RIFORMA PENSIONI 2018 E QUOTA 100/ Di Maio: terremo conto di chi ha 41 anni di contributi (ultime notizie)

- Niccolò Magnani

Riforma Pensioni 2018 e Quota 100, ultime notizie. Di Maio: terremo conto di chi ha 41 anni di contributi. Tutte le novità e le news sui temi previdenziali

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Giovanni Tria, ministro economia - LaPresse

DI MAIO CONFERMA QUOTA 100

Luigi Di Maio conferma la volontà del Governo di arrivare a una riforma delle pensioni all’insegna di Quota 100, “tenendo ben presente chi ha maturato un’anzianità contributiva di 41 anni”. Parole, quest’ultime, pronunciate durante un’audizione alla Camera che fanno ben sperare i lavoratori precoci, che proprio da Quota 100 rischiano di restare penalizzati se resterà il vincolo dei 64 anni di età minima per l’accesso alla quiescenza. Secondo quanto riporta Radiocor, il ministro del Lavoro ha anche spiegato che resta vivo il progetto di una pensione di cittadinanza, in grado di portare tutti gli assegni a un importo di almeno 780 euro al mese. Per Di Maio resta poi importante “eliminare le pensioni di privilegio”. Per questo si vuol “intervenire su tutte le pensioni superiori a 4mila euro netti e non corrispondenti a effettive contribuzioni”. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

BRAMBILLA SU QUOTA 100 ED ESODATI

Alberto Brambilla, ai microfoni di Labitalia, ha dato un’importante indicazione in tema di riforma delle pensioni. Considerando che a parlare è la persona che segue il tema previdenza per la Lega è certamente importante la sua conferma circa il fatto che Quota 100 consentirà l’accesso alla quiescenza con “almeno 64 anni di età e 36 di contributi e con flessibilità, e ‘sconti’ sugli anni di uscita dal lavoro per le categorie dei lavoratori precoci e delle donne con figli”. Brambilla ha anche affrontato il tema della nona salvaguardia degli esodati. Infatti, ha detto che si parla di circa 6.000 persone ancora “in attesa di sistemazione dopo la riforma Fornero”. Ebbene, “ci sarà una salvaguardia anche per loro”. Una buona notizia per quanti sono in attesa della salvaguardia, sperando che alle parole seguano i fatti. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

IL CAMBIAMENTO PER L’ANZIANITÀ CONTRIBUTIVA

Con il 2019, a meno di interventi particolari di riforma delle pensioni, ci sarà un innalzamento dell’età pensionabile, con l’incremento del requisito anagrafico a 67 anni. Tuttavia miuristruzione.it ricorda che questa non sarà l’unica novità: “Se pensavate che il problema per il raggiungimento della pensione fosse l’età, vi sbagliavate, infatti dal prossimo 2019 per l’adeguamento piano pensionistico per ottenere ‘l’età pensionistica’ saranno necessari 43 anni e 3 mesi (uomini) o 42 anni e 3 mesi (donne)”. Un importante promemoria, che fa anche capire quanto diventerà difficile per i lavoratori precoci poter andare in pensione se non ci sarà il varo della Quota 41, che consentirebbe di poter accedere alla quiescenza con un’anzianità contributiva di 41 anni, indipendentemente dall’età anagrafica. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

TAJANI CRITICA IL GOVERNO: NON CI SONO I SOLDI

A Everest  2018, la manifestazione di Giovinazzo organizzata da Forza Italia, Antonio Tajani ha criticato il Governo ricordando che  “per il reddito di cittadinanza e l’abolizione della Fornero non ci sono i soldi, a meno che non vogliano toccare le pensioni delle Forze dell’ordine e affamare gli altri. Non si può fare”. Una dura accusa quella del Presidente del Parlamento europeo all’esecutivo, considerato il fatto che ha citato due delle misure principali che dovrebbero entrare nella prossima Legge di bilancio. Tajani non ha citato la flat tax, evidentemente perché si tratta di un provvedimento che Forza Italia aveva presentato in campagna elettorale insieme alla Lega, spiegando che per quanto riguarda la riforma delle pensioni non ci sarebbe stata un’abolizione tout court della Legge Fornero. Cosa che sembra impossibile anche per l’attuale esecutivo. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

M5S CONTA PIÙ DELLA LEGA?

Lucia Annunziata boccia a metà il Governo. In un intervento sul Fatto Quotidiano, la nota giornalista segnala infatti che se Luigi Di Maio e il Movimento 5 Stelle stanno provando a governare il Paese, Matteo Salvini e la Lega non ci provano nemmeno. Dal suo punto di vista “i 5 Stelle si occupano di Ilva, di corruzione, di pensioni; il leader della Lega sta solo facendo una grandissima e continua campagna elettorale su due temi cruciali quali immigrazione e sovranismo”. Seguendo questo scenario, quindi, sarebbe più importante, ai fini della riforma delle pensioni, seguire le mosse dei pentastellati piuttosto che quelle dei leghisti. Per Annunziata, infatti, Salvini ha un solo unico obiettivo: costruire una rete sovranista internazionale. Dunque i temi prettamente economici e previdenziali non rientrerebbero tra i suoi interessi principali. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

LA DIVISIONE TRA LEGA E M5S

Lega e Movimento 5 Stelle si preparano a mettere a punto una Legge di bilancio che toccherà anche il tema della riforma delle pensioni. Le due forze politiche sembrano concordi nel ritenere necessario un intervento all’insegna della Quota 100, ma a quanto pare non sarebbero invece d’accordo sul taglio delle pensioni d’oro. Come spiega firenzepost.it, infatti, il partito di Matteo Salvini non sarebbe più convinto del progetto di legge presentato alla Camera dal proprio capogruppo insieme all’omologo pentastellato. Il Carroccio sembra infatti più propenso a intervenire sugli assegni superiori ai 5.000 euro al mese nella parte non corrispondente ai contributi versati durante la propria attività lavorativa. Resta da capire, nel caso, se anche il Movimento 5 Stelle sarebbe pronto ad abbandonare la proposta presentata a Montecitorio con l’obiettivo di finanziare le pensioni di cittadinanza. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

LE PROMESSE E I NODI

Da un lato il M5s e Di Maio, dall’altro Conte e Salvini: in mezzo il Ministro Tria, sullo sfondo la Manovra economica e la necessità di tenere i conti sotto controllo per non far infuriare Bruxelles che già vede salire il debito pubblico italiano ogni giorno di più. Sulle pensioni, per questo motivo, non vi potranno essere rivoluzioni “complete”, o almeno non come annunciato in campagna elettorale, e la Quota 100 dovrà per forza di cose essere “light” in questo primo anno di Governo gialloverde. Il costo dipenderà dagli altri punti in programma, ovvero flat tax e reddito di cittadinanza, con la sensazione che il Governo tramite Tria voglia accontentare tutti: il vero rischio adesso è che la riforma del meccanismo porti con sé conseguenze non particolarmente positive per le casse previdenziali private, come denunciato fa da Anedda (presidente della Cassa di Previdenza dei Dottori Commercialisti CNPADC) al Forum Ambrosetti di Cernobbio lo stesso dove sono intervenuti anche Conte e il Ministro Tria.

QUI LA CRONACA DELLA GIORNATA DI IERI

RIFORMA PENSIONI, TRIA: “MANOVRA EQUILIBRATA”

«E’ inutile cercare 3 miliardi in più di deficit se poi ne perdiamo altrettanti sul mercato con il rialzo dei tassi sui titoli pubblici»: così ha esordito ieri il Ministro dell’Economia al Forum di Cernobbio, spiegando nel dettaglio non tanto i “contenuti” della riforma Pensioni e delle altre inserite nella prossima Legge di Bilancio ma il “criterio” e il “metodo” che il Governo prenderà in carico nei prossimi mesi. L’obiettivo è una «manovra equilibrata che non punta a far partire una riforma forte senza le altre, perchè sarebbe una manovra squilibrata che non considera che tutte le parti – rafforzamento stabilità sociale, l’avvio della riforma fiscale e lancio del grande piano di investimento – si tengono e non tutto si può fare subito”. Insomma, come già dicevano Salvini e Conte nei giorni scorsi, le riforme – tutte – saranno realizzate con «gradualità» in modo da soddisfare i vincoli Ue e gli stessi mercati oltre che l’elettorato. Conclude Tria: «Le riforme annunciate dal governo hanno una prospettiva di legislatura. Quindi partiranno gradualmente, partiranno più o meno tutte con una prima fase, con un equilibrio che non è di tipo politico, accontentare un pezzo o un altro, ma un equilibrio che dipende dalla strategia di politica economica, perchè una riforma si regge anche sull’altra».

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