Migranti, Corte Ue: no sequestro navi senza prove/ Caso Sea Watch: “ok ispezioni ma…”

- Josephine Carinci

Le navi nei porti possono essere ispezionate ma non sequestrate: lo dice la Corte di giustizia dell’Unione Europea riguardo il caso Sea Watch. I decreti Salvini…

SeaWatch 3 migranti
La nave Sea Watch 3 (Twitter, 2019)

Sbarchi migranti e Ong, cosa dice la Corte di Giustizia Ue

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che le navi umanitarie possono essere ispezionate ma non sequestrate senza ragioni fondate. Si tratta di una dura “reprimenda” ai Decreti Sicurezza di Matteo Salvini, che invece avevano stabilito l’esatto contrario. Le bocciature nei tribunali non sono mancate in questi anni, così come quelle della Corte Costituzionale. Ecco ora che a dire la propria sul caso Sea Watch è stata anche la Corte di giustizia Ue, incaricata dal Tar di Palermo di decidere.

Il Tar aveva chiesto ai giudici di esprimersi in seguito ai ricorsi presentati dalle Organizzazioni di soccorso dopo il sequestro delle navi. La corte ha stabilito che le navi possono essere sottoposte a controlli da parte dello Stato di approdo, ma solamente “In caso di evidente pericolo per la sicurezza, la salute o l’ambiente”. Il tutto è nato dalla questione riguardo la Ong tedesca Sea Watch. Dopo che le navi Sea Watch 3 e 4 vennero ispezionate nell’estate del 2020 dalle autorità italiane, con il fermo disposto da parte delle Capitanerie, la Ong aveva fatto ricorso al Tar della Sicilia, parlando di direttiva comunitaria violata.

La sentenza della Corte Europea sul caso Sea Watch

La Corte europea ha analizzato il caso Sea Watch spiegando che la direttiva deve essere interpretata tenendo conto delle norme del diritto internazionale. Bisogna dunque sempre prestare sempre soccorso alle persone in pericolo o in difficoltà in mare e le persone a bordo di una nave dopo un salvataggio non devono essere “computate ai fini della verifica del rispetto delle norme di sicurezza in mare”. Il numero di persone a bordo non giustifica dunque un controllo. Solo dopo lo sbarco a terra lo Stato di approdo può ispezionare la nave ma il provvedimento deve essere giustificato.

“La sentenza fornisce una base legale alle Ong e rappresenta una vittoria per il soccorso in mare. Le navi potranno continuare a fare ciò che sanno e che devono fare: soccorrere le persone e non rimanere bloccate in porto per decisioni arbitrarie e pretestuose. Per mesi Sea Watch 3 e Sea Watch 4 sono state trattenute per controlli dello Stato di approdo con motivazioni assurde: certificazioni mancanti e troppe persone soccorse” ha dichiarato la Ong tedesca Sea Watch. Di contro, stabilisce sempre la sentenza della Corte Ue, le ispezioni sono comunque legittime e le Capitanerie di porto possono intervenire, come fanno già con altre navi normalmente, se riscontrano gravi deficienze di sicurezza e ambientali.

 





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