IL CASO/ Così la Lombardia ha anticipato la riforma del governo

Con MAURIZIO DEL CONTE parliamo del progetto di legge sullo sviluppo e l’occupazione per favorire la creazione di nuovi posti di lavoro che è stato discusso nella giunta regionale lombarda

10.02.2012 - int. Maurizio Del Conte
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Foto: Imagoeconomica

Oggi nella giunta regionale della Lombardia si discuterà un progetto di legge sullo sviluppo e l’occupazione. L’obiettivo è favorire la creazione di nuovi posti di lavoro facendo ricorso alla contrattazione territoriale decentrata. Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ha dichiarato: “Abbiamo cominciato un confronto con le parti sociali al patto dello sviluppo. Lo scopo che vogliamo raggiungere è agevolare e promuovere la contrattazione territoriale e forme di contratto locale: non è la Regione che fa contratti, ma vuole promuovere la contrattazione che avviene tra le parti”. Per Maurizio Del Conte, docente di Diritto del lavoro all’Università Bocconi di Milano, «il disegno di legge della Regione Lombardia è positivo, in quanto esprime un accordo raggiunto con le parti sociali ed è perfettamente in linea con la riforma che presto sarà varata dal governo».

Del Conte, come valuta il progetto della Regione Lombardia sulla contrattazione decentrata?

Positivamente, in quanto riflette una linea di indirizzo verso la quale ormai le parti sociali hanno dato un sostanziale consenso generale. Si vuole quindi valorizzare lo strumento della contrattazione di secondo livello, come strumento privilegiato rispetto a interventi normativi esterni per la gestione delle crisi e il rilancio dell’occupazione e dello sviluppo. Il fatto che in Regione Lombardia avvii una sperimentazione di questo genere costituisce un elemento positivo e interessante, che potrebbe rappresentare un modello replicabile anche in altri contesti. Il progetto di legge della Regione Lombardia tende a incoraggiare contratti di prossimità che affrontino anche il tema della ricollocazione. Concependo così gli ammortizzatori sociali non soltanto come parcheggio per la disoccupazione, ma soprattutto per favorire il reingresso dei lavoratori a seguito di un percorso di formazione e di riqualificazione, assistiti dalla struttura regionale e di concerto dalle parti sociali, dalle imprese e dai sindacati.

Su quali altri strumenti può fare leva la Regione per rilanciare il mercato del lavoro?

La Regione è l’ente cui spettano le iniziative in materia di formazione. I fondi in materia di formazione rappresentano quindi un ottimo metodo per affrontare pragmaticamente il problema della ricollocazione dei lavoratori in esubero. E’ molto positivo inoltre il fatto che si parta subito con una sperimentazione. Qualcuno ha obiettato la necessità di aspettare una riforma nazionale sul tema degli ammortizzatori sociali e del mercato del lavoro. Ma il progetto di legge della Regione non è assolutamente in conflitto con la linea di indirizzo espressa in questi giorni sul tavolo nazionale, e che punterebbe comunque a una valorizzazione della contrattazione decentrata e della collaborazione tra parti sociali nell’affrontare le crisi. D’altra parte il Pirellone può seguire un suo percorso già da subito ed eventualmente, una volta che avremo la riforma nazionale, coordinarsi con essa. Anche perché la contrattazione decentrata di prossimità è per definizione uno strumento flessibile.

E’ un fatto però che il costo della vita in Lombardia è più alto che altrove, ma in questa fase pensare a un incremento nelle buste paga dei lombardi è un’utopia. Quali saranno quindi i vantaggi della contrattazione decentrata nella nostra regione?

Il basso costo del salario non può essere un fattore di competitività. Se le imprese lombarde pensano di poter competere con Cina, India e Brasile abbassando i loro salari, sono destinate al declino rapido e irreversibile. Una contrattazione decentrata deve invece puntare a un aumento della produttività, o meglio a un incremento dei salari in funzione dell’aumento della produttività e quindi della ricchezza complessiva. Sotto questo profilo non c’è nessuna contraddizione, anzi: la contraddizione decentrata può fare partire un circolo virtuoso per cui si aumenta la produttività, il valore del prodotto delle nostre imprese e quindi la loro capacità di esportazione, proprio perché c’è un aumento di valore aggiunto.

A quali altre conseguenze positive può portare questo circolo virtuoso?

Può consentire alla Lombardia di andare a competere con i mercati di più alto livello, e non con quelli di fascia bassa, generando una maggiore capacità di reddito dei lavoratori attraverso salari che incrementano in funzione dell’incremento di produttività. In questo modo è possibile generare anche una domanda interna maggiore con una ricaduta positiva sul sistema industriale della regione e quindi in definitiva con un incremento di opportunità occupazionali. Strategie che puntino al ribasso del costo del lavoro non possono che essere strategie di retroguardia, che guardano alla sopravvivenza nell’immediato ma preludono a un fallimento nel medio termine.

In che modo la flexicurity inventata dalla Danimarca può essere adattata all’economia della Lombardia?

Il modello danese funziona bene in Danimarca e non bisogna farsi tentare dal prendere pezzi di modelli da altre realtà e trapiantarli così come sono in Lombardia. La flexicurity danese ha delle sue ragioni molto specifiche ed è un unicum nel mondo. Quello che si può fare da noi è qualcosa di diverso e innovativo, che aiuti soprattutto a ricollocare i lavoratori che perdono il posto. Considerato che le situazioni di crisi comunque producono un grave effetto sull’occupazione, la fase più importante diventa quella di recuperare il lavoro al mercato. Non mi farei quindi sedurre da termini stranieri o da modelli che stanno in altri territori. Al contrario, punterei su forme di gestione concertata fra imprese e sindacati dei processi di ricollocazione dei lavoratori in esubero.

(Pietro Vernizzi)

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