BANDO SEA/ Così Tabacci vuol regalare la Lombardia a Gamberale e alle banche

Secondo GIACOMO BERETTA, la cessione del 29,75 delle quote delle quote di Sea detenute dal Comune è stata una vera e propria svendita; il primo passo di una liquidazione totale

19.12.2011 - int. Giacomo Beretta
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Foto Ansa

Come da copione, il 29,75% delle quote di Sea in mano al Comune di Milano sono state acquisite da F2I, il fondo di investimenti di Vito Gamberale. Costo del pacchetto: 385 milioni più un euro. Anche al fondo indiano Srei faceva gola l’offerta. Ma per una beffa del destino, il suo rappresentante legale, Vinod Sahai, è arrivato 10 minuti in ritardo rispetto al termine ultimo previsto dal bando. E  l’affare, per lui, è sfumato. Peccato. Per il Comune. Stando alle sue dichiarazioni, infatti, gli indiani avevano messo sul piatto 40 milioni in più. Questi pare che, a differenza delle intenzioni manifestate inizialmente, non faranno ricorso. «Vorrebbe comunque dire – dice Sahai – che cominciano male i rapporti con l’eventuale partner di maggioranza. E comunque. L’ unico nostro scrupolo è quello di non rovinarci l’immagine, visto che abbiamo altri interessi in Italia». Una vicenda, in ogni caso, densa di elementi da chiarire. Ne abbiamo parlato con Giacomo Beretta.

Tabacci ha detto che se la società indiana dovesse fare ricorso e se la magistratura dovesse sospendere l’operazione «salterebbe il patto di stabilità e a quel punto chi ricorre dovrà anche farsi carico del danno erariale provocato alle casse del Comune». E’ così?

Se fanno ricorso, la cessione viene bloccata, il Comune non incassa e, effettivamente, non rispetterebbe il patto di stabilità. Resta da vedere se potrà effettivamente chiedere il danno erariale. Tabacci, infatti, parte dal presupposto di aver agito in maniera corretta. Ma la società indiana, laddove effettivamente facesse ricorso, potrebbe vincerlo.

Come valuta l’operazione nel suo complesso?

Io non l’avrei fatta. In questo modo non si sono valorizzate le quote di Sea, ma si è deciso di svenderle a un privato. E’ vero che tali quote ammontano solo al 29,75 per cento della società. Ma l’acquirente ha acquisito il diritto di nominare il direttore finanziario, con il potere di veto sui piani industriali. I segnali, quindi, indicano che il Comune procederà alla svendita di altre quote.  

De Corato annuncia un esposto alla magistratura – che ha già aperto un fascicolo-  e alla Corte dei Conti perché valutino l’intera vicenda. Secondo lei sussistono gli estremi per aprire simile procedure?

Esistono gli estremi per un danno erariale provocato dal comune. La società vale un miliardo e mezzo. Il 30% corrisponde a 450 milioni. Gamberale ne ha spesi 380. E la società, mal che vada, tutti gli anni produce utili per 90-100 milioni l’anno.   

Qual era il progetto della Giunta Moratti?

Io avevo proposto di quotare in Borsa Sea, in modo da consentire alla società comunale di incassare equity. Tutti i soldi ricavati sarebbero rimasti in Sea, che avrebbe potuto accelerare il suo piano industriale e di investimenti. Il pareggio di bilancio si sarebbe ottenuto attraverso la vendita di Serravalle e, in seguito alla quotazione in borsa della società aeroportuale, staccando un dividendo straordinario.

Ora, tuttavia, sembra che nessuno voglia la Serravalle…

Per forza. Si tratta di una strategia portata avanti da Tabacci. E’ sufficiente leggere le dichiarazioni rilasciate nel tempo per comprendere il suo disegno.

Ci spieghi meglio

Quando la Giunta Moratti decide di vendere la sue quote di Serravalle, il Terzo Polo, per bocca di Tabacci e di Manfredi Palmieri, denuncia che il prezzo è troppo basso. Ma, divenuto assessore, Tabacci inizia a dire che il prezzo è troppo alto, che sarà necessario fare una NewCo con la Provincia e rimettere in discussione i posti del Cda. Una serie di dichiarazioni per deprezzare l’operazione e renderla nulla. Sapendo bene che, se non avesse venduto la Serravalle, avrebbe avuto grandi problemi di Bilancio.  

Lo scopo di tutto ciò?

Si è voluto favorire un gruppo ben preciso, privatizzando gli utili e socializzando le perdite.

Perché?

Le ricordo che F2I vuol dire Banca Intesa e Unicredit. L’ex amministratore di quest’ultima, Alessandro Profumo, era stato salutato da Tabacci come salvatore del centrosinistra. Intesa, invece, è la banca che gestisce Cal, (Concessioni Autostradali Lombarde) e che ha in mano il debito della Serravalle. Laddove si dovesse raggiungere un ulteriore accordo, e F2I acquisisse anche le quote dell’autostrada, il fondo di Gamberale e Intessa Sanpaolo controllerebbero le principali infrastrutture delle regione più importante d’Italia. Occorre, infine, ricordare, che il ministro delle Infrastrutture è l’ex ad di Intesa, mentre il suo sottosegretario, Ciaccia, all’interno della stessa banca, è sempre stato l’incaricato a seguire tali operazioni.   

Cosa gliene viene a Tabacci?

Tabacci appartiene alla vecchia sinistra demitiana, che ha sempre sostenuto una visione statalista del potere e della società. Sapendo benissimo che, in questa fase, lo Stato non ha la forza per gestire alcunché, si rivolge, invece che al mercato, alle banche, in funzione suppletiva dello Stato. Le quali, dal canto loro, invece che svolgere il proprio ruolo finanziando le imprese, stanno agendo esse stesse da imprese. E, al momento, sono le più redditizie. 

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