INDIGNATI A MILANO/ Brandirali: le perquisizioni? E’ grave un problema culturale…

- int. Aldo Brandirali

Sono finiti da poco gli scontri nella capitale durante la manifestazione degli “indignati”, e adesso è caccia ai responsabili con perquisizioni a tappeto. Il commento di ALDO BRANDIRALI

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Foto Ansa

Si sono conclusi da poco gli scontri nella capitale durante la manifestazione degli “indignati”, che protestavano contro gli effetti della crisi economica, in cui la città è stata letteralmente messa a ferro e fuoco da centinaia di black bloc che hanno incendiato automobili e distrutto strade e edifici, causando il ferimento di circa ottanta persone. Adesso è caccia ai responsabili, attraverso un’operazione di polizia e carabinieri che stanno eseguendo controlli e perquisizioni a tappeto in tutta Italia negli ambienti dell’anarchia e dell’estremismo più radicale. A Napoli, i vari controlli nelle abitazioni di persone ritenute vicine all’area antagonista, non hanno portato ad alcun esito, mentre a Firenze sono state fermate sei persone provenienti dall’area anarco-insurrezionalista con precedenti per violenze in manifestazioni di piazza, poi liberate con una denuncia di possesso di oggetti atti ad offendere. Perquisizioni anche a Milano in sei abitazioni di militanti di un centro sociale: dalla questura fanno sapere che è stato sequestrato del materiale, ma non è scattata nessuna denuncia. Dopo i dodici arresti avvenuti a Roma, il gip Elvira Tamburello ha deciso che non ci sarà il giudizio per direttissima per non ostacolare le indagini. Per parlare della situazione milanese, dove le perquisizioni risultano più massicce, IlSussidiario.net ha contattato Aldo Brandirali, ex consigliere e Assessore del Comune di Milano: «Milano è una fucina di movimenti alternativi e settari particolarmente forte, e tra centri sociali e anarchici di nuova generazione c’è una presenza molto dura in città. C’è un mondo antagonista a Milano che in questo momento ha in parte uno sfogo perché partecipa alla nuova giunta Pisapia, e fanno quindi parte di un’alleanza politica, anche se nel loro Dna il concetto di alleanza non esiste. Credo che lo spirito della negazione totale, del non rispettare la legge, è forte in questi gruppi e a Milano questi gruppi hanno sempre avuto questa filosofia: anche nell’occupazione delle sedi dei centri sociali, il principio filosofico con cui le hanno motivate è sempre stato contro la legge, che secondo loro non raggiunge i loro diritti. Oltre al gruppo anarchico, che è quello che fa più paura, il resto fa parte della filosofia dei centri sociali, ed è una cultura che crede che la maggioranza del Paese sia incosciente, stupida e manipolata, e che solo le minoranze sono consapevoli, e così motivano il rifiuto della legge, il cui rispetto riguarda le decisioni della maggioranza, sulla base della democrazia. In questa cultura c’è infatti il totale rifiuto della democrazia, che dal loro punto di vista riguarda solo una massa manipolata e corruttibile, per cui la loro sfida dal punto di vista culturale riguarda proprio andare contro questa massa».

Riguardo alla nuova giunta Pisapia, Aldo Brandirali commenta: «Basti pensare che durante la prima seduta del consiglio comunale, quando Pisapia ha deciso di offrire il risotto ai cittadini, in piazza San Fedele c’è stata la festa di tutte le illegalità di Milano, dagli occupanti abusivi e immigrati senza permesso di soggiorno, ad altre categorie fuorilegge. Questo dà l’idea che dietro la sinistra milanese c’è un grande equivoco culturale: sono democratici o non sono democratici? Perché, se sono convinti che la massa sia corruttibile e manipolabile, sono contrari alla democrazia? I ritorni estremistici, che possono naturalmente essere anche di destra, sono sempre forme di letture intellettuali in cui la democrazia è realizzata nell’incoscienza generale. Non credo che Milano sia poi così cambiata: è una città la cui maggioranza è stata sempre pacata, procedendo a passo lento e graduale. E spesso questo tipo di passo, anche lavorativo, non è apprezzato, ma esprime senza dubbio lo spirito minoritario degli alternativi, che non vogliono responsabilità ma solo la maggiore libertà possibile. Da sempre abbiamo a Milano un estremismo da modello di società alternativa. Per il futuro sono molto preoccupato, perché so che le ideologie continuano ad esistere e oggi ce n’è una nuova che consiste nella visione astratta del nichilismo, dell’annullamento di ogni entità di valore, per cui credo che il problema culturale si faccia sempre più impellente per il futuro. Chi deve ristabilire la struttura naturale dell’uomo, dei suoi valori e del suo cammino? Se la cultura non accompagna il cammino di un popolo non si va avanti, e tutti i produttori di cultura e comunicazione a Milano dovrebbero fermarsi a riflettere e capire la enorme responsabilità che hanno».   

 

(Claudio Perlini)

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