GAE AULENTI/ Boeri: con la sua curiosità ha aperto gli occhi al mondo

- int. Stefano Boeri

STEFANO BOERI ricorda l’importanza assoluta che Gae Aulenti ha avuto per la città di Milano e non solo. Un talento nei campi più diversi che non ha avuto paragoni

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Gae Aulenti al centro della foto, foto InfoPhoto

Milano piange Gae Aulenti, architetto di origine friulana e pugliese, ma di adozione milanese. E’ scomparsa a 84 anni di età, ne avrebbe compiuti 85 a dicembre e solo poche settimane fa aveva ritirato un premio alla sua lunga e prestigiosa carriera. Gae Aulenti è nome noto in tutto il mondo, per i suoi progetti e interventi architettonici nei posti più diversi, da Parigi a Barcellona.  Ma a Milano, come dice Stefano Boeri contattato da Ilsussidiario.net, rimane un segno particolare del suo lavoro: “Per Milano Gae è stata figura importantissima. Ripeto: importantissima” dice Boeri. “I segni del suo lavoro nei campi più diversi sono evidenti e tuttora significativi. Tra i tanti penso alla sua idea di una Grande Brera che prevedeva lo spostamento dell’accademia per lasciare spazio alla Pinacoteca, ma anche i suoi interventi nell’ambiente della triennale hanno aperto gli occhi al mondo facendo vedere che la vita era cambiata”.

La scomparsa di Gae Aulenti: in una battuta come le piace ricordarla?

Gae lasciato un segno nei luoghi più internazionali e importanti di Milano. Un segno di grandissima qualità. Penso alla triennale dove ha progettato allestimenti e mostre straordinarie, dove ha costruito il progetto dello spazio della galleria della triennale stessa che è uno dei più bei spazi di Milano.

Ha anche lavorato come docente, ad esempio a Brera e non solo.

A Brera ha lasciato un segno importantissimo. E’ stata presidente dell’accademia e per prima ha progettato una nuova sede ragionando su un rapporto diverso tra accademia e pinacoteca. Ma ha lasciato un segno incredibile anche al Piccolo Teatro lavorando con Ronconi e Strehler e poi anche alla Scala.

Lei ha citato alcuni dei tanti campi in cui questa donna si è mossa: non era ferma all’architettura e basta.

Assolutamente no e proprio questa domenica a mezzogiorno la Scala ricorderà appositamente Gae. Perché lei aveva questo di unico: era un architetto che sapeva nutrirsi della curiosità per l’arte, il teatro, la letteratura, la musica sempre però riportando tutto ad alimentarsi dentro il mestiere dell’architettura.

Si può dire che attingeva nei campi più diversi, ad esempio anche la poesia?

Attingeva e costruiva perché in tutte queste cose lei è stata protagonista. Non solo una che attingeva e questo fa di lei una personalità unica.

In che senso?

Era una donna. Non dimentichiamoci mai che l’esprimersi a tali livelli nel novecento e nel dopoguerra, ma anche oggi, di una donna così forte, così ostinata e sensibile dotata di una eleganza e di un fascino irresistibile, pur non essendo una donna dolce, fanno di lei una personalità unica.  

Un carattere davvero poliedrico.

 

Era di una ostinazione implacabile eppure generosa. Questo è il mio ricordo di lei nella nostra conoscenza personale. Voleva che le cose migliorassero intorno a sé, segno di caparbietà ma mai egoista per suo vantaggio. Era sempre, il suo, un atto di generosità.

 

Ha lavorato moltissimo all’estero: è campanilismo dire che però lei rappresenta Milano?

 

E’ una protagonista, una di quelle figure che rappresentano bene l’idea della rivoluzione. Una donna che a Milano diventa quello che è diventata lei è una biografia rivoluzionaria. Segno che c’è un futuro migliore: una donna che è riuscita fare cose che ancora oggi per una donna è molto difficile fare. Per Milano rappresenta moltissimo.

 

Lei vede suoi eredi?

 

Difficile. Era una figura abbastanza irripetibile proprio per la particolarissima gamma di campi di talento che ha avuto. E’ difficile dire se c’è un erede. Magari ci sarà una regista teatrale che ha un pezzo di quel talento così come un architetto o un designer avrà altro di lei.

 

Uno dei suoi interventi a Milano che lei oggi vorrebbe riprendere, continuare?

 

Brera era una sua idea molto forte, quella di spostamento dell’accademia e di liberazione spazi per la pinacoteca magari andando negli spazi Ansaldo, spazi peraltro bellissimi. La sua idea di grande Brera era condivisibile e molto intelligente. Poi ha fatto molte altre cose importanti. Forse suggerire di andare a riprendere una triennale dedicata al tempo libero in cui aveva avuto un ruolo importante non solo di allestimento mea anche di concezione, una triennale che ha aperto gli occhi al mondo sul fatto che la vita era cambiata. 

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