Riforma Pensioni 2018/ Cgil, “cancellare Fornero? Basta inutili annunci del Governo” (ultime notizie)

Riforma Pensioni 2018, ultime notizie sul Governo Lega-M5s: Quota 100 e taglio pensioni d’oro nel 2019? L’addio all’Ape Sociale e il “caso dei 64 anni d’età”, le novità

25.06.2018 - Niccolò Magnani
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GHISELLI, “BASTA SPOT IMPROVVISATI DEL GOVERNO”

Intervenuto a RadioArticolo 1, il segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli lancia un duro messaggio contro il Governo che in questi prime settimane di azione effettiva sarebbe stato capace solo di “inutili annunci senza vera carne messa al fuoco” sul fronte pensioni. «Il governo è passato da un’idea di cancellazione della legge Fornero, proposta in campagna elettorale, che in qualche nodo presupponeva una modifica radicale del sistema previdenziale, a semplici spot e annunci improvvisati. Dunque, non sembra ci siano le condizioni per fare una discussione su una vera riforma delle pensioni», spiega Ghiselli nell’intervista riportata dal portale sindacale Rassegna.it. Non solo, secondo la Cgil la proposta del Governo gialloverde ha uno sguardo “strabico”: «penalizza donne e giovani del Sud, a vantaggio dei maschi del Nord, che hanno una carriera previdenziale costante e requisiti di un certo tipo. Penso che un lavoratore, così come una lavoratrice, dopo 41 anni di contributi debba avere la possibilità, senza altri vincoli, di andare in pensione. Però il sistema contributivo va corretto, tenendo conto di altri elementi, altre esigenze di carattere sociale, come ad esempio chi ha carriere discontinue, che poi sono la maggioranza dei giovani». 

COMITATO OPZIONE DONNA: “BASTA SLOGAN!”

Secondo la fondatrice del Comitato Opzione Donna social – Orietta Armiliato – le dichiarazioni dei protagonisti del Governo in queste prime settimane sono solo slogan che non fanno il bene né dei cittadini né di quelle tematiche complesse che meriterebbero uno studio e un trattamento adeguato per provare a cavarci qualcosa di meglio che nel passato della gestione previdenziale italiana. «Il tema è: basta slogan, basta spot, basta perenne campagna elettorale. Oramai chi è capace di elaborare pensieri propri, ovvero ragionati e non indotti, ha capito che molti provvedimenti inseriti nel programma di Governo redatto e siglato da M5S e Lega non si realizzeranno e a dirlo è proprio colui che ha in mano i “cordoni della borsa”, ovvero il titolare del MEF Giovanni Tria», spiega l’Armiliato che sottolinea come in prima battuta la previdenza italiana necessita di «provvedimenti che apportino migliorie a quelle che sono le norme vigenti e per i quali non siano necessarie coperture economiche ingenti ma che possano comunque aiutare e migliorare la condizione previdenziale di tutti coloro che anelano alla quiescenza. Il percorso era iniziato con la stesura della piattaforma unitaria composta da capitoli che governo e sindacati, dopo un attento e lungo lavoro, avevano individuato e da lì, ora che si sono insediate le Commissioni preposte, bisogna dal mio punto di vista, ripartire».

PENSIONI D’ORO, IL RISCHIO FLAT TAX PER I TAGLI

Il governo ribadisce l’intenzione di tagliare le pensioni d’oro per aumentare le minime con le risorse risparmiate, ma potrebbe non bastare. Stando a quanto riportato da La Stampa, si risparmierebbe un miliardo, insufficiente per innalzare le pensioni minime a 780 euro a circa 500mila anziani. Il vero problema però potrebbe essere la flat tax, e quindi potrebbe verificarsi un paradosso. Se ora si riducono le pensioni d’oro del 15%, la riforma tributaria futura le aumenterebbe del 30% con uno sconto fiscale più vantaggioso per i più ricchi. L’introduzione della flat tax può quindi neutralizzare il nobile intento del governo. Il problema è che se chi guadagna di più deve pagare meno tasse, così potrebbe recuperare ciò che gli verrà tagliato dalla pensione d’oro. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, gli effetti della “dual tax”, evidenziando che chi oggi riceve un netto mensile da 5.665 euro la “dual tax” neutralizzerebbe un taglio del 24,6%. E si arriva al 27,4% per chi percepisce 9.075 euro netti. (agg. di Silvana Palazzo)

BOCCIA, “LE PENSIONI NON SONO UNA PRIORITÀ”

A margine dell’assemblea di Confindustria a Torino, il Presidente Vincenzo Boccia lancia un messaggio diretto al Governo Conte che farà discutere e non poco nelle prossime settimane. «Le pensioni sono una questione ma non possono essere la questione prioritaria del Paese», sostiene il n.1 dell’Unione degli Industriali. Il messaggio, insomma, è volto a considerare come lavoro, impese e giovani siano il vero nodo da cui partire per mettere mano a qualche riforma in questo Paese: «E’ evidente – che in questo Paese bisogna parlare di lavoro e giovani. Per farlo abbiamo bisogno da un lato di avere attenzione alle politiche per i giovani con piani di inclusione nella Pa e nel privato. E dall’altro rendere competitive le imprese italiane affinchè possano creare occasioni di lavoro strutturali». L’intervento di Boccia, resta evidente, volge alla bocciatura della proposta del Ministro Di Maio sul taglio alle pensioni d’oro per “risolvere” il problema delle minime “troppo minime”. Resta però sempre il nodo difficile da dirimere delle coperture, oltre appunto alle altre priorità (come flat tax e reddito di cittadinanza) che secondo il Governo gialloverde arrivano prima del tema Pensioni: l’invito di Boccia però potrebbe avere effetto contrario e scatenare una sorta di “lotta” a distanza fra Governo e Confindustria, che già non si “nasano” più di tanto già dall’inizio di questa legislatura.

CGIL, “NON TAGLIARE LE QUATTORDICESIME”

Anche la Cgil replica, a suo modo, all’annuncio lanciato dal Ministro sul taglio delle pensioni d’oro: in particolare, il Segretario generale della Spi-Cgil nazionale Ivan Pedretti ha ribadito la ferma importanza di non tagliare le quattordicesime dal prossimo piano previdenziale. «Leggo qua e la che il Ministro Di Maio vorrebbe aumentare le pensioni minime togliendo la quattordicesima. Non scherziamo! Mi auguro non sia vero e che si tratti solo un colpo di caldo. Non si possono togliere soldi a chi ha versato 40 anni e più di contributi. Se si vuole intervenire sulle minime che si vadano a prendere le risorse dalla fiscalità generale. Niente errori e niente passi indietro», spiega in una nota il sindacalista, prima di concludere con appello rivolto direttamente al Governo Conte. «Chiedo al Ministro di convocare quanto prima un tavolo con i sindacati dei pensionati», come del resto è prassi fare per tutti i neo-ministri del Lavoro quanto iniziano la loro legislatura. 

QUOTA 100 DAL 2019?

Riforma pensioni, il 2019 sarà un anno decisivo: se infatti la misura del Governo Conte per superare la Legge Fornero andrà in porto, la Quota 100 sarà messa in circolo già dalla Finanziaria di questo autunno, e quindi potrà avere effetto proprio dal prossimo anno previdenziale. Ma dopo la messa al bando delle pensioni d’oro – l’annuncio di Di Maio per poter finanziare le minime – e il pressante rilancio di Salvini sull’abolizione della Legge Fornero, è sempre il 2019 che ci dirà realmente cosa potrebbe accadere per il sistema Pensioni nel nostro Paese. Intanto avanza il “caso dei 64 anni”, che interseca i destini di Quota 100 e Ape sociale: secondo infatti la priorità imposta dal Governo Lega-M5s, dovrebbe essere introdotto il requisito dei 64 anni di età come “dato minimo” per poter accedere alla pensione. Con l’ovvio problema delle coperture economiche, l’ipotesi di Di Maio per poter far cassa riguarda l’addio all’Ape sociale che permette – per effetto delle riforme di Poletti e Padoan – a determinate categorie di lavoratori tra cui usuranti e disoccupati di poter uscire dal lavoro a 63 anni di età. In questo senso, fermare quest’anno l’Ape Sociale potrebbe spostare “solo” di un anno l’entrata in pensione dei lavoratori che usufruivano della misura messa in piedi dal Governo Pd e dall’altro potrebbe aiutare il “tesoretto” per finanziare la difficile e costosa Quota 100.

RIFORMA PENSIONI, DA LUGLIO ARRIVA L’APE VOLONTARIO

Mentre lo scontro su Quota e pensioni d’oro continua senza sosta tra il Governo – in particolare il Ministro Di Maio – e il Partito Democratico le scadenze previdenziali non si fermano: dal 1 luglio infatti, salvo ritardi o problemi last minute, dovrà partire l’erogazione dell’Ape volontario ed interesserà tutti i lavoratori che hanno fatto domanda entro il mese di aprile scorso. Ricordiamo che l’adeguamento arriverà solo se in possesso della certificazione Inps che attesta il possesso dei requisiti richiesti: il pagamento è disposto il primo giorno del terzo mese successivo a quello della presentazione della domanda Ape: se la domanda è stata presentata entro il 18 aprile 2018 (e hanno maturato i requisiti tra il 1 maggio 2017 e il 18 ottobre 2017) allora la banca erogherà gli arretrati a partire dal 1 maggio 2017 ma soltanto se l’interessato lavoratore prossimo alla pensione, avrà prodotto, al momento della domanda, domanda di erogazione degli arretrati. 

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