LEGGE ELETTORALE/ Il giurista: la baruffa Pd-Renzi nasconde il nodo presidenzialismo

- int. Stelio Mangiameli

Sulla legge elettorale Renzi fa marcia indietro e chiede un sistema maggioritario. Ma il modello proposto richiederebbe una riforma costituzionale

zingaretti
Matteo Renzi e Nicola Zingaretti (LaPresse)

In piena emergenza economica e sanitaria, ci mancava la baruffa elettorale. È bastato che la conferenza dei capigruppo di Montecitorio incardinasse nell’Aula della Camera lunedì 27 luglio alle ore 10 la discussione sulla legge, che prevede la soppressione dei collegi uninominali, un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5% e diritto di tribuna, per far salire la fibrillazione tra Partito democratico e Italia Viva. Renzi si è rimangiato la parola sul “Germanicum” votato cinque mesi fa: “La priorità della politica deve essere la crescita, non la legge elettorale. Se vogliono mettere mano alla legge elettorale, per noi di Italia Viva il messaggio è molto chiaro: si faccia una legge maggioritaria, in modo che la sera delle elezioni si sappia chi ha vinto”. A stretto giro la risposta di Emanuele Fiano, relatore Pd del testo di riforma della legge elettorale in discussione alla Camera. “Questo Governo esiste anche perché c’è un accordo: taglio dei parlamentari e nuova legge elettorale a garanzia della dialettica democratica. Il taglio dei parlamentari si è votato, la legge elettorale no. Ne abbiamo già discusso per cinque mesi e Italia Viva ha proposto e sottoscritto l’attuale testo. Ora votiamolo in fretta”. Che cosa succederà adesso? Reggerà l’accordo sul “Germanicum”? Lo abbiamo chiesto al professor Stelio Mangiameli, ordinario di diritto costituzionale nell’Università di Teramo.

Perché il Partito democratico ha rotto gli indugi e si torna a parlare di legge elettorale proprio adesso che incombono problemi ben più gravi?

Siamo a luglio, la temperatura sale e la politica entra in sofferenza, proprio come lo scorso anno, quando al Consiglio del 4 luglio entrò in discussione l’autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Tutti sappiamo come andò a finire: niente autonomia e crisi di governo con la formazione di un nuovo governo. Da allora molto è accaduto, il Paese è stato tenuto nella morsa del Covid-19 e ora che le persone stanno tornando a respirare si affacciano le contraddizioni e le aporie di questa maggioranza.

Su quali punti?

Gli argomenti non mancano: dalla politica estera, con l’alleanza con la Cina, a quella europea, con i fondi del Mes, a quella interna, dove al referendum costituzionale, alle elezioni regionali e al decreto semplificazione che non decolla, si aggiunge ora il tema della legge elettorale. Ma non è detto che quest’ultimo tema abbia il sopravvento e che si portino i cittadini a votare, anche se sarebbe proprio necessario.

C’è anche il timore che la maggioranza non possa reggere fino a settembre?

Previsioni non si possono fare, il legame di coalizione di questa maggioranza è il più assurdo che si sia mai visto nella storia repubblicana, eppure ha retto, perché il M5s è riuscito a non mollare il governo, Conte ha mantenuto la posizione di presidente del Consiglio e il Pd è uscito dall’angolino in cui lo avevano cacciato gli elettori dopo le elezioni del 2018. In fondo hanno avuto tutti ragione: il M5s ha ripreso un po’ di quota dopo la bastonata delle elezioni europee, Conte vanta una popolarità nei sondaggi considerevole e il Pd è riuscito a riprendersi superando di nuovo il 20%.

Zingaretti in un’intervista alla Stampa ha dichiarato: “riforma elettorale o regaliamo l’Italia a Salvini”. Sta per nascere l’ennesima legge elettorale su misura di chi è al potere?

L’antisalvinismo ha preso il posto dell’antiberlusconismo. Pensare di approvare una legge elettorale contro qualcuno è, prima ancora che un errore politico, un errore mediatico, soprattutto per una forza che, alla fine, non ha toccato le leggi volute da Salvini, ma le ha adoperate.

L’accordo nella maggioranza è sempre sul proporzionale con sbarramento al 5% e diritto di tribuna? In sospeso era rimasto il nodo listini/preferenze. Che lei sappia, è stato superato?

La legge elettorale è come la tela di Penelope: si tesse di giorno e si scioglie di notte. I nodi sono tanti e di fatto ruotano su un punto che pochi hanno il coraggio di dire apertamente. I governi sono retti da maggioranze fittizie ottenuti con i diversi meccanismi elettorali, che sono abbastanza in frode degli elettori. Queste maggioranze sono minoranze nel corpo elettorale.

È un fenomeno solo italiano?

No, ma in Italia è vissuto con una grande ipocrisia. Chi forma una maggioranza assoluta in Parlamento dovrebbe governare con grande prudenza, sapendo che la maggioranza degli italiani non lo ha votato; e, invece, dimentiche di questa circostanza, le forze politiche di maggioranza si credono investite di una legittimazione assoluta. Tant’è che tutte tendono a modificare di continuo, e da sole, tanto la Costituzione, quanto la legge elettorale. Con la formula che lei ha indicato si correrebbe il rischio di fare la maggioranza di governo con i deputati e i senatori espressione di questo non ben precisato “diritto di tribuna”, e cioè proprio con coloro che – per definizione – non dovrebbero fare parte di alcuna maggioranza.

Italia Viva aveva dato il suo assenso al “Germanicum”, ora sembra aver cambiato idea, come ha fatto sapere Marco Di Maio, capogruppo in Commissione Affari Costituzionali: “Siamo pronti a parlare di legge elettorale, e per noi di Italia Viva il modello da cui ripartire è quello per l’elezione dei sindaci”. È un modello esportabile a livello nazionale? E quali altre forze politiche potrebbero appoggiare un sistema elettorale simile a quello delle elezioni amministrative?

No, non è esportabile automaticamente e richiederebbe una riforma costituzionale. Quando fu fatta per le Regioni senza cambiare la Costituzione, il cosiddetto Tatarellum, fu un disastro. Mi domando perché non si apra una discussione seria sul presidenzialismo. A questo punto, sarebbe un tema comprensibile, rispetto all’idea di un Superpresidente del Consiglio e a un debole Presidente della Repubblica. Molte forze potrebbero convergere senza problema. Il presidenzialismo in Italia non è un tabù e si potrebbe parlare in modo franco anche di pesi e contrappesi, check and balance, in modo che si possa realizzare un equilibrio democratico accettabile e una governabilità accettabile.

(Marco Biscella)

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