QUARTIERI IN BILICO/ Villapizzone-Cagnola, quella “città” nascosta dove non ci si incontra mai

- Eugenia Montagnini

Quartieri in bilico, il percorso tra le periferie milanesi continua. EUGENIA MONTAGNINI ci conduce nel quartiere Villapizzone-Cagnola di cui si parlava spesso quando le aziende erano attive

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Quartieri in bilico di Milano (Imagoeconomica)

La città ha tante anime, tanti luoghi che la rappresentano: alcuni visibili e conosciuti, altri più defilati e meno noti. Fra questi ultimi il quartiere Villapizzone-Cagnola, dai confini indefiniti e assai poco presente, rispetto ad altri quartieri, nella cronaca milanese. Se ne parlava sicuramente fino a una decina di anni fa, quando le aziende che lo abitavano erano attive e piazza Prealpi (cuore pulsante di questo territorio) rimbalzava spesso sulle pagine di cronaca nera, per fatti di violenza e malavita (in particolare legati alla n’drangheta).

Villapizzone e il suo intorno appaiono come una città nella città: con una vita in parte indipendente da quella di Milano, lontana dai ritmi frenetici del centro. L’impressione rilevata, attraversandone il territorio, è che lo spazio sia fondamentalmente residenziale, privato, abitato principalmente di notte e durante i finesettimana.

Sul territorio mancano infrastrutture che si occupino specificatamente di giovani e che creino occasioni di socializzazione. Scarseggiano gli spazi pubblici di aggregazione all’aperto; l’unico è piazza Prealpi. Le altre piazze presenti hanno perso il significato di luogo di incontro, acquisendo semplicemente quello di luogo di passaggio (come piazza Castelli e piazzale Accursio); gli spazi verdi sono in gran parte stati sacrificati alla viabilità, seguendo un trend tutto italiano dove, a fronte di una storia e di una cultura per le quali la piazza è un luogo identitario e di incontro, nell’oggi spesso le piazze non sono altro che un luogo di organizzazione dei flussi stradali, un vuoto fra edifici e vie. Non esistono neppure spazi di verde pubblico e curato, a parte il parco delle Villette.

Come raccontano parecchie persone incontrate sul territorio, la carenza di spazi di aggregazione e di socializzazione è vissuta con fatica anche dalle mamme con bambini piccoli; infatti, sono pochi i posti dedicati a favorire l’incontro sia fra bambini piccoli, in particolare quelli della fascia prescolare, sia fra mamme. Così come mancano luoghi in cui i genitori possano lasciare per qualche ora i loro bambini, utilizzando quel contesto come un’occasione di sostegno alla vita della famiglia.

A fronte di queste criticità – che definiscono la qualità della vita a Villapizzone ma che non sono esclusiva espressione di quel territorio -, è presente nel quartiere una significativa rete di realtà del sociale – ONG, onlus, cooperative sociali fra le quali la S. Martino attiva da parecchi decenni – che in parte si rivolgono al territorio ma che, nella maggior parte dei casi, hanno un’utenza che va ben oltre i suoi confini. Realtà che raccontano di una vivace passione e di una dedizione politica, intesa come tensione attiva di cura per la città e per coloro che la abitano.

Leggendo Villapizzone attraverso i flussi (di persone – di automobili – di mezzi di trasporto pubblico) che solcano e che animano i suoi spazi urbani e quelli del suo intorno, si osservano fondamentalmente due fenomeni: durante i giorni lavorativi la maggior parte di abitanti fuoriesce da questo territorio per questioni legate sia al lavoro sia allo studio; per quanto riguarda, invece, le persone non domiciliate in esso, fondamentalmente il loro transito (si pensi, in particolare, a luoghi quali piazzale Accursio, piazza Prealpi, piazza Castelli, via Console Marcello, via Varesina, viale Espinasse) non prevede come meta finale Villapizzone, proprio perché non è una zona lavorativamente attrattiva.

Transitano e non si fermano, con l’eccezione del centro commerciale Portello, luogo di consumo che attrae persone provenienti da tutta la città (in particolare dalla zona nord) e dai comuni circostanti. Oltre al Portello sono pochi i luoghi che risultano essere attraenti per chi viene da fuori, fra questi qualche ristorante particolarmente ricercato e alcuni luoghi di produzione culturale, quali la scuola elementare Rinnovata Pizzigoni, l’Esagramma (che è un centro di formazione e terapia musicale rivolto a bambini, ragazzi e adulti con  disagi psichici e mentali) e la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori (che si occupa della valorizzazione e della memoria del lavoro editoriale in Italia).

Villapizzone è un quartiere in attesa di trasformazioni, in parte già avviate (quali quelle riguardanti la significativa presenza di immigrati e di attività etniche e la riqualificazione per uso residenziale di spazi industriali, come quelli di via Ajraghi), in parte futuribili. Da questo territorio si guarda con interesse e parziale invidia alla Bovisa – confinante, ma distante a causa della linea ferroviaria – quartiere in rapido mutamento; così come si osservano le evoluzioni di piazzale Accursio, cantiere aperto da anni, piazza, senza identità ma con tanto traffico, sul quale si affacciano il Portello e il grande spazio abbandonato del Tiro a segno nazionale.

Sorge dunque un interrogativo: quanto Villapizzone si lascerà contaminare dalle trasformazioni che lambiscono i suoi confini? Sicuramente, a fronte di un’apparente staticità, qualcosa si sta muovendo.



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