LETTURE/ “Italia selvatica”, otto animali alla (ri)conquista del nostro territorio

- Alberto Trevissoi

Il naturalista Daniele Zovi ha raccolto in un volume immagini e racconti di animali rigorosamente selvatici che popolano la penisola italiana

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Certo, l’Italia non è la Tanzania, o l’Islanda, o le Galapagos. Ma anche da noi si possono vivere momenti in cui la forza primordiale della natura selvaggia ti fa accapponare la pelle, se sei lì di notte. Penso all’ululato del lupo, al canto del gufo reale, al fuoco e fiamme dello Stromboli. l’Italia selvatica, appunto. Un bellissimo libro appena pubblicato con Utet da Daniele Zovi, per 40 anni forestale dentro alla natura. Storie esemplari di otto animali che hanno riconquistato, o cercano di riconquistare, il nostro territorio, da cui sono stati scacciati e cacciati per secoli.

Una speranza di riequilibrio per un Paese troppo a lungo invaso dal cemento, dall’inciviltà, dall’inquinamento. Storie di naturalisti appassionati e preparati, alcuni li conosco bene anch’io, so della loro passione e della loro devozione.

Alcuni degli animali visti da Zovi li ho visti anch’io, probabilmente proprio gli stessi esemplari negli stessi posti. C’è il lupo, protagonista di un’espansione formidabile in tutto il Paese, del tutto insperata cinquant’anni fa quando era ridotto a poche decine di individui nelle zone più selvagge dell’Appennino, e fondamentale per la biodiversità e l’equilibrio faunistico. C’è l’orso, salvato dall’estinzione sulle montagne del Trentino con l’immissione di alcuni esemplari sloveni, e che ora ha due popolazioni importanti italiane, con quella storica del Parco d’Abruzzo. C’è il misterioso gatto selvatico, più numeroso di quanto facciano pensare i suoi rarissimi incontri ravvicinati con l’uomo. Ci sono linci, lontre e sciacalli, ancora pochi, pochissimi ma in aumento. C’è il cinghiale, in questo caso è una storia opposta, sono diventati troppi, non bastano i lupi per contenerli e bisogna studiare e attuare strategie per frenarne l’espansione.

E c’è il castoro. Questa è la storia più commovente. Da cinque secoli era sparito dall’Italia e ora ne è arrivato uno. Uno solo, probabilmente un maschio, che dall’Austria si è spinto nelle foreste e nei fiumi delle montagne friulane. Facciamo tutti il tifo per lui, sperando che più prima che poi arrivi anche una castora e che possano metter su famiglia.

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