso dalla Quattordicesima pensionistica. Stando al decreto immesso nella scorsa legge di Bilancio, la misura della quattordicesima mensilità non è prevista per le pensioni che riguardano l’assegno sociale, le pensioni di guerra e l’invalidità civile. 

RIFORMA PENSIONI, LE REGOLE PER ACCEDERE ALLA QUOTA 100

È tutto un parlare di Quota 100, non solo viste le parole del viceministro Garavaglia di due giorni fa, ma visti anche gli altri impegni che il Governo gialloverde ha messo in cantiere con relative coperture economiche tutte da impostare e decidere ancora. Il Ministro Di Maio avrà un bel da fare per provare a rendere effettiva la pratica del Contratto di Governo stipulato con Salvini e la Lega anche se dalle prime dichiarazioni di queste settimane iniziali di legislatura l’intenzione di insistere sulla Quota 100 sono tutte evidenti. Occorre a questo punto far capire ai lettori e ai “pensionabili” interessati cosa è dato sapere fino ad ora delle regole di accesso alla disposizione atta da Di Maio e Salvini per superare la legge Fornero. «Uscita dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva»: per ora la Quota 100 “resta” tutta qui, con regole, accordi, coperture, cifre e conseguenze ancora tutte da scrivere. Occorre ricordarlo e ricordaselo specie nel complesso mondo di annunci e slogan che tutti i partiti “adottano” nella propria comunicazione politica.

PENSIONI QUOTA 37: L’ETÀ DELLA PRECARIETÀ

Il Corriere della Sera nella sua edizione domenicale ha pubblicato un interessante studio condotto da Antonio Firinu, dell’Università di Cagliari, e Lara Maestripieri, dell’Università Autònoma di Barcelona sul problema della precarietà: la Quota citata, altro che 100 o 41 come si tratta sul fronte pensioni, è la “37” ovvero quando è stato stimato il limite tra chi si è salvato e chi no dal “mondo precario” di oggi. «Chi ha più di 37 anni sembra essersi salvato dalla crisi e dalla precarietà. Chi invece è sotto «quota 37» ha pagato a caro prezzo le conseguenze di un’economia in difficoltà e di un mercato del lavoro sempre più flessibile. È scivolato fuori dalla zona di sicurezza, quella del contratto pieno e a tempo indeterminato. Si è infilato in una selva, spesso oscura, fatta di part time involontario, cioè non chiesto ma subìto, contratti a termine, collaborazioni e lavoretti. Ed è finito nell’area del cosiddetto marginal work», spiega il collega del CorSera nel presentare lo studio dei due esperti accademici. A guardare nei documenti dello studio promosso dalla Fondazione Feltrinelli, nel 2009 i giovani tra i 25 e i 36 anni con un contratto a tempo pieno e indeterminato erano il 40,1%. Poi però nel 2016 sono precipitati al 32,3%, mentre nello stesso momento sono aumentati quelli che non hanno scelto ma dovuto accettare un contratto meno sicuro per poter entrare nel mondo del lavoro. «La deregulation ha portato a un peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro che non è stato distribuito in maniera equa tra le generazioni», spiegano i due ricercatori concludendo il loro studio. Insomma, un problema sono le pensioni ma un altrettanto problema (collegato e ugualmente grave) è quello dell’ingresso in un mondo del lavoro tutt’altro che “sicuro”.

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