REDDITO DI CITTADINANZA/ Arrivano i navigator, ma riusciranno a trovare lavoro?

- Francesco Pastore

La selezione dei navigator da parte di Anpal è quasi fatta. Ma c’è il rischio che non bastino a far trovare lavoro a chi percepisce il Rdc

Centri per l'impiego
Lapresse

La selezione dei navigator da parte di Anpal è quasi fatta, secondo i piani ultra rapidi del Governo. Questa velocità è stata possibile poiché si tratterà di assistenti tecnici agli operatori dei Centri per l’impiego, da assumere con contratti a progetto a circa 1.700 euro al mese per un paio d’anni. Servono per avviare il meccanismo del reddito di cittadinanza, ma non ancora per portarlo a regime.

A queste 3.000 partite Iva faranno seguito con tempi più lunghi altri 3.000 operatori assunti dalle Regioni, con regolare concorso, più i 4.000 previsti dalla Legge di bilancio della fine dell’anno scorso. Poi ci dovrebbero essere le regolarizzazioni di 1.600 precari. Nel complesso dovrebbero essere circa 11.600 unità da sommare agli attuali operatori, circa 7.000. Il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, spera che questo esercito di poco meno di 20.000 unità basti a fare arrivare il reddito di cittadinanza pienamente a regime.

L’altro elemento è la piattaforma digitale che dovrebbe far incontrare domanda e offerta di lavoro con l’aiuto, si spera sapiente, dei navigator e del nuovo personale qualificato. La scarsa competenza degli attuali dipendenti dei Centri per l’impiego, almeno la maggioranza, dovrebbe appunto essere superata dai nuovi assunti che potrebbero essere formati per manovrare la piattaforma e aiutare i percettori del reddito di cittadinanza a trovare il lavoro, magari in altra regione rispetto a quella di residenza.

Secondo un Rapporto Anpal del 2017, gli attuali dipendenti dei Centri per l’impiego sono per il 70% non laureati e i laureati non hanno competenze specifiche né sul mercato del lavoro, né sulle piattaforme digitali. Ecco perché era importante assumere nuovo personale. Bisognerà verificare se c’era sul mercato del lavoro personale con competenze di base adeguate per essere formate come navigator professionali. Qualcuno giura che ci siano ed è un bene che i Centri per l’impiego li assumano. Però, il risultato sarà verificabile solo fra qualche mese o anno.

Resta l’ultimo tassello, quello della cultura delle imprese e degli scarsi posti di lavoro, perché la piattaforma funzioni davvero. La piattaforma dovrebbe essere usata prima di tutto dalla domanda. Persone che si offrono su diverse piattaforme già esistenti ce ne sono tante. Il problema è che le imprese non usano le piattaforme per riempire le loro vacancies in Italia. Molte imprese usano le assunzioni come merce di scambio per fare favori, magari al mondo della politica o ad altre imprese o soggetti istituzionali, per ottenere qualcosa in cambio. Sarà difficile convincerle che quelle assunzioni non sono soddisfacenti e che è meglio assumere tramite la piattaforma. Bisogna che le imprese accettino che gli algoritmi per fare il matching fra la composizione della domanda e dell’offerta di lavoro siano preferibili ai rapporti informali che attualmente la fanno da padrone come strumento di matching fra domanda e offerta di lavoro in Italia.

È una questione anche culturale. Negli Stati Uniti e nei paesi anglosassoni in genere, le imprese si affidano alle lettere di raccomandazione, rigorosamente chiuse dei docenti universitari e dei managers precedenti del lavoratore, i cosiddetti old boys, per selezionare i loro dipendenti. Nel caso di lavori meno qualificati, si affidano alle piattaforme come quella dello Stato del Mississipi inventata dall’attuale Presidente dell’Anpal, Mimmo Parisi.

Perciò i navigator sono importanti nel Mississipi. Insegnano ai lavoratori a pescare il pesce che di sicuro c’è nella vasca. Una volta si diceva che bisogna insegnare a pescare ai disoccupati. Parisi ha pensato di insegnare a pescare ai navigator che lo faranno per conto dei disoccupati. Il presupposto, però, è che ci sia il pesce nella vasca, altrimenti le skills della pesca online conteranno poco. Oltre a formare i navigator bisogna formare le imprese e convincerle che un lavoratore trovato con gli algoritmi sia più bravo, a lungo andare, di uno pescato fra parenti e amici. E che questo guadagno di produttività sia superiore al guadagno “nepotistico” che deriva dall’accontentare un amico politico o altro personaggio influente, assumendo un suo raccomandato.

È questa la bottom line del reddito di cittadinanza. È una questione di differenze culturali. Il reddito di cittadinanza funziona in paesi nei quali le assunzioni avvengono non tramite l’intermediazione informale di parenti e amici, ma attraverso quella formale e anonima dell’intermediario elettronico, vale a dire il Centro per l’impiego digitale. Era prevedibile, poiché ogni esperienza presa a prestito da altri paesi si scontra con le differenze culturali.

Però non bisogna essere pessimisti. Nel breve periodo, la vasca potrebbe essere vuota, ma a lungo andare potrebbe anche riempirsi. Forse occorrono anche incentivi alle imprese. Gli incentivi possono consistere anche in servizi accessori forniti da Centri per l’impiego efficienti ed evoluti. Ad esempio, se il personale proveniente dai Centri per l’impiego fosse veramente selezionato bene attraverso un processo di certificazione delle competenze e di formazione professionale ad hoc, magari con tirocini in azienda, forse le imprese potrebbero preferire le assunzioni attraverso la piattaforma, ma occorrono questi servizi accessori. Saranno in grado i navigator di fornirli?

I Centri per l’impiego funzionano quando ci sono anche politiche attive per l’impiego funzionanti. E quando i navigator oltre a saper pescare forniranno servizi moderni di collocamento e di formazione professionale.

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