MANOVRA/ I veri numeri che lasciano poco spazio alla crescita

- int. Guido Gentili

Le clausole di salvaguardia, la congiuntura internazionale e le difficoltà della Germania diminuiscono le chance di crescita in Italia

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Difficile che la nota di aggiornamento del Def sia pronta per l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri già oggi. Già ieri si vociferava di uno spostamento a lunedì. I tecnici del Mef sono al lavoro sulle cifre e nel Governo si discute anche delle misure che dovranno far parte della Legge di bilancio. Abbiamo fatto il punto della situazione con Guido Gentili, editorialista del Sole 24 Ore.

Partito democratico e Movimento 5 Stelle, che fino a poche settimane fa non si risparmiavano accese critiche, riusciranno a trovare un amalgama per la manovra?

Tra i due partiti di maggioranza c’è un passato di impostazioni completamente diverse, nonostante qualche punto in comune. C’è quindi il rischio che invece di fare sintesi, trovare una soluzione condivisa, si sommino le loro richieste, con un’operazione simile a quella vista con il Governo precedente. Una sintesi vera presuppone un accordo di fondo e la Legge di bilancio sarà dunque un test importante dal punto di vista politico.

Dal punto di vista economico c’è invece da affrontare una sempre più probabile recessione in arrivo, visti anche i dati dell’economia tedesca

Questo è in effetti un problema. Purtroppo la congiuntura internazionale non ci aiuta. Non solo per le tensioni geopolitiche e la guerra Usa-Cina, ma anche per il rallentamento della Germania, primo motore industriale dell’Europa. Quindi dobbiamo attrezzarci in un contesto con più incognite e più dati negativi che positivi. Come ha spiegato Draghi, il Qe non basta: i paesi che possono fare investimenti devono farli. La Germania ha battuto in questo senso un primo colpo. Certamente è un segnale positivo anche per noi, viste le connessioni economiche tra i due paesi. La crescita deve essere la priorità, ma nel rispetto delle regole europee. Certamente si tratterà per avere una maggiore flessibilità, ma le condizioni date sono complesse.

Perché?

Perché c’è un impegno a disinnescare le clausole di salvaguardia e c’è il peso persistente, anche se in prospettiva meno oneroso del previsto, di Quota 100 e Reddito di cittadinanza, i due provvedimenti bandiera del Governo precedente. Gli spazi per interventi pro crescita sono quindi limitati. Tria aveva previsto per il 2020 un Pil a +0,8%, molto più realisticamente credo che nella Nadef sarà indicato lo 0,5-0,6%, con un contributo della manovra alla crescita dello 0,3%. Che è tanto se consideriamo che per ammissione dello stesso Tria, il contributo di Quota 100 e Reddito di cittadinanza è stato zero. Certo, noi non siamo la Germania e quindi avremo bisogno di crescere di più.

In effetti l’unica misura su cui si punta, pare con 5 miliardi di euro, è il taglio del cuneo fiscale. Può aiutare la crescita economica?

Dalle parole di Conte e considerando che si è detto che si vuole ragionare in un’ottica pluriennale, non credo che sarà una “botta secca”. E anche se lo fosse non dobbiamo dimenticare l’esperienza del Governo Prodi che varò una misura analoga, che non ebbe però grandi effetti. Il taglio del cuneo fiscale funziona se è importante, visibile, se c’è un orizzonte di fiducia e di crescita. Altrimenti c’è il rischio che le poche risorse che si danno in più in busta paga vadano ad aumentare i risparmi e non si traducano i consumi.

Stanti le risorse limitate, c’è secondo lei un intervento che si potrebbe attuare per favorire la crescita?

Forse si potrebbe fare qualcosa sul fronte del taglio dei costi burocratici. È un’operazione difficilissima, ma una semplificazione vera potrebbe dare anche alle imprese un segnale positivo importante. Un altro terreno che mi sembra un po’ dimenticato purtroppo è quello della spending review. E il rischio è quello che si proceda per tagli lineari. Questo sarebbe un problema.

C’è anche l’intenzione di portare avanti Industria 4.0…

Il piano ha dato risultati importanti già a pochi mesi dalla sua introduzione. Dopo il “ripescaggio” avvenuto quest’anno, il ministro Patuanelli al Sole 24 Ore ha confermato l’intenzione di darle un orizzonte triennale e non più annuale. Resta però da capire cosa intenda dire quando parla di rimodulazione delle misure in una visione legata al Green New Deal. Speriamo che non si traduca in una stretta dal punto di vista della platea di chi può usufruire di questi incentivi.

Negli ultimi giorni si sta parlando di lotta all’evasione fiscale, cosa che potrebbe contribuire a far quadrare i conti nel 2020, un po’ come avvenuto con la fatturazione elettronica quest’anno.

La fatturazione elettronica ha dato e sta dando ancora un contributo positivo all’aumento del gettito. La lotta all’evasione fiscale è un po’ un ritornello che sentiamo ripetere da tanto tempo, da tanti governi di ogni colore, per cui si tratta di capire nel merito se poi i provvedimenti funzionano. Senza dimenticare che molti strumenti di conoscenza per contrastarla l’amministrazione ce li ha già. Occorre quindi la volontà politica di usarli. Evitando però che il contribuente si senta vessato e tartassato. Certamente è più opportuno, se si vuole limitare l’uso dei contanti, agire sul lato degli incentivi che non su quello di tetti o soglie punitive.

(Lorenzo Torrisi)

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