LA PROPOSTA/ Il gallerista: ecco come rendere più bella Milano

- James Rubin

JAMES RUBIN, gallerista di arte contemporanea, lancia una proposta per rendere più bella Milano. Un ritorno alla decorazione, quel livello dell’architettura che ci viene incontro per primo

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Una proposta del gallerista Rubin per migliorare l'estetica della città

È indiscutibile che a Milano sempre più larghe aree urbane sono esteticamente inaccettabili e che la scarsa attrattiva di questi desolati panorami contribuisce a esasperare le persone e gettare discredito sulla politica. A questo riguardo si sono espressi i più autorevoli urbanisti, sociologi e  intellettuali, e non mancano spiegazioni convincenti, ma hanno tutte la pecca di essere vaghe, rassegnate o utopiche.
Vorrei proporre un punto di vista che si sforzi di indicare una strada percorribile aiutando le parole con una semplice simulazione grafica.

La mia professione  è quella del gallerista di arte contemporanea e devo riconoscere che, come i miei colleghi e gli artisti, il nostro ambito di azione è estremamente circoscritto a luoghi dedicati alla nostra disciplina come le gallerie, i musei, le fiere. La capacità che abbiamo di intervenire nella realtà della città è minima perchè siamo poco interpellati da chi governa il territorio e anche per il fatto che il nostro lavoro tende a essere più sperimentale che applicativo.

Questo non mi ha impedito di pensare a quale potrebbe essere il rimedio contro il dilagare della bruttezza nei quartieri periferici della città, che attribuisco in larga parte alla scomparsa degli ornamenti e dei complessi apparati decorativi comuni fino al periodo tra le due guerre. Non intendo l’arredo urbano, ma quello strato epidermico dell’architettura, generalmente di fattura artigianale, che un tempo rivestiva facciate e marciapiedi, ingentiliva finestre, portoni e balconi con elementi modellati di ferro battuto, ceramica, terracotta, pietra. O anche con conglomerati cementizi: non necessariamente il materiale doveva essere prezioso, ma rivolgersi alla persona con una forma espressiva e familiare.

La decorazione è appunto quel particolare livello dell’architettura che ci viene incontro per primo, che ci avvicina ai fabbricati che si offre al nostro sguardo con un’infinità di dettagli lavorati, più di quanto non facciano le masse incombenti dei palazzi.

La proposta del gallerista Rubin per Milano

Parlando dell’attualità della decorazione capita di vedere dei tentativi poco riusciti, per il fatto che sono episodici, estemporanei e spesso del tutto gratuiti. Una decorazione ben fatta dovrebbe avere continuità, essere la manifestazione fisica della personalità di una comunità e non il capriccio individuale di un designer in una situazione isolata.

Se ci fosse un programma di riqualificazione delle periferie con la decorazione riprenderebbe vita l’artigianato che ha un alto contenuto di manodopera (con ricadute positive sull’occupazione) senza un aggravio reale degli investimenti. È abbastanza evidente  che il tempo della speculazione edilizia puramente quantitativa sia al tramonto e che per dare valore agli immobili sia urgente fare qualcosa di più che costruire e accumulare metri quadrati.

Forte di queste persuasioni e convinto che il mio lavoro possa trovare nuova linfa se esce al di fuori della sua nicchia e si misura con la realtà nel suo complesso, mi sono posto l’obiettivo di trovare imprese artigianali che potessero mediare tra il mondo sperimentale dell’arte contemporanea e le normali situazioni ambientali. Ho iscritto la galleria al Matching con questo preciso obiettivo e sono stato sorpreso di trovare che l’artigianato artistico di qualità  non solo vive ancora, ma si è arricchito di nuove capacità tecnologiche capaci di abbassare i costi senza far rimpiangere le lavorazioni interamente manuali del passato.

Insieme ad Archiverde e a Sampietro 1927, veri leader nell’ambientazione dei giardini e nel ferro battuto, abbiamo immaginato come un’impalpabile opera in carta dell’artista americana Maggie Cardelus potesse  diventare un cancello in una cornice di facciata rivestita da un sobrio bugnato e il risultato della simulazione è visibile nell’illustrazione.

L’offriamo al vostro giudizio sottolineando che, se situazioni del genere fossero possibili e comuni, si potrebbe dare nuovo entusiasmo all’asfittico mondo dell’edilizia semplicemente rimaneggiando il patrimonio esistente senza consumare nuovo territorio, e promettere insperabili orizzonti di bellezza a cittadini assediati dallo squallore.

 

Milano, la proposta del gallerista Rubin

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