Malcolm X chi l’ha ucciso?/ Lettera pentito riapre il caso: “complotto Fbi e polizia”

- Niccolò Magnani

Chi ha ucciso davvero Malcolm X? Una lettera svelata dalla figlia riapre il caso 56 anni dopo: “complotto polizia e Fbi per assassinare l’attivista afroamericano”

Malcom X
Malcolm X, commemorazione 90 anni (LaPresse)

Chi ha davvero ucciso Malcolm Little El El-Hajj Malik El-Shabazz, più noto come Malcolm X? Era il 21 febbraio 1965 e il discusso leader afro-americano, difensore dei diritti umani civili contro i “soprusi dei bianchi”, venne assassinato con 16 colpi di pistola durante un comizio ad Harlem. Aveva 39 anni e morì davanti agli occhi della figlia di 2 anni – oggi 58enne – Ilyasah Shabazz: ebbene, per quell’assassinio che ha fatto purtroppo la storia degli Stati Uniti degli Anni Sessanta (assieme all’altro attentato, di tre anni più tardi, a Martin Luther King) vennero condannati tre membri della Nation of Islam (N.O.I.) Talmadge Hayer, Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson.

Solo uno di essi però confessò le proprie responsabilità, Talmadge Hayer, conosciuto anche come Thomas Hagan (scarcerato il 27 aprile 2010). Pochi giorni fa, nel giorno del 56esimo anniversario dell’attentato a Malcolm X, le figlie sono tornate sul luogo del delitto per rendere pubblica una lettera che potrebbe riaprire il caso in maniera clamorosa: ne dà notizia oggi il Corriere della Sera, riportando alcuni stralci dello scritto prodotto lo scorso 25 gennaio sul letto di morte da un agente di polizia.

MALCOLM X, IL CASO RIAPERTO

In sostanza, tale poliziotto Raymond Wood accusa l’Fbi e il New York Police Department (NYPD) come responsabili dietro l’uccisione del leader afro convertirsi alla Nation of Islam per combattere i “bianchi” americani (e ripudiano il cognome “da schiavi” sostituendolo con una X): «ho avuto all’epoca il compito di infiltrare le organizzazioni per i diritti civili al fine di trovare prove di crimini, screditarle e farne arrestare i leader dall’Fbi». Lo stesso Wood racconta di avere avuto pressioni dal NYPD perché «spingesse due membri della sicurezza di Malcolm X a commettere dei reati pochi giorni prima di quel 21 febbraio»; in quel modo, i due si sarebbero allontanati dalla sicurezza del leader attivista facilitando il complotto della polizia e dell’Fbi per poterlo uccidere. Già l’anno scorso l’ufficio del procuratore di Manhattan Cy Vance ha riaperto il caso dopo l’uscita del docufilm su Netflix “Who Killed Malcolm X?”, ma con questa lettera le indagini potrebbero prendere un nuovo e più rapido corso.



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