LETTURE/ Il segreto (italiano) per la riscossa dell’economia reale

- Veronica Ronchi

Rimasta in piedi dopo la crisi, la piccola impresa italiana è ancora vitale. G. Sapelli e E. Quintavalle difendono il vero soggetto del rilancio del paese

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(LaPresse)

Sbeffeggiata per il suo nanismo, osannata per la sua forte adattabilità, la piccola e media impresa italiana si basa su una certezza: è la “coraggiosa protagonista dell’economia della sostanza”. 

Il libro di Giulio Sapelli ed Enrico Quintavalle ci aiuta a capirne di più, guerreggiando con falsi miti e analisi sommarie. Il titolo è emblematico: Nulla è come prima. Le piccole imprese nel decennio della grande trasformazione (Guerini 2019), e l’assunto di partenza è chiaro: siamo così certi che la Pmi è segno di arretratezza e che solo la multinazionale può essere l’attore vincente del capitalismo globale?

Dopo la crisi economica del 2007 mai sopita, dopo l’avvento di un mondo multipolare e dei competitor che hanno messo a dura prova la tenuta del sistema paese, la Pmi italiana rimane ancora la colonna portante dell’economia nazionale, il soggetto preposto a rilanciare il paese proprio perché è lì che l’Italia ha saputo e sa esprimersi al meglio.

È nella specificità del territorio, nell’alimentare, nel tessile, nei mobili, nell’occhialeria e nella meccanica, per citare alcuni dei comparti trainanti, che oggi il nostro sistema economico presenta maggiore dinamismo. Inutile proiettare illusioni anglosassoni di public company: l’Italia è il primo paese europeo per numero di occupati imprenditori e lavoratori autonomi e resta il secondo paese industriale d’Europa, non certo, come tanta retorica vorrebbe far credere, un’economia destinata a vivere di solo turismo e servizi.

Sorprendente per l’accuratezza e la gran mole di dati aggiornatissimi, il libro di Sapelli e Quintavalle indaga tutti gli aspetti dell’essere Pmi oggi: dalle scelte occupazionali alla tassazione, dalla qualità dei servizi pubblici alle esportazioni, dall’innovazione alla delocalizzazione, rendendo cristallino il quadro d’insieme e facendo finalmente chiarezza su questioni chiave come la produttività: in Italia, a differenza di quanto comunemente si crede, questa aumenta proprio grazie al ruolo delle Pmi. E l’evasione fiscale? In ascesa è quella proveniente dalle multinazionali, non quella legata alle piccole imprese. 

Con un’importante prospettiva storica, che indaga il ruolo della Pmi nella crescita economica italiana e nelle grandi difficoltà della contemporaneità, ma anche la storia del pensiero economico ad essa associato che spazia da Mashall a Penrose, da Weber a Marx, gli autori ci trascinano in un caleidoscopio di prospettive al cui centro c’è però l’imprenditore e il suo disegno sulla realtà.

Ed è qui che emerge la vera potenzialità della Pmi: quella cioè di tornare a un’economia giusta e reale, quella di riprendere il cammino del fare dopo decenni di finanziarizzazione e dopo la peggiore crisi economica che l’Italia abbia subito dal secondo dopoguerra, dove si è assistito a una drastica riduzione del credito alle imprese e a un crollo dell’export tanto fulminante quanto, in prospettiva, preoccupante.

La Pmi ha dunque una missione civilizzatrice: riportare a maggiore eguaglianza i rapporti di lavoro e salariali lottando contro lo strapotere economico dei top manager, ma anche agevolare l’ascesa delle nuove classi medie che si basa sul lavoro autonomo e le piccole realtà produttive. 

Con un’accortezza olivettiana: la Pmi può vincere grazie al rapporto con il territorio e con le persone che ci lavorano in un cammino condiviso di reciproca solidarietà, attenzione e visione. Solo così l’impresa potrà tornare ad essere la libertà dei moderni, ossia il luogo in cui si invera quell’importante parte dell’esistenza che è il lavoro. L’Italia, che su questa scelta del fare nel piccolo è regina, non ha altra via che far leva sul suo tessuto operativo per dialogare col mondo a testa alta, non prescindendo dalla propria specificità e tracciando la via del ritorno preponderante dell’economia reale. Una richiesta che oggi proviene da ampi settori della società globale, stanchi delle immense disuguaglianze e delle grandi ruberie a danno delle classi medie e dei settori più poveri della popolazione. La via è tracciata: spetta all’imprenditore, adeguatamente accompagnato dallo Stato, il compito di farsi garanti del delicato e speranzoso compito di rinascita di questo sistema paese.

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