Matias, bimbo ucciso da papà/ Parole choc: “Scotch sulla bocca e chiuso nel cassetto”

- Davide Giancristofaro Alberti

Nella giornata di ieri l’udienza del processo nei confronti di Mirko Tomkow, accusato di aver ucciso il figlio Matias, di 10 anni, a coltellate

Carabinieri Qualiano
Napoli, carabinieri: immagini di repertorio (LaPresse)

La morte del bimbo di 10 anni, Matias, ucciso a Vetralla in provincia di Viterbo lo scorso mese di novembre dl padre Mirko Tomkow, aveva sconvolto l’opinione pubblica. Ieri l’uomo, interrogato dal pubblico ministero durante il processo, ha confessato l’omicidio: «È stato lei a uccidere suo figlio?», gli hanno domandato, e lui ha replicato: «Ero ubriaco, forse sì», raccontando poi alcuni dettagli di quanto avrebbe fatto al bimbo. Come ricorda il quotidiano Il Messaggero oggi, Matias era stato ritrovato dalla mamma nel cassettone del letto matrimoniale, con il volto ricoperto dal nastro adesivo.

«Sapevo che non potevo avvicinarmi – ha raccontato il 45enne di origini polacche, riferendosi al divieto di avvicinamento disposto dal giudice – ma avevo bevuto tanto ed ero nervoso. Sono entrato in casa e non c’era nessuno. Con un coltello della cucina ho aperto la porta della soffitta. Ho fumato, bevuto e aspettato. Mentre ero lì ho sentito le ruote dello zaino di mio figlio che sbattevano sui gradini e sono sceso». A quel punto il bimbo si è spaventato: «Appena mi ha visto ha urlato: “Vai via, non puoi stare qui”. Mentre gridava il suo telefono non smetteva di suonare. Io ero nervoso, così l’ho scaraventato a terra e messo nel lavandino del bagno. Matias però continuava a gridare. Era arrabbiato per il cellulare. Era fastidioso. Per farlo smettere ho preso lo scotch e glielo ho avvolto su tutta la faccia. Non parlava più».

MATIAS, BIMBO UCCISO DAL PADRE: “GRIDAVA PERCHE’ GLI AVEVO ROTTO IL TELEFONO”

Purtroppo il racconto choc non si esaurisce a questi particolari già terribili: «Matias gridava – ha continuato Mirko Tomkow – perché io gli avevo rotto il telefono. Ero ubriaco e quelle urla mi davano fastidio. Prima gli ho messo una mano su naso e bocca per non farlo strillare, poi ho preso lo scotch sopra la caldaia. Quando era fermo sono andato ad aprire il cassettone e l’ho messo dentro. Non si muoveva più. A quel punto sono tornato in soffitta a fumare. Poi ho preso la benzina e l’ho sparsa per tutta la casa. Il coltello l’ho preso alla fine, ma non mi ricordo».

L’uomo ammette di non ricordarsi di aver colpito il figlio con il coltello, ferendolo poi al mento, al collo e al cuore: «Non lo so se volevo bruciare tutto – ha detto ancora – ero solo molto ubriaco. Sono stato molto arrabbiato quando il giudice mi ha allontanato dalla casa e dalla mia famiglia per maltrattamenti. Io non avevo mai fatto del male a mia moglie e al bambino. Non l’ho mai minacciata di darle fuoco o di ucciderla».





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