Migranti, Visegrad vs Italia: “No ricollocazione obbligatoria”/ E’ scontro nell’Ue

- Davide Giancristofaro Alberti

Migranti, Visegrad si oppone pubblicamente alla ricollocazione obbligatoria dei flussi, inviando una lettera alla Commissione Ue

Alan Kurdi
Nave Alan Kurdi della Ong Sea Eye (LaPresse)

E’ scontro sui migranti fra i paesi del sud Europa, capitanati da Italia e Spagna, e quelli di Visegrad. I primi chiedono un “meccanismo per il ricollocamento obbligatorio” degli stessi flussi migratori, ma i secondi hanno rimandato la proposta al mittente. Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia, con l’aggiunta di Estonia, Lettonia e Slovenia, hanno scritto una lettera congiunta alla Commissione Ue, riguardante il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, in cui si legge che “Dobbiamo reiterare la nostra forte obiezione al ricollocamento obbligatorio di richiedenti asilo e migranti in qualsiasi forma. Siamo convinti – si legge ancora sull’agenzia Agi – che introducendo il ricollocamento obbligatorio, rischieremmo di creare un potente fattore attrazione così come incentivi per i trafficanti di migranti, mettendo vite umane a rischio. Questo approccio andrebbe contro la stessa logica della nostra politica di asilo e migrazione. La solidarietà – concludono – dovrebbe essere intesa in termini molto più ampi: il catalogo delle misure possibili deve essere aggiustato alle preferenze e possibilità degli Stati membri”.

MIGRANTI, VISEGRAD VS ITALIA: ECCO COSA CHIEDONO I PAESI DEL SUD

Niente da fare quindi, ai “paesi del nord” non piace l’idea della ricollocazione obbligatoria, così come chiedono da anni Italia, Spagna, Cipro, Grecia e Malta, le nazioni del Mediterraneo ovviamente più esposte all’arrivo dei migranti. Questi, dal canto loro, hanno chiesto alla Commissione una riforma della Convenzione di Dublino sul diritto di asilo che “superi il criterio della responsabilità del Paese di primo ingresso” e preveda “un meccanismo di ricollocamenti obbligatori”. Così si legge su un cosiddetto “non-paper”, un documento non ufficiale sottoscritto dalle nazioni di cui sopra, presentato nella mattinata di ieri dal ministro dell’interno, Luciana Lamorgese, durante una videoconferenza con i colleghi europei. Nel documento si legge ancora che, chi sbarca “sul territorio di uno Stato membro come risultato di un’operazione di ricerca e soccorso non può essere considerato allo stesso modo di altri ingressi irregolari”, inoltre, “in caso di pressione migratoria sproporzionata alla frontiera mediterranea di uno Stato membro, dovrebbe essere proposto un porto sicuro alternativo”. Yilva Johansson, commissaria Ue agli Affari interni, ha spiegato che sarà “un compito molto difficile” trovare un accordo fra i vari paesi “ma dal mio punto di vista è possibile”.

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