CONFERENZA BERLINO, “SOLUZIONE POLITICA LIBIA”/ Ok Sarraj-Haftar a tregua Merkel

- Dario D'Angelo

Conferenza di Berlino, dichiarazione finale: Merkel “ok Sarraj-Haftar embargo armi e soluzione politica comune, non ancora siglato tregua permanente”

Conferenza di Berlino
Guerra in Libia, Conferenza di Berlino (LaPresse, 2020)

Embargo delle armi, soluzione politica e monitoraggio della tregua: su questi tre punti si è arrivati all’ok unanime – Haftar e Sarraj compresi – dopo 5 ore di Conferenza di Berlino per il destino della Libia. Nella conferenza stampa finale, Angela Merkel ha riportato i punti di successo per la tregua in Libia ma anche tutto quello che ancora manca e non va: «serve una commissione paritetica che possa intervenire per un futuro di governo unico per la Libia». Solo questo ultimo punto potrà garantire un cessate il fuoco permanente, ma vi sono punti di speranza secondo quanto riportato dai leader Ue, dalla Turchia, dalla Russia financo agli Usa, Uk e Paesi nord-africani. «Finalmente sono stati nominati i componenti del Comitato militare congiunto per la Libia. Avanti così», commenta da Berlino il Premier Conte mentre il Ministro degli Esteri tedesco Maas aggiunge «Sui pozzi petroliferi le due parti si sono impegnate a cercare un accordo». L’Onu definisce “giorno meraviglioso” per la Libia, anche se mancano ancora diversi punti per un futuro come ad esempio l’avvio di un percorso politico che faccia fare ad Haftar e Sarraj un ‘passo indietro’. Nel frattempo, la dichiarazione forse più importante arriva dalla stessa Merkel poco prima delle ore 20: «tutti gli Stati sono d’accordo: abbiamo bisogno di una soluzione politica e non c’è alcuna possibilità per una soluzione militare».

VIA LIBERA A DICHIARAZIONE FINALE, MA MANCA L’OK DI HAFTAR E SARRAJ

C’è il via libera alla dichiarazione finale ala Conferenza di Berlino – sulla scia della bozza circolata già ieri sera – ma con un enorme e doppio punto di domanda: mancano infatti gli ok decisivi dei due protagonisti in gioco, Haftar e Sarraj. Al tavolo dove sono riuniti tutti i Paesi Ue, africani, Turchia e Russia è giunto il via libera alla dichiarazione finale ma senza i due protagonisti della Libia rischia di finire in flop la Conferenza di pace per il futuro di Tripoli e Bengasi: cessate il fuoco permanente, embargo sulle armi e processo politico per un governo unico nazionale sono i punti più importanti dell’accordo. Il problema è che senza l’ok dei due leader libici tutto potrebbe essere inutile: per questo motivo al tavolo dei lavori del vertice di Berlino, al momento, sono ancora presenti Angela Merkel e i principali leader mondiali presenti in Germania. La Cancelliera informerà dei due bilaterali separati avuti poco fa sia con Haftar che con Sarraj: «Lavoriamo per un efficace cessate il fuoco e per alimentare un processo politico in modo da rilanciare le funzioni del Consiglio presidenziale libico e del governo libico per una stagione di riforme che riguardino il piano politico-istituzionale, economico, di sicurezza», scrive il Premier Conte poco fa sui propri account social. (agg. di Niccolò Magnani)

ULTIMATUM ERDOGAN AD HAFTAR

Sono al via i colloqui della Conferenza di Berlino, ma subito la speranza di un “rapido” accordo si smorza per un motivo “logistico” che dice molto più di tanti proclami: i due leader della Libia in guerra, Fayez Al Sarraj e Khalifa Haftar, non hanno ancora avuto nessun contatto dato che hanno entrambi richiesto di tenere colloqui separati per non doversi neanche incontrare. Nella foto opportunity con tutti i leader, inoltre, Haftar e Sarraj non si sono fatti vedere: a scaldare ancora di più i toni ci pensa il presidente turco Erdogan che all’inizio della Conferenza lancia il suo ultimatum al generale libico Khalifa Haftar, «deve porre fine a un suo atteggiamento ostile». Prima dell’avvio delle trattative, entrambi i leader di Tripoli e Bengasi – in momenti diversi – sono stati ricevuti dalla Cancelliera Angela Merkel; nello stesso momento, il Premier Conte assieme al Ministro Di Maio replica alla critica mossa questa mattina da Sarraj «Sulla Libia l’Europa non è arrivata tardi, ci siamo sempre stati. Nelle ultime fasi l’Europa sta maturando la convinzione che su questi dossier deve muoversi con la massima determinazione e a una voce sola». (agg. di Niccolò Magnani)

DI MAIO A BERLINO: “ITALIA PRONTA A MISSIONE”

E’ iniziata in un clima incandescente la conferenza di Berlino sulla Libia, con i due leader, Al Sarraj e Haftar, che sembrano lontani come non mai. Poco fa il nuovo intervento del ministro degli esteri Di Maio, presente in Germania in rappresentanza dell’Italia, che ha specificato che il Belpaese potrebbe prendere parte ad una “missione di interposizione” guidata dalle Nazioni Unite, ed è “pronta a ospitare la prossima riunione”. Il titolare della Farnesina ha poi aggiunto: “Vari Paesi dell’Ue sono pronti a mettere in atto una missione di monitoraggio per far rispettare l’embargo delle armi. In Libia – ha precisato ancora Di Maio – non devono entrare più armi. Nell’ambito dell’ombrello Onu e con precise regole sul cessate il fuoco e sullo stop alla vendita delle armi, penso che l’Italia possa far parte di una missione di interposizione”. Poco prima dell’inizio del vertice, il premier libico Al Sarraj aveva fatto sapere che “Se l’aggressione del generale Khalifa Haftar riprenderà, continueremo a difenderci con forza fino a quando non sarà sconfitta”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LIBIA, CONFERENZA DI BERLINO: AL SARRAJ ACCUSA L’EUROPA

Prende il via la conferenza di Berlino sulla Libia e giungono già i primi commenti importanti. Il premier Al Sarraj ha puntato il dito nei confronti del Vecchio Continente, spiegando: “L’Europa deve fare autocritica – le sue parole al Welt am Sonntag – gli europei sono arrivati troppo tardi”. Il numero uno del governo libico si è anche detto amareggiato per le divisioni nella stessa Europa, con la Francia più vicina ad Haftar: “Ci saremmo aspettati che la Ue si schierasse in modo chiaro contro l’offensiva di Khalifa Haftar, e che aiutasse a risolvere la crisi attuale”. All’agenzia Dpa ha invece specificato: “Se l’aggressione del generale Khalifa Haftar riprenderà, continueremo a difenderci con forza fino a quando non sarà sconfitta. Noi non abbiamo attaccato nessuno”. Il presidente della Turchia, Erdogan, ha invece parlato di “passo importante” per la tregua in Libia poco prima dell’apertura dei lavori, mentre Di Maio, attraverso Twitter, ha fatto sapere: “La Turchia è un partner fondamentale e un interlocutore cruciale per stabilità regionale”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LIBIA, CONFERENZA DI BERLINO AL VIA IN UNA CLIMA DI GUERRA

Quando mancano ormai poche ore al vertice di Berlino, la situazione Libia appare tutt’altro che vicina ad una soluzione. Nelle ultime ore, attraverso un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Die Welt, il capo del governo libico di unità nazionale, Fayez al-Sarraj, ha chiesto un intervento della comunità con una forza internazionale per proteggere la popolazione libica nel caso in cui Haftar dovesse ricominciare le ostilità. A riguardo, si parla di una ripresa delle ostilità nel territorio di Misurata, dove l’aviazione di Haftar avrebbe bombardato una località che appoggia il Premier, come riferisce la pagina Facebook dell’operazione “Vulcano di collera”. A Berlino è giunto nella notte anche il ministro degli esteri Di Maio, che ha ribadito per l’ennesima volta la necessità di cessare le ostilità: “Dobbiamo fermare la vendita di armi – si legge su Facebook – e lavorare per un cessate il fuoco permanente. Mettere in sicurezza la libia, dove c’è una forte minaccia terroristica, significa mettere in sicurezza anche il nostro paese”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LIBIA, ANTICIPATO IL DOCUMENTO FINALE DELLA CONFERENZA DI BERLINO

C’è una bozza delle conclusioni della Conferenza di Berlino sulla Libia in programma domani: 55 punti, racchiusi in 6 capitoli, che fino a domani saranno oggetto di trattative tra i vari attori impegnati nella regione e ospitati dalla padrona di casa, Angela Merkel: oltre alla Germania si tratta di Algeria, Cina, Egitto, Francia, Italia, Russia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d’America. I capitoli sono emblematici della volontà di arrivare ad un cessate il fuoco duraturo dopo la fragile tregua giunta come conseguenza all’appello di Erdogan e Putin una settimana fa. Come riportato da La Repubblica, i partecipanti si impegnano ad un “forte impegno per la sovranità, l’indipendenza, l’integrità territoriale e l’unità nazionale della Libia“. Sottolineando che “soltanto un processo politico guidato dai libici e dei libici può porre fine al conflitto e portare a una pace duratura“. Si procede poi rimarcando la necessità di eliminare ogni interferenza esterna, perseguendo un reale embargo delle armi. Tra i punti principali quello in cui viene chiesta “la creazione di un Consiglio presidenziale funzionante e di un singolo, unitario, inclusivo ed effettivo Governo nazionale libico approvato dalla House of representative“. Un nuovo governo insomma. Domanda: con o senza Fayez al Sarraj?

LIBIA, HAFTAR CHIUDE TERMINAL PETROLIO E I PORTI

In attesa di capire se il premier dell’unico governo riconosciuto dall’Onu e il generale Khalifa Haftar siederanno al tavolo delle trattative, la bozza di accordo prevede la messa in atto di riforme nel settore della sicurezza della Libia, ma anche per quanto riguarda l’economia e la finanza del Paese. Come dare seguito a questo elenco di buoni propositi? Lo chiarisce il punto 52, esprimendo “pieno supporto al documento operativo di queste conclusioni redatto dal Rappresentante Speciale del Segretario Onu in Libia (Salamè, ndr)”. Tutto bellissimo, se non fosse che il clima di tensione nel Paese è stato reso ancora più incendiario a poche ore dalla Conferenza di Berlino dalla mossa messa in atto dalla Compagnia petrolifera nazionale libica (Noc) che, dichiarando lo stato di “forza maggiore”, ha sancito la chiusura nei terminal petroliferi del golfo della Sirte di Ras Lanuf, Brega e al Sidra. Il Comando generale di Khalifa Haftar e le Guardie degli impianti petroliferi, come riportato dal Corriere della Sera, hanno dato istruzioni per “fermare le esportazioni“. “La chiusura dei giacimenti e dei terminal petroliferi è una decisione puramente popolare. Sono stati i cittadini a decidere“, ha detto il portavoce delle forze pro-Haftar Ahmed Al-Mismari alla televisione libica Al-Hadath. In più Al Haliq Al Zawi, leader della tribù Zouaiya dell’Est libico, ha annunciato all’agenzia di stampa libica Lana l’intenzione di voler chiudere porti e campi petroliferi dell’est della Libia. Alla notizia la missione Onu in Libia ha espresso “profonda preoccupazione“. In un comunicato si legge: “Questa mossa avrebbe conseguenze devastanti prima di tutto per il popolo libico che dipende dal libero flusso di petrolio. Il blocco avrebbe effetti terribili per la situazione economica e finanziaria già deteriorata del Paese“. Da qui l’appello a “preservare l’integrità e la neutralità della National Oil Corporation“.

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