LETTURE/ Carrón: il cristianesimo si comunica per una invidia buona

- int. Julián Carrón

Anticipazione da un volume di M. Leonardi, di prossima uscita, sulle religioni in Italia. Del cristianesimo parla don Julián Carrón, presidente di Cl

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Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1601), particolare
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(In libreria dal 12 maggio ma acquistabile già da ora su Amazon, Le religioni spiegate ai giovani (Diarkos Edizioni) di Mauro Leonardi presenta con un linguaggio divulgativo ma rigoroso i principali culti presenti attualmente in Italia. Per ciascuno di essi Leonardi ha incontrato dei testimoni che hanno raccontato la propria vita quotidiana di credenti. Per il cattolicesimo i testimoni sono stati due: don Julián Carrón e Chiara Giaccardi. In esclusiva per ilsussidiario.net, un’anticipazione dell’intervista al presidente della Fraternità di Comunione e liberazione.)

Per i giovani associare il potere, il successo e la ricchezza al Cristianesimo è disastroso. L’incontro con “la carne di Cristo” deve avvenire per forza anche in “strutture” cristiane? Ci devono essere scuole cristiane, palestre cristiane, vacanze cristiane, ospedali cristiani? Qualcuno insinua che il riconoscimento del Cristianesimo da parte di Costantino prima e di Teodosio poi ebbe come risultato non quello di cristianizzare il mondo, ma di mondanizzare il Cristianesimo: i giovani cristiani come devono vivere il loro Cristianesimo, per esempio, in una scuola pubblica e laica?

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Per incontrare la carne di Cristo non è necessario che le strutture siano cristiane. Il Cristianesimo non si è diffuso grazie a strutture cristiane. Nei primi secoli le strutture cristiane non c’erano e la Chiesa non è mai stata tanto missionaria come allora. Il Cristianesimo si diffonde per la novità di vita della «creatura nuova», direbbe san Paolo (cfr. 2 Cor 5,17). Essa si manifestava attraverso dei singoli, che poi generavano delle comunità vive. Spesso faccio riferimento a un gruppo di famiglie che vivono insieme vicino a Milano. Per circostanze, nel tempo hanno stabilito delle relazioni con altre dieci-quindici coppie della zona che non avevano alcuna intenzione di sposarsi: avevano visto il disastro di tante famiglie, a volte proprio di quelle da cui provenivano, ed erano perciò cresciuti con la convinzione che il matrimonio non potesse durare e che quindi non valesse la pena sposarsi. È accaduto che, senza mettere a tema il matrimonio cristiano, quelle giovani coppie hanno, poco per volta, preso la decisione di sposarsi in chiesa. Perché lo hanno fatto? Per una invidia buona. Il Cristianesimo si comunica così. Loro non avevano un’ideologia contraria al matrimonio: semplicemente erano convinti che non potesse durare. Ma la frequentazione di quelle famiglie ha introdotto una novità, ha sconvolto le loro “certezze”, li ha sfidati. Non è stata appena la dottrina sul matrimonio a farli cambiare, ma l’accadere pieno di fascino, davanti ai loro occhi, di ciò che pensavano fosse impossibile. Nella vita di quelle famiglie amiche la dottrina era diventata carne. E così hanno deciso di sposarsi in chiesa. Non si volevano perdere la possibilità di sperimentare quella bellezza. Questo può capitare a Milano come in Kazakistan.

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Ovunque si può essere attratti al Cristianesimo, in situazioni completamente diverse. Tante volte ci si può allontanare da una comunità cristiana perché si è convinti che sia superflua, che se ne possa fare a meno: poi la vita mette alle strette, e allora, magari, persone che se ne erano andate ritornano. Perché? Perché hanno una profonda nostalgia di quel luogo, pur pieno di limiti, che è una comunità cristiana; si accorgono che non possono vivere senza quel luogo, per la documentazione visibile in esso di una speranza all’opera, di una rigenerazione umana sempre possibile. Quindi le sfide del vivere, paradossalmente, possono diventare utili per riscoprire ciò che pensavamo già di sapere, ma di cui in realtà non avevamo ancora gustato appieno il sapore. Per quanto tempo abbiamo parlato del Cristianesimo in modo ripetitivo, formalistico, astratto, senza fare una proposta che coinvolgesse tutto noi stessi – la nostra ragione, la nostra libertà, la nostra affettività? Il Cristianesimo si comunica solo quando si sperimenta nella propria vita il fascino esistenziale della fede. Se non avviene questo, non si genera l’attrattiva, perché la carne di Cristo è raggiungibile oggi solo attraverso l’umanità cambiata dei cristiani. Senza questa carne, il Cristianesimo si riduce a un’etica, a una dottrina, ad alcune forme, alcune abitudini, tutte cose che, da sole, non sono in grado di mettere radici durevoli nella persona.

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