IL CASO/ Ecco come il nuovo Piano del Territorio può cambiare Milano

Il nuovo strumento di regolazione del territorio della città interviene dopo quasi 30 anni dall’approvazione dell’ultimo Piano Regolatore Generale. Un’opportunità che Milano non può permettersi di mancare

02.12.2009 - Guido Bardelli
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Il Pgt rivoluzionerà la città

Durante un recente dibattito al festival del Pd, un autorevole esponente di quello stesso partito ha definito il Piano di Governo del Territorio (Pgt) una “sfida per la Città”.  Questa definizione è ancora più attuale oggi, all’inizio della procedura di approvazione del Piano che prevede una prima adozione in Consiglio comunale, un periodo di pubblicazione del Piano stesso per le osservazioni da parte dei cittadini e per i pareri obbligatori di alcuni organismi pubblici (Provincia per la compatibilità del Ptcp, Arpa e Asl per gli aspetti ambientali e sanitari) e la  definitiva approvazione da parte del Consiglio comunale.

Per comprendere le caratteristiche di questa sfida è necessario ricordare che il nuovo strumento di regolazione del territorio della città interviene dopo quasi 30 anni dall’approvazione dell’ultimo Piano Regolatore Generale (Prg), ed è destinato a programmare ed indirizzare tutte le scelte di trasformazione urbana dei prossimi anni.

L’unico tentativo di intervento organico sullo sviluppo urbano di Milano era stato quello della prima Giunta Albertini che, con l’assessore all’urbanistica Maurizio Lupi, aveva predisposto il documento di inquadramento delle politiche urbanistiche comunali, approvato dal Consiglio Comunale nel giugno del 2000.

Si trattava però di un documento programmatico che si limitava a regolare un particolare strumento urbanistico, il Programma Integrato di Intervento (Pii), finalizzato alla riqualificazione del tessuto urbano di alcune aree strategiche della città e che pure ha contribuito alla riqualificazione e allo sviluppo di parti importanti del territorio urbano.

Successivamente all’approvazione di tale documento, la Regione Lombardia, con la Legge Regionale 12/2005 (Legge per il Governo del Territorio), ha varato una nuova stagione dell’urbanistica nella nostra Regione. Detta legge non ha solo sostituito il Prg con il Pgt, ma ha anche superato la visione del piano urbanistico come strumento di regolazione rigida della città, privilegiando una concezione più flessibile e dinamica di Governo del Territorio. Il Pgt di Milano attua pienamente questi nuovi principi; non più rigidi vincoli e destinazioni funzionali immodificabili ma obiettivi strategici, espressione di una visione complessiva della città, da attuare mediante strategie ed azioni descritte nei tre atti costitutivi del piano: il Documento di Piano, che individua la politica del territorio urbano e i grandi ambiti di trasformazione; il Piano delle Regole, che disciplina il territorio urbano consolidato; ed il Piano dei Servizi che indica e regola la dotazione di servizi nella città, valorizzando anche la ricchezza delle esperienze di soggetti privati presenti nel territorio.

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Non è possibile, naturalmente, soffermarsi in questa sede sui numerosi contenuti innovativi del Pgt. Mi limito a tre esemplificazioni che evidenziano il livello di novità introdotto nella regolamentazione del territorio milanese.

 

In primo luogo, viene definitivamente abbandonata la rigida suddivisione in zone del territorio comunale (industriale, terziario, residenziale) a favore di un “mix funzionale” libero e flessibile (con limitate eccezioni per le attività commerciali); in secondo luogo viene applicato in modo estensivo l’istituto della cosiddetta “perequazione urbanistica”, con la quale vengono attribuite a tutte le aree del territorio comunale omogenei diritti edificatori: quelli provenienti da aree destinate a verde e infrastrutture potranno essere trasferiti su terreni diversi da quelli che li hanno originati, consentendone così l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale.

 

È appena il caso di ricordare che il precedente Prg, imponendo vincoli di inedificabilità assoluta a parti del territorio comunale, non ha consentito alla pubblica amministrazione di acquisire dette aree  se non in taluni casi ed a seguito di costose e complesse procedure espropriative.

 

Infine, il Piano dei servizi equipara, tra l’altro, l’erogazione dei servizi di interesse generale da parte di soggetti pubblici e privati, riconoscendo a questi ultimi – attraverso l’istituto dell’accreditamento e previa stipula di una convenzione con il Comune – la possibilità di rispondere ai bisogni concreti delle persone e della collettività.

 

Sono sufficienti questi cenni per comprendere la rilevanza della sfida che attende la città, sfida che coinvolge, in primo luogo, la classe politica, chiamata ad un dibattito nei prossimi giorni in Consiglio comunale che dovrà riguardare i contenuti strategici del Pgt, senza soffermarsi su pregiudiziali ideologiche o visioni parziali della città.

 

 

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