ELEZIONI/ Festa: dopo l’Expo, ecco cosa serve alla Moratti per prendersi anche la sinistra

- int. Lodovico Festa

Quali sono le sfide che il futuro sindaco di Milano dovrà affrontare, e quali le scelte politiche per gestire al meglio le risorse della metropoli lombarda? Parla LODOVICO FESTA

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Palazzo Marino a Milano

Milano è ricolma di eccellenze, operosità intellettuali e imprenditoriali, caratterizzata da un vivace e variegato clima culturale e capace, al contempo, di un atteggiamento inclusivo che si mette in moto per non lasciare indietro chi ha più bisogno. Di fronte ad una tale ricchezza di risorse, il candidato che emergerà dalla prossima tornata elettorale potrà assumere due prospettive: industriarsi per valorizzare l’esistente, o tentare di sostituirsi ad esso, per decidere di ogni aspetto della vita pubblica. Lodovico Festa commenta le imminenti elezioni milanesi, facendo un bilancio della gestione Moratti, e illustrando le principali sfide che il futuro sindaco si troverà ad affrontare.

Milly Moratti (moglie di Massimo, icona della sinistra chic, e candidata a Milano in una lista che sostiene Pisapia), boccia in pieno i 4 anni della cognata. Intervistata da Repubblica, definisce anche la vittoria dell’Expo una mezza sconfitta. «Oggi nessuno sa davvero quale sia il progetto», dice. Cosa ne pensa?

L’Expo, al di là del progetto in sé – influenzato dall’estremismo di Stefano Boeri che, per fortuna, poi, se n’è andato – è fondamentale, perché ha consentito la riorganizzazione del sistema di comunicazione in un’area strategica come quella di Rho-Pero, che collega Milano e Malpensa e Milano al Sempione. Le tangenziali, la Pedemontana, la tangenziale est milanese e il sistema di metropolitane sono stati possibili grazie alla vittoria della Moratti. Si è trattato di una vittoria decisiva per lo sviluppo di Milano.

Cuore a sinistra e portafoglio a destra. Milly Moratti non ci sta e domanda, sempre su Repubblica: «Possibile che chi sta a sinistra debba essere uno sfigato senza una lira?». Ebbene, è possibile?

La sinistra, ormai, non é più espressione delle classi popolari. Esprime dei punti di vista di settori della borghesia.

Il candidato sindaco del centrosinistra, Giuliano Pisapia, è espressione di Sel, tra i partiti attualmente più a sinistra del panorama politico italiano. Secondo lei chi rappresenta?

Pisapia esprime due forze molto rilevanti della società milanese: la borghesia radicalizzata – elitaria, ma radicalizzata – fortemente antiberlusconiana, e quel filone di estremismo che inizia con il ’68 e finisce con i centri sociali. Gli manca quel rapporto con la tradizione più popolare della sinistra cattolica, comunista e socialista.

 

Torniamo alla Moratti. Quali sono stati gli errori più vistosi di questo mandato?

 

Ci sono state alcune incertezze nella formazione della squadra. Nei trasporti, anzitutto, dove la scelta dell’Ecopass aveva una sua ragionevolezza, ma andava condotta con maggior consenso, e con una visione della città più precisa, come aveva l’assessore precedente, Giorgio Goggi; e nella cultura, dove andava proseguita l’opera di Stefano Zecchi, che aveva costruito un rapporto con la città.

 

«Milano è ricca di realtà e di esperienze che in tutti i settori, partendo dalla centralità assegnata alla persona, costruiscono opere culturali, rendono vivo il territorio dei quartieri, creano lavoro e sostengono chi cerca nuova occupazione, educano, assistono e curano le persone nel bisogno. Bisogna partire da queste realtà per valorizzare Milano», recita il volantino della Cdo per le elezioni milanesi. E’ d’accordo?

 

Credo che abbia colto uno dei grandi problemi di Milano. La città deve ritornare alla sua tradizione ottocentesca, dove la società si auto-organizzava e valorizzava le sue esperienze, senza dipendere dall’intervento pubblico. Tutte le anime di Milano, quella liberal-massonica, quella cattolica, e quella socialista, avevano dotato la città, a fine ‘800, di grandi eccellenze. In seguito, prima il fascismo, più tardi gli anni ’60-’70 hanno fatto fare alla società un passo indietro.

 

Cosa imputa agli anni ’60-’70?

Si produssero due fenomeni: con il ’68 si introdusse una concezione secondo la quale lo Stato poteva risolvere tutti i problemi dell’uomo; contestualmente, vi fu una grande ondata di sindacalizzazione che, sebbene vi si potessero riconoscere molti aspetti positivi, portò ad una gestione statalistica della città. Vennero, ad esempio, statalizzate le associazioni di volontariato e assistenziali.

 

Oggi quali sono le sfide principali che il prossimo sindaco dovrà affrontare?

 

In sostanza, sono tre. Il prossimo sindaco dovrà avere una visione dello sviluppo della città, inquadrato sia dall’Expo che dal piano di governo del territorio; far fronte alle emergenze, come quelle poste dall’immigrazione e dalla criminalità; saper valorizzazione le  risorse esistenti, a partire da quelle culturali. Quest’ultimo è il punto debole della Moratti. Sugli altri due, mi sembra molto più avanti rispetto alla sinistra.

 

Come si valorizza la cultura a Milano?

 

Consultando intellettuali e università, dando loro spazio e creando progetti di ricerca sui quali mobilitare le tante energie presenti. 



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