MEDIASET/ Vivendi e l’illusione del progetto Media for Europe

- Paolo Annoni

La sentenza della Corte di giustizia europea sulla partecipazione di Vivendi in Mediaset è un altro duro colpo al progetto Media for Europe

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(LaPresse)

La Corte di giustizia europea ha deciso giovedì che “la disposizione italiana che impedisce a Vivendi di acquistare il 28% del capitale di Mediaset è contraria al diritto dell’Unione”. Dopo questa decisione la partecipazione di Vivendi in Mediaset che era stata congelata dall’Italia torna in pieno possesso della società francese con tutti i diritti annessi inclusi quelli di voto. Vivendi ha rinnovato dopo la decisione “il suo impegno verso l’Italia” e ha confermato “la disponibilità a essere un investitore di lungo termine in questo bellissimo Paese”.

Facciamo due passi indietro. Il primo è la storia che ha portato Vivendi al 28% di Mediaset a seguito del progetto di una “pay per view” concorrente all’operatore dominante italiano Sky. Un accordo “stracciato” dalla società francese in fase molto avanzata che ha lasciato Vivendi come azionista di “peso” di Mediaset, ma, in teoria, in pessimi rapporti con Berlusconi. Ricordiamo che Vivendi oggi è anche l’azionista di maggioranza relativa di Tim. Il secondo passo indietro è che Mediaset oggi è impegnata nella costruzione di un polo televisivo europeo che passa dalla Spagna e dalla Germania con la “semi” scalata al gruppo tedesco Prosiebensat. Un tentativo che è stato ostacolato in Spagna con la decisione dei giudici di inizio luglio che si sono opposti all’operazione Media for Europe. In Germania nessuno si è opposto alla “scalata” che ha portato Mediaset al 25% di Prosiebensat, ma il gruppo italiano è rimasto ben lontano dalla “gestione” del gruppo televisivo tedesco.

La prima conclusione è che Mediaset non è particolarmente brava a fare “corporate action” perché dal tentativo di una pay per view “forte” passando per quello attuale di un gruppo europeo controllato “in Italia” i successi sono stati magrissimi per non dire inesistenti e in più Mediaset si ritrova un azionista “ostile” poco sotto la soglia del 30% in casa. La seconda conclusione è che quando si parla di televisione, evidentemente, tutto diventa “politico” e così Mediaset si ritrova in una palude sia in Germania che in Spagna e, forse, persino in Italia grazie alla decisione della Corte di ieri.

Ci siamo chiesti come mai in Germania nessuno dicesse niente contro la “mini scalata di Mediaset”; forse perché è assodato che non verrà mai consentito, all’ultimo secondo o persino dopo, che il controllo effettivo passi veramente di mano tanto più a un azionista italiano. Esattamente come in Spagna non hanno permesso che Mediaset Espana venisse “chiusa” e tolta dal mercato. Il progetto media europeo di Mediaset è avanzato in Germania in un silenzio del sistema Paese tedesco abbastanza sorprendente. La questione quindi è chi sia rimasto a credere all’illusione.

Una domanda interessante perché su questa illusione si possono costruire scenari politici.

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