Mamma e neonata cacciate da Università/ Buttata fuori da docente: “O lei o il corso”

Mamma e neonata cacciate da Università: questo quanto denunciato da Emanuela Peracchi, che ha ricevuto solidarietà trasversale. Ecco cos’è successo

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Test Scienze formazione primaria 2019 (Pixabay, 2019)

Bologna, Mamma e neonata cacciate da Università: la denuncia di Emanuela Peracchi ha scatenato un moto di indignazione sui social network. Ripercorriamo quanto accaduto: dopo aver pagato 3 mila euro all’Alma Mater, la giovane ha partecipato due mesi fa ha partecipato con successo alle preselezioni per il corso di abilitazione per insegnare ai bambini con disabilità ed ha così potuto prendere parte alle lezioni, che hanno preso il via a fine giugno. Emanuela ha da poco messo al mondo Nina e spiega a Il Resto del Carlino: «Mi preoccupo subito di chiedere all’Ateneo come dovevo comportarmi. La bambina è molto piccola e non potevo certo lasciarla a casa. L’Alma Mater cosa mi risponde? Per docenti non c’è nessun problema; affermano che non sono la prima né sarò l’ultima a studiare con una bambina. Ma il tutor del corso mi risponde che, per una questione assicurativa, non potevo entrare in classe con la bambina. Al massimo potevo seguire le lezioni dal corridoio».

MAMMA E NEONATA CACCIATE DALL’UNIVERSITA’, LA DENUNCIA DI EMANUELA PERACCHI

Forte del parere dei docenti, Emanuela ha deciso di frequentare le lezioni del corso, avendo a disposizione un’aula in cui allattare la bambina. Ma il tutor non è dello stello avviso e ieri è scoppiata la bufera, come racconta a Il Resto del Carlino: «Mi ha fermato e inveito contro. Gli ho spiegato che ero sempre entrata e che Nina non aveva mai disturbato. Ha ripetuto la litania dell’assicurazione. Davanti a tutti i corsisti (circa 200, ndr), mi ha urlato che dovevo fare una scelta: o stare con mia figlia o seguire il corso». Prosegue, furiosa, Emanuela: «Nina mi ha sentito agitata ed è scoppiata a piangere. Non riuscivo a calmarla. Io volevo solo andare a lezione. A quel punto c’è stata una sollevazione dei compagni che si sono infuriati, difendendomi. Quindi hanno scritto una email infuocata all’Ateneo, alla Commissione Pari Opportunità della Regione e all’Assessorato alle Pari opportunità del Comune». Solidarietà trasversale per la neomamma, che ha ricevuto le scuse dell’Ateneo: «Siamo nel 2019, non nel Medioevo. In tutto il mondo, le madri allattano il figlio al lavoro. Anche al Parlamento europeo. Perché io non posso? Ho alzato la voce per tutte le future mamme e anche per mia figlia. Questo le insegnerò»



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