Expo 2015/ Come cambierà Milano? Ripensandola con i cittadini

- int. Carlo Masseroli

Carlo Masseroli, Assessore allo Sviluppo del territorio di Milano ci spiega come sono improntati i progetti per l’Expo. Leggi l’intervista a DAVIDE RAMPELLO (Triennale di Milano)

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Per scoprire come cambierà il volto di Milano, a seguito della decisione di assegnarle l’Expo del 2015, abbiamo intervistato l’Assessore allo Sviluppo del Territorio di Milano, Carlo Masseroli.

Milano si è aggiudicata l’Expo 2015. Quali le conseguenze più immediate di questo trionfo? Quali i progetti che partiranno per primi?

Il grande ruolo dell’Expo sono non solo i sei mesi di esposizione, ma è soprattutto il percorso che ci separa da quei sei mesi ad essere decisivo per poter rispondere in modo più efficace e preciso ai grandi temi della città; grandi temi che passano attraverso progetti di sviluppo urbanistico, ma che necessitano della regia pubblica: l’ossatura della città che passa attraverso un infrastrutturazione più forte, un collegamento fra i parchi, una presenza di servizi maggiormente serviti, a loro volta, dai mezzi di trasporto. Una città più ordinata insomma, che risponda in modo più deciso ai bisogni e alle aspettative dei cittadini.
Per raggiungere questo obiettivo stiamo facendo un lavoro veramente importante di incontro e collaborazione, girando quartiere per quartiere per conoscere la gente, le associazioni, le opportunità, i gruppi intermedi, tutte le realtà. Incontrando la gente è chiaro che emergono alcune contraddizioni salienti, che rappresentano i punti principali su cui non possiamo fallire, non possiamo non rispondere: il grande bisogno di casa a prezzi accessibili, quartieri con situazioni abitative adeguate al territorio, la necessità di realizzare un sistema di parchi collegati che portano a una crescita della qualità della vita. Oppure la necessità di dare delle risposte strutturali al problema dei rom: quasi in contemporanea al successo di Parigi sono stati sgomberati 800 rom dall’area della Bovisa che però si sono spostati in un’altra area, quella di Quarto Oggiaro. Abbiamo a questo punto l’input, l’opportunità e la responsabilità di dare delle risposte strutturali a questi temi.

Quali cambiamenti percepiranno i cittadini milanesi e come cambierà Milano in questi sette anni che ci separano dall’esposizione? Qualcuno già preannuncia la possibilità che si verifichino disagi…

Gli obiettivi della città non cambiano: una grande regia pubblica, l’aumento della qualità della vita. Il modello Barcellona da questo punto di vista si configura come un esempio interessante, innanzitutto perché in Spagna hanno dato massima attenzione agli aspetti pubblici, con grandi progetti urbanistici e infrastrutturali. Questo era, ed è, il nostro piano in termini generali con o senza Expo. Con l’Expo ci sono ovviamente finanziamenti maggiori, che ci consentono di andare con più serenità nella direzione di realizzare le infrastrutture pubbliche. Inoltre, questa assegnazione aggiunge una grande attrattività alla nostra città, suscita una grande attenzione da parte di tutti gli operatori privati che preferiranno investire su questa città piuttosto che su altre, e questo ci consente veramente di prendere il volo sugli obiettivi che abbiamo. Almeno queste sono le aspettative.
È chiaro che ci sarà un po’ di disagio: ma come quando uno cambia casa e deve fare il trasloco per passare da una situazione che prima era un po’ peggio di come sarà, decide anche di sopportare un periodo di difficoltà e di sacrificio. È questa e la cosa che chiediamo a noi stesi e a tutti i cittadini, perché l’alternativa sarebbe stata quella di trovarci con una città che tra 15 anni avrebbe perso completamente competitività.

Questo effetto benefico scatenato dall’assegnazione dell’Expo si propagherà, a suo parere, a tutta la nazione?

Bisogna considerare che quando parliamo di Expo di Milano parliamo di un evento che si svolgerà in uno spazio urbanizzato che comprende l’intera Lombardia. Credo che l’attrattività del territorio diventi un’ opportunità per tutte quelle realtà che saranno capaci e vorranno giocare questa partita.

La vittoria di Milano è dovuta unicamente alla capacità e al dinamismo della città o è più da ricondurre ad un’azione dell’Italia intera?

Come prima considerazione, va detto che il raggiungimento di questo traguardo è dovuto alla caparbietà del Sindaco che ha colto questa opportunità e l’ha portata avanti affrontando tutti gli ostacoli che si sono frapposti nel mezzo. È una vittoria che certamente affonda le radici nella nostra città, ma che è stata possibile grazie alla collaborazione di tutte le istituzioni e le forze politiche dal momento che si è verificata una collaborazione trasversale, una condivisione generale dell’impegno dell’ operazione. È chiaro che le vicende dell’ultimo periodo che hanno avuto una risonanza a livello internazionale, come ad esempio il problema dei rifiuti (visto che il mondo fa fatica a distinguere Napoli da Milano e si parla più in generale di Italia), certamente non ci hanno aiutato. Sono però segnali della grande opportunità rappresentata da questo Expo per Milano e per l’Italia, che diventa una partita dove ancora una volta il capoluogo lombardo può fungere da traino per tutta la nazione.

Come è stato tutto questo periodo di preparazione alla votazione? Qual è il fattore (o i fattori) che maggiormente hanno influito sulla vittoria?

C’è stato soprattutto un incontro continuo con tutti i paesi a cui si è illustrato quello che stiamo facendo a Milano, e si è raccontato delle possibili collaborazioni a livello internazionale che possono nascere da questo tema che è stato scelto. Ovviamente poi la scelta cadeva tra la nostra città e Smirne e quindi si trattava anche di scegliere tra un paese come l’Italia e un paese come la Turchia, anch’esso possessore di tutte le caratteristiche per arrivare fino in fondo, tant’è che i voti di differenza non sono stati poi così tanti. Credo che il fattore che alla fine ha fatto prevalere Milano è stato il riconoscimento di un progetto sul futuro della città e del paese molto definito.



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