MASSIMO BOSSETTI, LETTERA INEDITA/ “Io vittima come Rosa e Olindo: tu cosa faresti?”

- int. Marco Oliva

Con una nuova lettera dal carcere, Massimo Bossetti annuncia che sta scrivendo il suo memoriale: l’intervista a Marco Oliva (Iceberg)

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Massimo Bossetti

L’ultima volta che ci eravamo sentiti con Marco Oliva, conduttore del programma “Iceberg” in onda su TeleLombardia, ci aveva detto che non sapeva mai quando aspettarsi una nuova lettera da parte di Massimo Bossetti. A volte scrive spesso, ci aveva detto, altre sparisce per mesi. Invece una nuova, lunga lettera dell’operaio bergamasco condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio è arrivata proprio in questi giorni, confermando il rapporto di assoluta stima che, caso rarissimo nel mondo del giornalismo, Bossetti ha per Oliva, chiedendogli, nella lettera, che cosa ne pensi, anzi cosa farebbe lui al suo posto, dell’idea di scrivere un libro-verità sulla sua vicenda. Questa sera Oliva alle 20 e 30 andrà in onda con una puntata dedicata alla lettera in questione, di cui ci ha anticipato alcuni passaggi: “Si è sempre firmato prigioniero di stato da quando è stato condannato, ogni volta che mi ha scritto si è firmato così. Mi chiede in questa lettera se io farei lo stesso, siccome non è stata detta la verità, scrive, voglio raccontare la mia verità: lei farebbe lo stesso? è la domanda che mi fa”. Questo conferma un rapporto da parte sua di assoluta stima nei suoi confronti: “Più che altro lui segue la trasmissione dal carcere, e vede come lavoro. Chiarisco ancora una volta che io non sono né pro né contro la sentenza, ma evidentemente nota un equilibrio da parte mia”. Questo memoriale scritto con l’avvocato è una sorta di sfogo o potrà avere un impatto processuale?: “Gli sfoghi di Bossetti li abbiamo già visti e sentiti attraverso le sue lettere e le sue reazioni durante il processo. Io mi auguro che in questo memoriale ci siano delle novità concrete, dei fatti inediti, a livello processuale non credo possa avere qualche impatto per riaprirlo ci vorrà qualcosa di grosso. Nella lettera si affida ancora ai suoi avvocati, però credo che debba dare qualche notizia, qualcosa di concreto che faccia riflettere”.

“ROSA E OLINDO, DUE SPROVVEDUTI”

Una cosa inquietante, nella lettera, Bossetti paragona il suo caso a quello di Rosa e Olindo, due storie molto diverse fra loro: “Lui si paragona perché attraverso questa lettera vuole fare un appello alle autorità affinché i reperti del suo caso vengano messi a disposizione dei suoi legali nella logica di cercare “la vera verità” dice. Ha il timore che come nel caso di Rosa e Olindo molte prove sono state distrutte, tra l’altro prossima settimana ci sarà l’ennesima sentenza della Cassazione su di loro, dice fate in modo che i miei reperti non siano distrutti. Poi si paragona ai due chiamandoli sprovveduti. Nel caso di Rosa e Olinda non ci sono prove del Dna, ma sangue loro non è mai stato trovato, forse dovrebbe capirlo”. Sicuramente Rosa e Olindo sono apparsi sprovveduti, ma non sembra il caso di Bossetti, che non è mai apparso come sprovveduto: “Al processo non è mai sembrato uno sprovveduto, forse lui intende dire una persona che conta poco, una vittima”. Altre cose degne di nota? “Lui dice che non è stato condannato al di là di ogni ragionevole dubbio ma con molti dubbi, io  e Yara non meritavamo una giustizia mediatica, la prossima volta questo tipo di giustizia potrà capitare a voi, non sentitevi immuni, scrive”. Infine si dice contento del nuovo carcere (quello di Bollate, ndr), dove dice sta studiando in biblioteca, aspetta di fare dei lavoretti, addirittura dice “mi sento più libero”.



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