RIFORMA PENSIONI 2018/ Salvini: Quota 100 a 62 anni e Quota 41,5. Il nodo dei costi (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni e Quota 100, ultime notizie. Salvini la vuole a 62 anni e lancia Quota 41,5. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 12 settembre

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SALVINI: QUOTA 100 A 62 ANNI 

La novità del giorno in tema di riforma delle pensioni è rappresentata dalle parole di Matteo Salvini su Quota 100. A Porta a Porta, infatti, il vicepremier ha detto di essere favorevole alla misura, ma di voler far sì che il paletto minimo sull’età necessaria al pensionamento venga fissato non sopra i 62 anni. Inoltre, il leader della Lega ha rilanciato l’idea di una Quota 41, anche se vedrebbe a 41 anni e 6 mesi il requisito contributivo necessario per accedere alla pensione indipendentemente dall’età anagrafica. Secondo i calcoli di Stefano Patriarca, citati da Repubblica, le misure paventate da Salvini interesserebbero una platea di poco meno di 700.000 persone e avrebbero un costo di circa 13 miliardi, che scenderebbero a 9 al netto delle imposte. Una cifra che sarebbe in ogni caso più alta dei 5 miliardi che si ipotizzano per il capitolo previdenza nella Legge di bilancio.

LA PROPOSTA DI FRATELLI D’ITALIA

Fratelli d’Italia ha presentato alla Camera la proposta di legge riguardante l’agevolazione fiscale per i pensionati stranieri dei paesi Ue che vorranno stabilire la loro residenza in quattro regioni italiane: Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa, ha chiarito che questa misura è compatibile con la proposta della Lega di creare delle zone di tassazione speciale per i pensionati italiani che decidano di stabilirsi in alcune aree del Sud a rischio di spopolamento. Questa proposta, secondo l’estensore Adolfo Urso, è di immediata applicazione e quindi potrebbe facilmente essere approvata. Giorgia Meloni ha spiegato che l’idea di fondo è quella di cercare di replicare il successo del modello portoghese, che “ha attratto 80 mila persone alzando il Pil dell’1,2%”. Vedremo se la maggioranza appoggerà questa proposta.

TRIA: LEGGE FORNERO VA CORRETTA

Giovanni Tria oggi è intervenuto sul tema della riforma delle pensioni. Secondo quanto riporta Mf-Dow Jones, il ministro dell’Economia ha infatti spiegato che è necessario pensare a una correzione della Legge Fornero, in quanto non consente un turnover nella forza lavoro che è importante anche per le imprese. Partecipando alla Summer School di Confartigianato, Tria ha quindi evidenziato che la necessità di avere nuove competenze nelle aziende rende importante il ricambio generazionale. Tuttavia le sue parole sono all’insegna di una “correzione” e non di un’abolizione della Legge Fornero come ipotizzato, per esempio, dalla Lega. Resta quindi da capire in quale specifico provvedimento si tradurrà quanto il ministro ha messo in luce. La Quota 100 con un paletto a 64 anni di età, per esempio, potrebbe non bastare a far partire un turnover nelle imprese.

BRAMBILLA CONTRO PENSIONI DI CITTADINANZA

Oggi si è tenuto un vertice della Lega per fare il punto in vista della Legge di bilancio. In una nota è stato spiegato che per il partito di Matteo Salvini “le priorità sono: diritto alla pensione e lavoro per centinaia di migliaia di persone, pace fiscale e chiusura con Equitalia, flat tax”. Non sembra piacere, invece, l’ipotesi delle pensioni di cittadinanza. Alberto Brambilla, che ha curato la parte previdenziale del programma della Lega, ha infatti detto che “dare 780 euro ai pensionati al minimo comporta una spesa non indifferente, e sinceramente non mi pare il caso di destinare tutti questi soldi a persone che non hanno versato i contributi. Se ho soldi, li do al lavoro, perché è con il lavoro che sostengo le pensioni”. “Fare le pensioni di cittadinanza in queste condizioni sarebbe una follia”, sono altre dichiarazioni dell’ex sottosegretario al Welfare riportate dall’Huffington Post.

LA NOVITÀ OLTRE QUOTA 100

Sembra esserci una novità sul fronte della riforma delle pensioni, che va al di là della Quota 100 di cui tanto si parla in questi giorni. Il Corriere della Sera spiega infatti che Fratelli d’Italia presenterà oggi una proposta di legge per far sì che ci sia un forte sconto fiscale per gli stranieri che decideranno di prendere la residenza in alcune regione del Sud Italia. Nello specifico, si tratterebbe di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Secondo il quotidiano milanese, i beneficiari potrebbero essere sottoposti a un’imposta forfettaria di 6.000 euro indipendentemente dal loro effettivo reddito. Di fatto verrebbe quindi ripreso il modello portoghese e non vi sarebbero quindi benefici diretti per i pensionati italiani. Un qualcosa di diverso, quindi, da quanto ipotizzato da Matteo Salvini nelle scorse settimane, quando ha lanciato l’idea di aree con agevolazioni fiscali per tutti i pensionati, italiani compresi.

QUOTA 100 NON RISOLVE IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

Si continua a parlare della riforma delle pensioni che potrebbe entrare nella Legge di bilancio, con un riferimento particolare alla Quota 100. Meno si parla invece del problema degli esodati ancora esclusi dai provvedimenti di salvaguardia. Si tratta di circa 6.000 persone che dopo la Legge Fornero si sono ritrovate senza lavoro e più lontani dalla pensione. Elide Alboni, sulla pagina Facebook del Comitato esodati licenziati e cessati, ha quindi scritto: “Come può la politica, mentre ogni gg si profonde in tutto ed il contrario , neppure citare da giorni il dramma dei drammi? Una qualsasi Quota 100 non risolve (per sicurezza sociale art.38 Costituzione) il tema prioritario da risolvere! Stiamo parlando degli Esodati antefornero, dell’ultimo piccolo contingente di circa 6000 persone massacrate da inique diseguaglianze di data sul requisito nell’ottavo provvedimento di salvaguardia!”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI BRAMBILLA

Oltre a parlare di Quota 100, specificando che ci sarà il paletto dei 64 anni di età per poter accedere alla pensione, Alberto Brambilla ha spiegato a Labitalia che si sta studiando la sostituzione dell’Ape social “per tutti i lavoratori, con un Fondo esuberi, sulla scia di quanto già sperimentato con successo ad esempio dalla categoria dei bancari”. L’ex sottosegretario al Welfare ha specificato che  “le regole di accesso sarebbero le stesse dell’Ape social (lavoratori con problemi fisici, che hanno in carico familiari con handicap, ecc.), ma anziché far decidere all’Inps sulla base di procedure burocratiche chi ha diritto all’anticipo e chi no, noi vogliamo spostare la facoltà di decidere a livello aziendale, tramite una concertazione tra azienda e sindacati”. Brambilla ha aggiunto che “è in azienda che si conoscono bene le persone e i singoli casi ed è comune interesse delle parti, sistemare situazioni in cui a rimetterci è sia il datore sia il lavoratore”.

Inoltre, il Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari previdenziali ha chiarito che “tecnicamente in pensione si andrà al compimento dell’età prevista dai requisiti vigenti”. Di fatto, quindi, si avrebbe una sorta di Ape social, a spese però delle aziende e dei lavoratori, visto che è dai loro contributi che arriveranno le risorse per questa tipologia di Fondo esuberi. Secondo Brambilla, questa soluzione, combinata con Quota 100, “risolviamo il 90% dei problemi delle persone”. Resta da capire se questa sarà la posizione ufficiale del Governo in vista della Legge di bilancio.

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