Martino Scialpi è morto/ Fece 13 al Totocalcio nel 1981 ma non ricevette mai i soldi

Martino Scialpi, morto il 67enne di Taranto che fece 13 al Totocalcio nel 1981, ma che non venne mai pagato

Martino Scialpi (Yt)
Martino Scialpi (Youtube)

E’ morto Martino Scialpi, l’uomo famoso per non essere mai riuscito ad incassare il “13” fatto al Totocalcio nel lontano 1981, 38 anni fa. Come riferito dai quotidiani locali pugliesi, il 67enne commerciante ambulante di Martina Franca, in provincia di Taranto, è deceduto nella notte fra venerdì 7 e sabato 8 giugno, a seguito di un infarto, un attacco cardiaco. Un crudele scherzo del destino, visto che per più di metà della sua vita, Scialpi ha combattuto contro lo stato per ottenere quello che, a suo modo di vedere, gli spettava. L’ambulante aveva infatti “fatto 13” al Totocalcio, un gioco ormai in disuso ma che ha appassionati milioni di italiani fino all’avvento delle scommesse, ma secondo l’archivio dello stesso gioco, la schedina non era mai giunta a destinazione e il Coni non l’aveva mai riconosciuta. Si è così aperta una lunghissima battaglia legale, da cui è emerso che all’epoca dei fatti la ricevitoria dove l’allora neanche trent’enne Scialpi aveva giocato, non fosse perfettamente in regola.

MARTINO SCIALPI È MORTO: FECE 13 AL TOTOCALCIO NEL 1981

Un contenzioso legale che ha portato anche lo stesso Scialpi ad essere imputato per truffa, poi assolto in via definitiva nel 1987. Di lui si sono occupate nel corso degli anni numerose trasmissioni, fra cui anche Le Iene, e la sua odissea era stata raccontata anche in un libro dal titolo “Ho fatto 13”. Recentemente lo sfortunato vincitore, assistito da sempre dall’avvocato Guglielmo Boccia, aveva raccontato di aver speso fra processi e viaggi per raggiungere i tribunali italiani, più di 500.000 euro, di più quindi rispetto alla cifra che avrebbe dovuto incassare. In realtà, rivalutato con l’inflazione odierna, quel miliardo di euro vinto nel 1987 oggi equivarrebbe a 10 milioni di euro, una somma che ti cambia decisamente la vita. E invece il povero Scialpi non ne potrà mai godere, ma chissà che la sua battaglia legale non possa essere portata avanti dagli eredi.



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