LETTERA/ “Referendum giustizia, ho firmato perché chi si crede perfetto non mi piace”

- Stefano Dondi

C’è bisogno di un segnale forte da parte del popolo contro lo strapotere della magistratura. Ecco perché sostenere il referendum di Lega e radicali

Come si vota ballottaggio Elezioni Comunali 2020
LaPresse

Gentile direttore,
ebbene sì, ho firmato per il referendum proposto dai Radicali e dalla Lega sulla “Giustiziagiusta”. Qualcuno potrebbe obiettare che il fatto che abbia firmato non interessa al “mondo virtuale”, ma ci sono momenti in cui i convincimenti personali dovrebbero essere resi pubblici almeno come offerta di riflessione, magari anche come semplice messaggio chiuso in una bottiglia e lanciato nel mare delle opinioni.

Da cittadino, non da esperto o cattedratico, semplicemente come cittadino che ha a cuore il bene comune e che non è mai stato radicale né tantomeno leghista.

La mia è quella generazione cresciuta con i telefilm americani in bianco e nero di Perry Mason, che ancora oggi si appassiona nella lettura dei legal thriller e pensa che “l’innocente” e “la verità” trionfino sempre, ma il passare del tempo e le vicende della giustizia/politica (Mani pulite in primis) hanno introdotto un fattore di realtà terra-terra nel mondo perfetto immaginato.

Comprendo benissimo le implicazioni politiche inevitabili fra la riforma Cartabia e l’eventuale referendum in oggetto, ma credo che occorra un segnale forte, dalla base del Paese, verso quel “potere” che a tutti gli effetti è diventato egemone ed in molti casi strumento di lotta politica.

Piccolo segnale come una firma? Forse. Anche il voto è un piccolo segno su un foglio, ma non inutile se è l’esito di un percorso di approfondimento, di giudizio e consapevolezza.
D’altronde è così strano che si chieda una responsabilità diretta del magistrato, dei suoi errori e non che risponda genericamente “lo Stato”? Oppure che non ci sia commistione di carriere fra funzioni giudicanti o requirenti, cioè passare da Pm a giudice? Non è ragionevole che il magistrato scelga ad inizio carriera una delle due?

Per non parlare poi della custodia cautelare. Qui parliamo di libertà. Delicatissimo tema. Ciò di cui abbiamo più caro come persona, come individuo. “La custodia cautelare è una misura coercitiva con la quale un indagato viene privato della propria libertà nonostante non sia stato ancora riconosciuto colpevole di alcun reato”. Un uso non generalizzato e coercitivo della “reiterazione del reato” non è forse più giusto?

Lasciamo perdere per un attimo la ribalta della grande politica, ma avete mai parlato con quei sindaci e amministratori delle città e dei paesi che svolgono la loro opera dopo il lavoro, impegnando energie e tempo per i loro cittadini, di cosa vuol dire amministrare? Avete mai domandato cosa pensano della legge Severino? Nella maggioranza dei casi in cui la legge è stata applicata contro sindaci e amministratori locali, il pubblico ufficiale è stato sospeso, costretto alle dimissioni, o comunque danneggiato, e poi è stato assolto perché risultato innocente.

Se poi parliamo di Csm credo che ciascuno di noi, avulso dal diritto pubblico, abbia iniziato a comprendere che forse un poco di correnti condizionanti (non sto parlando di aria) esistono e che riportare all’origine la candidabilità di ogni singolo magistrato sia il meno peggio.

Non sono mai stato un sostenitore dei referendum, anche perché come cattolico avendone affrontati e subìti non mi hanno mai particolarmente entusiasmato e quindi la decisione di firmare è giunta non senza dubbi di opportunità ed efficacia.

Lasciatemi illudere per un attimo che possa servire, lasciatemi pensare che quei valori scritti nella Costituzione del nostro paese siano la stella polare dell’azione politica, lasciatemi sperare che la giustizia terrena almeno per approssimazione sia “giusta” e non “diointerra”.

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