RIFORMA PENSIONI 2018/ Quota 41 e Opzione donna, da Di Maio nuove promesse (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni 2018, ultime notizie. Quota 41 e Opzione donna, da Di Maio nuove promesse. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 29 settembre

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DI MAIO SU QUOTA 41 E OPZIONE DONNA

Luigi Di Maio cerca di dare rassicurazioni su quello che farà il Governo in tema di riforma delle pensioni. Parlando in Campidoglio, secondo quanto riporta Repubblica, il vicepremier ha voluto evidenziare di non aver mai detto “che non verrà rifinanziata opzione donna. E per quota 41 il 2019 sarà l’anno per risolvere anche questo problema”. Dunque il ministro del Lavoro lancia un messaggio importante per capire quelli che saranno gli effettivi interventi dell’esecutivo in materia previdenziale, assicurando che “lavoreremo con tutti”. Non c’è però alcuna altra indicazione specifica, nemmeno su Quota 100 che potrebbe avere, stando ad alcune indiscrezioni, un doppio paletto sia relativo all’età (62 anni) che all’anzianità contributiva (38 anni). Servirà attendere fino alla Legge di bilancio per capirne qualcosa di più.

APPELLO ESODATI A M5S

Dopo l’approvazione della Nota di aggiornamento del Def, si è parlato molto delle ipotesi di intervento di riforma delle pensioni che potrebbero entrare nella manovra con un deficit/Pil al 2,4%. Sembra che ci sarà Quota 100, forse Quota 41 e un blocco dell’aspettativa di vita, ma oltre al destino di Opzione donna non si sa cosa accadrà agli esodati ante-Fornero ancora in attesa di una salvaguardia. Per questo Elide Alboni, dal Comitato esodati licenziati e cessati, si rivolge ad alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle chiedendo un rapido intervento. “Gent.mi Claudio Cominardi, Enrica Segneri, Nunzia Catalfo: voi per il ministro Di Maio dopo l’esultanza del Def, date risposte concrete a queste persone che dopo 7 anni non ne possono più di subire tanta ansia e iniqua diseguaglianza!”, sono le sue parole in un post sulla Facebook del Comitato.

DELRIO CONTRO AUMENTO SPESA PREVIDENZIALE

Graziano Delrio non ha un parere positivo del Def approvato dal Governo, anche per quanto si profila all’orizzonte in termine di riforma delle pensioni. “Non va l’aumento della spesa corrente per misure sulle pensioni e per il reddito di cittadinanza. Quando uno Stato decide di togliersi dalla via maestra che è quella di creare lavoro e investimenti, in realtà sta scaricando il peso sulle nuove generazioni”, ha detto infatti l’ex ministro a Repubblica. “Si tratta di misure che aumentano la spese corrente scaricandone i costi sulle nuove generazioni. In fondo la riforma Fornero fu fatta perché qualcuno era stato troppo allegro nel concedere le pensioni prima”, aveva invece detto ieri secondo quanto riportato dal sito del Fatto Quotidiano, a margine della presentazione di un libro sulla Lega.

CALDEROLI CONTRO BOERI: SI DIMETTA

Le critiche di Tito Boeri alla Nota di aggiornamento del Def approvata dal Governo e alle ipotesi di riforma delle pensioni dell’esecutivo non sono passate inosservate. “Ormai è evidente che Tito Boeri non può continuare a essere il presidente Inps avendo una linea opposta a quella del Governo”, dice Roberto Calderoli, facendo notare che le sue dichiarazioni sulla Nadef “confermano la sua incompatibilità con le scelte politiche di un Governo che non è stato nominato ma votato dai cittadini”. L’ex ministro, stando a quanto riporta l’agenzia Dire, ricorda quindi le critiche all’operato dell’esecutivo che sono arrivate da Boeri negli ultimi mesi e sottolinea che è “evidente che non può fare l’opposizione da presidente Inps, per cui Boeri non aspetti la fine del suo mandato, nel febbraio 2019, ma si dimetta ora, subito. E poi continui pure a fare politica, ma nel Pd, non facendosi pagare lo stipendio da presidente Inps”.

RIFORMA PENSIONI, LA PRUDENZA DEI SINDACATI

Il Governo ha deciso che il deficit/Pil per il 2019 sarà del 2,4%. In questo modo ci saranno più risorse per gli interventi da inserire nella Legge di bilancio, tra cui la riforma delle pensioni. A quanto pare per le pensioni di cittadinanza ci vorranno circa 10 miliardi, mentre altri 7 saranno messi sul piatto per la Quota 100, a partire dai 62 anni. Non è chiaro se ci vorranno comunque almeno 36 anni di contributi per andare in pensione. Altrettanto non chiaro è se ci sarà o meno la Quota 41 o la Quota 41,5, come pure la proroga di Opzione donna o una nona salvaguardia degli esodati. Non a caso i sindacati per il momento sembrano essere prudenti. Carmelo Barbagallo, pur accogliendo con favore la volontà del Governo di non seguire la via dell’austerità, sospende il giudizio in attesa di conoscere i dettagli degli interventi, anche per quel che riguarda l’occupazione e le tasse.

Sulle pensioni Gianna Fracassi, Segretaria Confederale della Cgil, ai microfoni di RadioArticolo1 consiglia prudenza, “perché si parla della possibilità di uscita anticipata, ma bisogna vedere le penalizzazioni, che sembrano addirittura più alte rispetto alle misure già esistenti. Poi bisogna ricordare che un intervento di questo tipo ha un costo molto, molto elevato e non basteranno certo le risorse che sono state collocate, tant’è che lì si parla di aggiustamenti e correzioni”. Annamaria Furlan, infine, ha fatto sapere che attende di poter leggere il testo del Def prima di dare giudizi, perché per la Cisl “pochi decimali in più o in meno nel rapporto deficit/Pil sono utili se servono a far ripartire il Pil, cioè la crescita e l’occupazione nel nostro Paese”.

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