LETTURE/ Quella “idea poetica di Cristo” che lega don Giussani a Vito Fornari

- Elia Carrai

In "Un'idea poetica di Cristo. Vito Fornari e Luigi Giussani" Valerio Lessi traccia l'incontro a distanza fra due grandi uomini. La presentazione oggi a Rimini

Don Luigi Giussani Luigi Giussani (1922-2005) (foto dal web)

Un cristianesimo “puro”, affermava il card. Ratzinger, non esiste, perché non possiamo pretendere di vedere Dio “nella sua figura pura”, passando oltre quei volti reali attraverso i quali Dio stesso si è voluto rendere visibile. Allo stesso modo non esiste una genesi “pura” dell’intuizione teologica la quale, piuttosto, è sempre anch’essa espressione di una storia del tutto particolare in cui l’intelligenza del credente è integralmente coinvolta, con le sue esperienze e domande.

Il libro di Valerio Lessi – Un’idea poetica di Cristo. Vito Fornari e Luigi Giussani (Pazzini, 2023) – costituisce, in questo senso, un contributo assai stimolante per tutti coloro che desiderano approfondire quell’intreccio storico in cui ha preso forma la proposta educativa e teologica di Luigi Giussani. In particolare è qui a tema l’incontro di Giussani con il pensiero di Vito Fornari, sacerdote immerso nella vita sociale dell’800, per quarant’anni prefetto della Biblioteca Nazionale di Napoli, amico di Capponi, Manzoni, Tommaseo, Rosmini.

L’indagine di Lessi, come le migliori ricerche, parte innanzitutto da un dettaglio: poche ma significative parole spese su Fornari da Giussani in un seminario sulla Scuola di Venegono del 1984. Qui Giussani, articolando un elenco di autori che riconosce aver inciso sul suo pensiero, riconosce che “libro fondamentale per me, come genesi poetica per l’idea di Cristo, è di V. Fornari, La vita di Cristo” (Seminario con mons. Luigi Giussani (6 gennaio 1984) in Annuario teologico, 1984, Istituto Studi per la Transizione, p. 134). Tanto è bastato ad accendere la curiosità di Valerio Lessi il quale, come afferma, si è voluto “avventurare” in una lettura in parallelo dei due autori, col desiderio non solo di andare a fondo di queste parole di Giussani che lo avevano giustamente colpito per enfasi e contenuto, ma anche nella speranza di poter accendere questa sua stessa curiosità in qualche filosofo o teologo: e l’introduzione al volume curata da Massimo Borghesi lascia intendere che questa speranza di Lessi non fosse mal riposta.

Attraverso una messa in parallelo delle “trilogie” dei due autori – Della vita di Gesù Cristo di Fornari, e del PerCorso di Giussani – Lessi mostra le numerose convergenze fra i due autori. È assai difficile poter istituire e dimostrare una filiazione diretta delle idee e posizioni di Giussani da quelle di Fornari, e tuttavia si evince una consonanza di spirito fra i due che permette di apprezzare da un lato quello che Paolo VI riconosceva con stima di Fornari, ovvero il suo essere in anticipo sul suo tempo; e dall’altro come Giussani, come nota Borghesi, si ricollegasse alla grande cultura cattolica dell’800, quella che non ebbe il meritato e necessario sviluppo a causa dell’introversione antimodernista della cultura scolastica.

Al netto di queste considerazioni più generali, l’aspetto sicuramente più affascinante – che da il titolo al volume – è proprio questa idea poetica di Cristo, che Giussani ammette di aver come guadagnato dalla lettura della Vita di Cristo di Fornari. Tra le cose che rendono non solo scorrevole ma utile la lettura del testo di Lessi vi è l’attento lavoro di spoglio che questi ha fatto dei testi di Fornari e dei quali offre una sorta di antologia (la trilogia sulla vita di Gesù è articolata in ben 5 volumi) cui non manca di comparare altrettanti selezionati passi di Giussani: non occorre essere dei teologi per apprezzare come il Gesù “di” Fornari, come quello “di” Giussani, sia umano. Come nota l’autore, “Il punto di partenza è l’avvenimento del Verbo che si è fatto carne. Un avvenimento che per entrambi non è relegabile nel passato, ma riaccade nel presente, cambia la vita degli uomini che lo incontrano e pertanto determina il corso della storia”.

Proprio per questa certezza sulla permanenza attuale di Cristo nella storia, la via dell’immedesimazione immaginativa acquista per entrambi i teologi un valore fondamentale: è possibile immedesimarsi in coloro che incontravano Cristo per il fatto che è possibile incontrare Cristo oggi e, proprio così, comprendere e immedesimarsi con quanto accaduto duemila anni fa. In questo senso la possibilità stessa di piena immedesimazione attesta la continuità di una novità che, entrata nella storia con Cristo, rimane presente nella storia. Così, parlando della Chiesa, Fornari non esita ad affermare che “Tutta la storia della famiglia cristiana non è veramente altro che una biografia, cioè descrizione di uno solo, della vita gloriosa di Gesù Cristo, in quanto ella si riflette e si dispiega in terra”. Colui che si imbatte nel riverbero glorioso di questa vita di Cristo sperimenta come la Maddalena “l’esistenza reale”.

Impossibile non pensare ad alcune pagine di Giussani nel leggere la vibrazione di immedesimazione con cui Fornari descrive il mattino di Maria Maddalena, prima che ella trovasse il coraggio di irrompere nella compagnia attorno a Gesù per lavargli i piedi commossa: “Forse quella mattina ella era presente quando Gesù guarì l’ammalato alla piscina, e lo aveva udito parlare nel tempio, o udite le minacce de’ farisei che lo volevano uccidere, o lo aveva semplicemente visto, ed uno sguardo di lui era caduto sopra di essa quando lo guardava: uno sguardo pieno di pietà, nel quale come per un lampo le fu dato di mirare la divina bellezza dell’anima di Gesù. E quel lampo operò in lei due effetti: le specchiò la deformità dell’anima sua; e le rivelò l’esistenza reale e viva di una bellezza a cui si sentiva nata, e che aveva cercata indarno altrove, infangando l’anima sua. Perciò ella corre, si mette ai piedi di lui, li bagna, e piange”.

Questa unitarità dell’esperienza di fede, così come la descrive Fornari, è certamente uno degli aspetti che anche in Giussani meriterebbe un’approfondita messa in luce; così come il testo di Lessi rende ancora più interessante l’approfondire il valore che l’immaginazione riveste nel pensiero di Giussani, il quale la definiva “clava della memoria”.

Sono questi aspetti che emergono come decisivi anche in ordine a un ulteriore tratto comune ai due autori e che Lessi non manca di rilevare, quello di un’apertura fondamentalmente positiva e dialogante alla propria epoca. Concludendo questo invito alla lettura, riporto in merito quanto scrive lo stesso autore, sintetizzando con efficacia: “Fornari e Giussani sono due intellettuali cattolici che non sono caduti nella posizione di chi si attarda a lamentarsi per le minacce del razionalismo ai valori cattolici, tanto meno hanno pensato che fosse necessario aggiornare i contenuti della fede per renderli accettabili dalla mentalità moderna. Sono invece due autori che, ciascuno secondo la propria formazione culturale e religiosa, hanno pensato che il modo migliore per affrontare la modernità sia quello di riattingere alle fonti della tradizione ecclesiale, biblica e patristica. Da questa tradizione emerge la centralità della figura di Cristo, il quale ricapitola e trascende in sé quanto di vero, bello e buono è contenuto nei tentativi che gli uomini compiono nella loro storia”.

Il volume di Valerio Lessi viene presentato oggi, martedì 12 marzo, alle ore 21 nell’Aula Magna dell’Istituto di Scienze religiose A. Marvelli in via Covignano 265, Rimini. L’incontro è promosso dal centro culturale Il Portico del Vasaio e dall’Istituto Marvelli. Intervengono: Massimo Borghesi, docente di filosofia morale nell’Università di Perugia e autore della Prefazione; Elia Carrai, docente di teologia fondamentale nella Facoltà teologica dell’Italia centrale (Firenze); Marco Casadei, direttore dell’Istituto di Scienze religiose A. Marvelli.

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