LETTURE/ Strade di piombo: viaggio nell’Italia “maledetta” tra fascismo e dopoguerra

- Paolo Vites

Romanzo storico, “Strade di piombo” di Massimiliano Carocci racconta come gli autentici ideali di libertà del dopoguerra italiano siano stati sacrificati in chiave antisovietica

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Roma liberata

Chi ha ucciso davvero Benito Mussolini e la sua amante Claretta Petacci? Furono i partigiani, come racconta la storiografia ufficiale, o agenti dei servizi segreti britannici che volevano impedire che il carteggio tra il Duce e Winston Churchill, cominciato prima della guerra e continuato durante il conflitto, finisse in pasto all’opinione pubblica, screditando il premier di Sua Maestà come invece dicono tante dietrologie? È vero che i servizi segreti inglesi e americani, nell’ultimo periodo della Seconda guerra mondiale, reclutarono in chiave antisovietica migliaia di ex squadristi e dirigenti del Partito fascista e anche delle SS? E davvero il Vaticano fu coinvolto nella fuga e nella protezione di questi assassini?

È questo il quadro in cui si svolge l’eccellente nuovo romanzo (Strade di piombo, Leone Editore, 2021) del sempre bravo Massimiliano Carocci, insegnante e scrittore, al suo attivo romanzi gialli e racconti dedicati alla sua amata Milano, capace come sempre di catturare l’attenzione del lettore con uno stile incalzante, emozionante e accuratamente documentato, senza mai annoiare. Queste le domande (e tante altre) che l’autore solleva, con un inizio che svela già tutto, con un abile colpo di scena drammatico che fa percepire come oggi, nel terzo millennio, all’indomani degli attentati alle Twin Towers, quel mondo abilmente e spietatamente costruito dopo la Seconda guerra mondiale sia finito per sempre e ne sia cominciato uno nuovo, forse anche peggiore. Usando gli stessi sistemi. E se oggi i protagonisti nascosti nell’ombra non sono più i servizi segreti e gli ex fascisti ed ex nazisti, ma gli ex Mujaheddin diventati talebani, la questione rimane la stessa. Come in una sorta di Matrix, abbiamo vissuto e viviamo una realtà fittizia, dove ci viene concessa una sorta di libertà ingannevole ma in realtà siamo strumenti del potere di pochi.

La storia narrata è quella di Scarface, come lo chiameranno gli americani, un soldato italiano che milita nella X Flottiglia Mas del principe Junio Valerio Borghese, che al momento dello sbarco degli americani in Sicilia, del tutto disinteressato alle sorti del suo paese, si arrende immediatamente e altrettanto immediatamente viene reclutato da un misterioso personaggio, tale Jesus, che collabora con il malefico James Angleton (realmente esistito, uno dei fondatori della Cia e autore di alcune delle più controverse e sporche azioni dell’intelligence americana fino a quando i suoi stessi superiori, disgustati, lo misero in pensionamento obbligato pur di toglierselo di torno).

Da quella posizione, Scarface ha modo di osservare e seguire quanto accade, prendendo parte sempre in modo distaccato agli eventi che fanno la storia dell’Italia. Dal reclutamento di massa dei boss mafiosi siciliani incarcerati dal fascismo e rimessi in libertà in cambio del loro appoggio incondizionato alla causa anticomunista al reclutamento dei repubblichini di Salò in cambio della loro libertà, sempre per la stessa causa. Lo Stato italiano che va a nascere è dunque pieno di criminali, assassini, giudici corrotti messi ai loro posti durante il ventennio. Certo, tutto va contestualizzato: la paura di Stalin era grande in quel momento storico e l’Italia si trovava in una posizione geografica maledetta, cerniera tra est e ovest, con i carri armati di Tito alla frontiera e il Partito comunista più potente del mondo dopo quello russo, e piattaforma strategicamente decisiva nel Mar Mediterraneo, ponte tra Europa e Africa del Nord. Partito comunista tradito dai suoi stessi leader, come Togliatti con la sua vergognosa amnistia che rimise in strada stupratori, assassini, fucilatori di partigiani senza alcuno scrupolo se non quello di raccattare voti alle prime elezioni nazionali che si sarebbero svolte di lì a poco. Le accuse di Carocci sono ampiamente dimostrate con documenti d’epoca, oggi finalmente disponibili, e fanno venire i brividi: “Di 50mila detenuti (fascisti, ndr) dopo poco mesi ne restarono 4mila, con la prospettiva di essere rilasciati tutti intorno al 1948-49. Molti di essi li avremmo arruolati come poliziotti”.

Un’Italia in ginocchio che si arrende al nuovo dominatore: “(A Napoli) si diffondeva un’epidemia di tifo e il tasso di morte tra gestanti e neonati era altissimo e inesorabile. Li osservavamo morire e mangiare verdura marcia agli angoli delle strade (…) mi fermavano spesso bambini scalzi in abiti stracciati che mi offrivano le loro madri o sorelle per poche lire o anche per le gallette del mio rancio quotidiano”. Da queste macerie nascerà un paese spaccato, dopo che gli operai che avevano fatto la Resistenza accetteranno su ordine dei loro capi di consegnare le armi agli Alleati, vedendo così cadere ogni sol dell’avvenire.

Il libro prosegue fino agli albori del 68, tra congiure, tentativi di colpi di Stato del principe Borghese, diventato manovratore oscuro degli americani in Italia, gli omicidi dei fratelli Kennedy, la mano oscura di un potere invisibile, il Vietnam, fino a quando il figlio del protagonista capisce la vera identità del padre e se ne va per abbracciare la nuova sognata rivoluzione che sta scoppiando nelle università. Ma è il 25 dicembre 1968, “bomba al Palazzo di giustizia di Livorno. Sul luogo appaiono volantini firmati gruppo anarchico Giustizia del popolo. Sigla alla quale non corrispondeva alcun movimento” commenta amaro Scarface, lui che sapeva tutto.

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