LETTURE/ Guardare il Covid con gli occhi di Lucrezio e Sofocle

- Marco Ricucci

“La peste ad Atene” (Scholè, Morcelliana 2020) mette a disposizione un’accurata selezione di passi antologici relativi alla peste nell’antichità

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Altare di Pergamo, Atena contro il gigante Alcioneo (IV sec.)

“Non erano passati ancora molti giorni dall’invasione che cominciò a diffondersi tra gli Ateniesi la peste. La tradizione conservava sì il ricordo di altre epidemie scoppiate in tempi precedenti e in diverse località, come a Lemno e altrove: ma, in nessun luogo, a memoria d’uomo, si ricordava una peste così violenta con tanta perdita di vite umane. I medici, nei primi tempi, data la loro inesperienza del male, erano impotenti a curarlo, anzi morivano più facilmente per i continui contatti con gli infermi”.

Così si apre una delle più celebri descrizioni della peste, quelle che Gian Enrico Manzoni, docente di didattica del latino nell’Università Cattolica di Brescia, ha definito “voci narrative”, che si sono susseguite, in una tragica alternanza ciclica di vita e morte, nel corso della storia umana. Il curatore ha infatti pubblicato il libro La peste ad Atene (Scholè, 2020) un’antologia squisitamente commentata di testi antichi inerenti alla peste e alla sua epidemia, diventata una sorta di topos letterario e, in un certo senso, di categoria esistenziale dell’antropologia dell’essere umano.

Il passo menzionato appartiene a Tucidide, storico e stratega greco, quando narra l’esplosione del contagio del nosos (malattia), nel corso della Guerra del Peloponneso, nell’Atene periclea. Nelle pagine dello storico greco, la peste è un “male” quindi che si propaga con la velocità dell’aria ed è un nemico subdolo e potente, che enfatizza la condizione della fragilità dell’uomo e del suo essere-nel-mondo. Manzoni fa un’operazione culturale di grande raffinatezza ma di solida vocazione educativa e pedagogica, nel senso che le voci dei classici sono quelle che non hanno mai smesso di dire quel che hanno da dire, secondo la nota definizione di Calvino.

Gli antichi sono “voci narrative” che ci parlano, dunque, e ci raccontano a noi uomini contemporanei che la natura umana è sempre fragile, troppo umana, anche se noi vorremmo – con un piglio di “relativismo” – “transumanar”, con la tecnologia e il sistema globale che abbiamo costruito per organizzare lo spazio-mondo. Ecco a che cosa il Covid-19, ”peste” del terzo millennio della storia umana, ci ha messo davanti: forse per sfuggirgli si dovrebbe andare tutti sulla luna come Astolfo ariostesco? Certo, se rimaniamo con i piedi per terra, possiamo immedesimarci nelle pagine degli autori antichi, per capire meglio, senza retorica alcuna, quello che sta accadendo ai nostri giorni.

Come togliendoci la mascherina che ci “protegge” dal mondo esterno dove potrebbe annidarsi il minuscolo nemico, Manzoni ci conduce in un viaggio, quasi interiore, nella lettura di pagine scelte e famose, che sono state abilmente scelte nella limpida traduzione italiana di famosi classicisti. Le voci narrative sono quelle di Lucrezio dal poema La natura delle cose, degli autori dell’Antico Testamento (Esodo), senza dimenticare il sommo Omero con l’evocazione della peste nel campo degli Achei. Rimangono i versi sofoclei tratti dall’Edipo re e i versi virgiliani che si trovano nel suo capolavoro dedicato alle peregrinazioni di Enea e al poema didascalico Georgiche.

Anche il lettore non specializzato, o che non abbia alle spalle un’istruzione classica, può accostarsi alle voci narrative di questi grandi scrittori del passato e comprenderle meglio, grazie alle agili ma precise introduzioni di cui Manzoni ha corredato ogni passo antologizzato. Un esempio per tutti della forza vivificante del logos greco. Scrive Sofocle: “Infatti la città, come vedi anche tu, ormai vacilla troppo, e non è in grado di risollevare il capo dai gorghi del mare insanguinato, andando in rovina nei germogli portatori di frutti della terra, e in rovina nelle mandrie di buoi e nei parti sterili delle donne; e nel frattempo il dio portatore di fuoco si fa avanti a salti, peste odiosissima, verso la città, e per colpa sua si svuota la casa di Cadmo; e l’oscuro [Ade] si arricchisce di pianti e lamenti”. Purtroppo anche per Ade è facile un’attualizzazione che io tendo a fare come lettore: Ade, dio dei morti, si è arricchito di tante vittime di questa “peste odiosissima” che è il Covid nel terzo millennio.

Il volume è anche ottimo come percorso monografico per gli studenti delle scuole superiori, che possono avvicinarsi meglio alla letteratura antica e forse capire perché la letteratura serve e fa bene al cuore, se la si vede anche nell’ottica della realtà e non del reality, quasi una novella dimensione del nostro essere-nel-mondo. In attesa del vaccino, almeno vi sia la cura dell’anima grazie alle parole degli antichi. Il libro curato da Gian Enrico Manzoni è un piccolo ma prezioso antidoto per il nostro spirito contro il momento storico che stiamo tutti vivendo.

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