VISTO DAI QUARTIERI/ Ecco quali sono i nodi irrisolti di Santa Giulia

- Silvio Restelli

La voce dei nuovi abitanti di Rogoredo-Santa Giulia nel racconto di SILVIO RESTELLI. Il nuovo quartiere, edificato su aree ex-industriali era una scommessa per l’intera città

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Case in costruzione nel quartiere di Santa Giulia

Caro direttore,
esistono diversi modi per conoscere una città: uno è quello di  far emergere le storie di vita di chi vi abita e a partire da esse porre delle domande capaci di aprire spazi nuovi.

Da questo punto di vista molti dei nuovi abitanti di Rogoredo-Santa Giulia (almeno cinquemila) potrebbero raccontare le loro storie a partire da ciò che  li accomuna.
Il nuovo quartiere, edificato su aree ex-industriali (Radaelli e Montedison) che dovevano essere bonificate, era una scommessa non solo per il loro futuro ma per quello della intera città: un nuovo modo di riqualificare le periferie, una città nella città, un’area abitativa collegata a uno degli snodi più importanti del traffico automobilistico (la tangenziale e la paullese), costruita attorno ad un Centro Congressi e alle attività che ne derivano (servizi e alberghi),  dotata di servizi sociali (scuole, centri commerciali, negozi), caratterizzata da una vasta presenza di verde pubblico, e collegata con la linea gialla e con una nuova linea tranviaria che percorre una lunga via pedonale (la promenade), lungo la quale si collocano ordinatamente case e negozi, e che costituisce il salotto e il luogo di incontro quotidiano degli abitanti e di chi viene in visita.

Progetto urbanistico per il quale si scomodano esimi architetti di fama internazionale, e che diventa prima una convenzione tra il Comune di Milano e l’operatore privato, firmata il 16 marzo 2005 e poi variante del Piano Regolatore, alla cui realizzazione cooperano una Agenzia immobiliare (Risanamento), che, essendosi aggiudicato l’appalto, si presenta come realtà solida finanziariamente e un gruppo molto qualificato di cooperative edilizie appartenenti alle diverse famiglie del movimento cooperativo, riunite in Consorzio (Consorzio Santa Giulia), controllate per quanto riguarda il rispetto dei parametri ambientali dalla Regione Lombardia (che affida il compito della bonifica all’impresa del sig. Grossi)  e dall’ARPA, agenzia regionale che certifica la regolarità  delle operazioni.

Qui, nel decidere se dar credito o no a tale promessa, entra in gioco la differenziazione soggettiva dei protagonisti. Giovani appena sposati che pensano alla loro prima casa, genitori che, avendo messo da parte alcuni risparmi, vogliono aiutare i loro figli, coppie che già possiedono una loro abitazione e hanno esigenza di allargarsi, lavoratori che vivendo in affitto pensano di investire la loro liquidazione in un bene come la casa, e infinite altre tipologie di persone, tutti valutano i “pro” e i “contro” della situazione e dopo tante esitazioni si lasciano convincere anche dall’autorevolezza dei soggetti sociali in gioco. Le cooperative, il Comune di Milano, la Regione Lombardia dovevano bilanciare (“pro”) tutti quegli elementi (“contro”) che venivano dalla non sufficiente trasparenza del privato (Risanamento-Zunino) e dall’esperienza di precedenti progetti (vedi Bicocca) clamorosamente falliti.

Che cosa è successo è noto.
Per sintetizzare basta indicare le tappe del disastro: ritardo sui tempi di costruzione della parte di progetto affidata a Risanamento, decisione della giunta nel Novembre 2007 di spostare la costruzione del Centro Congressi su un’altra area senza sostituire ad esso alcuna altra equivalente funzione sociale, il quasi “fallimento” di Zunino e l’entrata in Risanamento delle principali banche  con cui si è indebitato, l’indagine sui lavori di bonifica da parte della Magistratura milanese, la scoperta dell’inquinamento grave ancora esistente su una parte dell’area (ex Montedison) e confisca precauzionale di tutta l’area in attesa di rilevare valori definitivi di inquinamento ambientale.

Queste le storie di vita. Queste le domande.
1) L’intervento della magistratura ha rivelato ciò che l’ARPA regionale avrebbe dovuto controllare e non ha fatto. Esistono organismi di controllo efficienti?

2) Le opere di urbanizzazione primaria di responsabilità comunale (scuola materna, parco trapezio, parcheggio auto e promenade) praticamente già finite stanno lì inutilizzate in attesa che qualcuno (il Comune) sblocchi le giuste perplessità dei cittadini ai quali, tra le tante promesse, è stato detto  che tutto si sarebbe chiarito in tempi brevi. Che cosa fanno le autorità comunali?

3) Il quartiere (non concluso) si presenta soprattutto per le parti già costruite (edifici di abitazione, scuola materna, promenade, parco trapezio, parcheggio comune) come una enorme domanda che aspetta dalle autorità competenti una risposta. Ma il nuovo piano di Governo Territoriale non si occupa di S.Giulia, perché la considera già realizzata.

4) Lo spostamento del Centro Congressi richiede che tempestivamente si proponga la costruzione di una funzione urbanistica di rilevanza analoga (cultura, sport, salute o altro) in modo da mantenere la possibilità di procedere alla bonifica definitiva del territorio e alla realizzazione del verde pubblico previsto. E se l’indagine preliminare della magistratura rivelasse la presenza di fattori inquinanti che non permettono la presenza di insediamenti, che cosa succederà?



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