Marcello Veneziani “Lenin e Mao più moderati del Papa”/ “Enciclica inno al comunismo”

- Niccolò Magnani

Marcello Veneziani critica ferocemente l’ultima enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”: “sembra inno al comunismo: Mao, Marx e Lenin erano più moderati”

Papa Francesco ad Assisi
Papa Francesco ad Assisi per la firma dell'enciclica "Fratelli tutti” (LaPresse, 2020)

L’ultima enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti”, presentata ad Assisi lo scorso 3 ottobre nei luoghi del Santo Poverello, non sembra aver convinto tutti i commentatori e studiosi: oggi su La Verità prima un articolo dell’ex n.1 Ior Ettore Gotti Tedeschi ma poi soprattutto lo scrittore Marcello Veneziani, vedono in maniera assai negativa l’invito del Pontefice alla fratellanza universale. «Se l’enciclica Fratelli Tutti di Bergoglio fosse davvero applicata, probabilmente sparirebbero Dio, la Chiesa e la cristianità come le abbiamo finora conosciute e ci sarebbe l’avvento del comunismo e l’abolizione della proprietà privata»: durissimo insomma Veneziani, che considera – per iperbole – «Marx, Mao e Lenin e il comunismo nostrano con Grillo e il reddito universale di cittadinanza» come una versione solo più «moderata del manifesto politico e ideologico di Bergoglio e della sua utopia ugualitaria». Addirittura Gotti Tedeschi sempre su La Verità definisce l’enciclica simile alla “Utopia” testo satirico di San Tommaso Moro che critica ferocemente l’idea di un mondo utopico dove tutte le religioni sono ammesse e uguali tra loro.

VENEZIANI-CHOC “L’ENCICLICA DEL PAPA? INNO AL COMUNISMO”

Marcello Veneziani riporta diversi passaggi del testo dell’enciclica dove, secondo la sua lettura critica, emergerebbe l’intento pan-pacifista o comunista del testo bergogliano: «‘non dare ai poveri parte dei propri beni è rubare ai poveri, è privarli della loro stessa vita, e quanto possediamo non è nostro, ma loro’ (paragrafo 119). In apparenza il Papa si rifà alla funzione sociale della proprietà, contemplata nella dottrina sociale della Chiesa, ma poi si spinge a ribadire che non è ‘assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata». Non solo, è lo stesso Papa a ribadire nel paragrafo successivo «Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione uni- versale dei beni creati, e ciò ha conseguenze molto concrete». La parafrasi critica di Veneziani ripeto, «migranti e poveri in bisogno potrà esigere che vengano espropriati o redistribuiti beni e proprietà private perché tutto appartiene a tutti». Andando oltre a Marx ed Engels, continua Veneziani, «L’utopia sottesa a tutto questo è il desiderio di “un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti”»; citando poi un altro passaggio del Papa, si legge il riferimento al diritto per tutti gli stranieri migranti – in attesa di progressi seri nella direzione di una migliore possibilità di vita nei propri Paesi d’origine – di «trovare un luogo dove soddisfare i bisogni suoi e della sua famiglia (il Papa auspica in seguito il diritto al ricongiungimento familiare) e realizzarsi pienamente come persona». Da ultimo, Veneziani critica ferocemente la mancanza di citazione di alcun fanatismo islamico o terrorista ideologico: «cita solo i… cristiani intolleranti, e in particolare quelli digitali (par. 46). Curiosa questa enciclica contro l’occidente cristiano». Nessuna citazione di San Giovanni Paolo II o di Benedetto XVI, bensì – a parte l’intero riferimento a San Francesco – «i neri Martin Luther King e Desmond Tutu e l’indiano Gandhi. Sembra una canzone di Jovanotti». La sentenza finale della critica di Veneziani è schietta e durissima: «La Chiesa è in declino, la fede tramonta e il Papa punta sulla rivoluzione planetaria e il comunismo globale. I suoi precetti possono giustificare ogni invasione, occupazione, espropriazione. Dio ci protegga dal comunismo papale».

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