Martina Loss (Dep. Lega) aggredita a Trento/ Stava appendendo manifesti su referendum

- Josephine Carinci

Martina Loss, deputata della Lega, è stata aggredita mentre appendeva manifesti sul referendum: cosa è successo alla politica

Martina Loss, Lega
Martina Loss, Lega Trento (foto dal sito della campagna elettorale)

Aggressione ai danni di Martina Loss, deputata della Lega schiaffeggiata mentre stava appendendo dei manifesti sul referendum sul cavalcavia ferroviario di San Lorenzo, a Trento. La vittima, ha denunciato la stessa Lega, è stata aggredita domenica scorsa intorno alle 22. Al suo fianco due militanti, di cui uno colpito al volto nel tentativo di difendere la politica dall’aggressione. I tre, come ricostruito, si sono poi rifugiati in macchina.

Gli aggressori non si sarebbero però fermati neppure davanti al tentativo dei tre di ripararsi nell’auto e avrebbero cominciato a prendere a calci l’auto. Gli aggressori avrebbero rotto lo specchietto laterale, il paraurti e imbrattato con lo spray i vetri e la carrozzeria della stessa macchina. Grande lo spavento per i tre, che si sono recati al pronto soccorso e sono poi accorsi dalle forze dell’ordine per denunciare quanto avvenuto.

La denuncia della Lega

Il commissario della Lega Diego Binelli ha diramato una nota nella quale si legge: “Oltre allo spavento e le ore perse prima al pronto soccorso e poi la denuncia alle forze dell’ordine, questo episodio è la dimostrazione che ancora una volta a Trento viene portata vanti una politica inesistente sulla sicurezza. Più volte la Lega ha denunciato una situazione di degrado e di spaccio anche nel cuore della città, ma dall’ufficio del sindaco abbiamo sempre ricevuto delle rassicurazioni che tutto fosse sotto controllo”.

C’è poi una denuncia diretta alla città di Trento, nella quale – secondo Diego Binelli – non ci sarebbero i presupposti di una democrazia, non potendo rappresentati della Lega affiggere al muro manifesti di un referendum senza alcun simbolo di partito. La nota prosegue infatti: “È triste poi pensare come nella città di Trento che si è sempre definita pacifista e democratica non sia possibile neanche affliggere i manifesti sul referendum della giustizia che non hanno simboli di partito”.







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