STANLIO E OLLIO/ Un “duello” dal comico al tragico sul palco dei Filodrammatici

- Gloria Anselmi

Fino al 2 dicembre è in scena ai Filodrammatici di Milano un testo di Juan Mayorga, brillante drammaturgo contemporaneo spagnolo. Ce ne parla GLORIA ANSELMI

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Da sinistra, Emanuele Arrigazzi e Fabio Gandossi protagonisti di "Stanlio e Ollio"

Fino al 2 dicembre è in scena ai Filodrammatici di Milano un testo di Juan Mayorga, brillante drammaturgo contemporaneo spagnolo. Gli interpreti Emanuele Arrigazzi e Fabio Gandossi, sotto la guida del regista Paolo Giorgio, si ritrovano a vestire gli improbabili panni di una delle coppie più celebri del cinema di tutti i tempi: Stan Laurel e Oliver Hardy.

In una stanza d’albergo sospesa in una dimensione senza tempo, ma sicuramente ormai lontana dal loro periodo d’oro, Stanlio-Gandossi e Ollio-Arrigazzi ripetono le battute e i movimenti dei loro film passati. Anche queste due grandi ex star del cinema devono affrontare la problematica della disoccupazione, della crisi, e tentare di rimettersi in gioco.

I due hanno visioni divergenti su come superare la situazione, mentre l’uno mira a ricostruire il passato, l’altro è sempre più deciso che l’unica via sia la rottura. Questa posizione di stallo, in cui non si può più tornare indietro ed è difficile continuare, si conclude con un duello. Chi ne uscirà vincitore? Ammettendo si possa parlare di un vincitore.

Quello che viene rappresentato è un testo interessante che apre le porte a svariate riflessioni dalle dinamiche di coppia, alle problematiche nei rapporti personali e lavorativi, alla ricerca di una propria singolarità.

Lo specchio impolverato è solo una delle metafore presenti. Ollio è troppo magro e Stanlio ingrassato, ma in fondo siamo tutti in un perenne mutamento, il cambiamento è insito nella struttura fisica dell’uomo e sono vani gli sforzi per opporsi. L’unico modo per fissare l’istante è nella pellicola, solo nel fotogramma siamo eternalizzati in quel preciso momento e sempre uguali. La vera bellezza però sta proprio in questa fragilità umana e nell’umanità che trasuda dal testo di Mayorga.

Interessante potenziale di crescita per un lavoro che offre agli attori la possibilità di muoversi a trecentosessanta gradi dal registro comico al tragico.

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