CRISI/ Del Nero (Ass. Prov. Milano): la ricetta? Creatività, concretezza e innovazione

La crisi economica appare oggi come un vortice che porta tutto sempre più giù. Ma da dove si può ripartire? L’intervista all’assessore provinciale PAOLO GIOVANNI DEL NERO

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La crisi economica appare oggi come un vortice che porta tutto sempre più giù. Ma da dove si può ripartire? Parlando di lavoro, la molla non può che essere l’innovazione, gesto curioso, creativo, generativo, spesso un rischio che diventa certezza in un percorso condiviso e sostenuto dalle altre aziende e dalle amministrazioni locali e statali.
La Provincia di Milano è all’avanguardia in questo campo e da anni sta mettendo in opera incontri, match, convegni, mostre, networks, hub creativi, percorsi educativi, investimenti economici, viaggi all’estero. Ne abbiamo discusso con l’Assessore alle Attività Economiche della Provincia di Milano, Paolo Giovanni Del Nero.

Assessore, si è appena concluso l’evento Innovation Festival Finale, una conferenza a conclusione del progetto della Commissione Europea che vedeva coinvolti altri centri importantissimi per l’innovazione: Barcellona, Kortrijk, Lisbona, Vilnius e Tallinn. Ha segnato inoltre il lancio della piattaforma ECIA (European Creative Industries Alliance). Si può dire con ancora più forza: Milano e la Lombardia sono un polo fondamentale a livello europeo per l’innovazione?

Direi di sì, siamo uno dei poli più importanti della creatività e dell’innovazione in Europa: ci troviamo al terzo posto tra le 25 migliori regioni in Europa nel settore dei beni e dei servizi creativi e culturali e al secondo in quello dell’advertising. Milano è la capitale italiana della creatività con più di 21mila imprese creative, 15mila imprese innovative e più del 25% dei brevetti italiani depositati (1306 in Lombardia pari al 31% sul totale Italia). Nei settori moda e design risultano occupate 195.848 persone. Il fatto interessante, e in contro tendenza rispetto alla crisi economica, è che il sistema lombardo ha avuto nel 2010 un notevole incremento dei laureati assorbiti nel mondo del lavoro (+8,4%). Ma non vogliamo riposarci a Capua, anche noi se non vogliamo perdere questa partita dobbiamo essere continuamente propositivi.

In che modo intendete lavorare nel post Innovation Festival?

Senza perdere tempo abbiamo appena votato una delibera che propone per il 2012 diversi progetti di sostegno alla creatività di giovani studenti e imprese: oltre a strumenti di valorizzazione della proprietà intellettuale, a iniziative per l’economia digitale, al progetto Immagina il FuturoIF 2012 che prevede la realizzazione di 15 eventi, workshop, laboratori, talk ecc. organizzati da privati e imprese e finanziati dalla Provincia, abbiamo voluto continuare a finanziare il progetto Designer per le Imprese, che nel 2011 ha permesso agli studenti delle 4 scuole milanesi di alta formazione (NABA, IED, Domus Academy e Politecnico) di sviluppare le loro idee supportati da tutor aziendali: 59 progetti sono stati selezionati e valorizzati con una mostra alla Triennale e di questi 19 sono entrati in produzione.

Mi parlava di tutor. Etimologicamente significa “colui che difende, custodisce”. Una sorta di “secondo padre”, da cui “tutore” in italiano. In che senso la figura di un maestro o di un adulto che ha già fatto un percorso è importante per i giovani studenti e lavoratori?

Per noi la formazione e l’istruzione significano educazione integrale, secondo la totalità dei fattori in gioco. Fondamentale è quindi la figura del tutor che accompagna il giovane nell’azienda e quindi nella produzione. La creatività, l’eccellenza, il talento possono essere sviluppati solo seguendo dei maestri, uomini affascinanti che ti fanno rendere più conto di te stesso dei talenti che hai in relazione al tuo lavoro, alla tua creazione. Compito del tutor è quindi accompagnare rispetto a un desiderio ognuno ha già, perché chi decide di studiare design, moda, materie “creative” ha già il desiderio di realizzare qualcosa di bello.

Quindi grandi investimenti soprattutto sul capitale umano?

Sì, i nostri interventi sono rivolti alle fasce “deboli” per recuperare dalla dispersione, e alle eccellenze per valorizzare le capacità. Infine per accompagnare l’inserimento al lavoro di tutti in un rapporto di rete che aiuti e faccia emergere tutto quello che di buono si costruisce sul territorio in un rapporto virtuoso pubblico-privato. In alcuni casi interventi puntuali servono per tracciare una strada, a dare degli esempi di eccellenza da seguire.I nostri progetti servono a questo: accompagnare la formazione e l’incontro tra il mondo della formazione e il mondo del lavoro. A livello “alto” questo riguarda in particolare il mondo del design e del digitale innovativo. Vale anche a livello più “tradizionale” in tutto il percorso che noi stiamo cercando di fare sulla formazione professionale. Anche in questo campo oggi competi se raggiungi un’eccellenza. Anche la formazione va sostenuta, valorizzata, avvicinata sempre di più al mondo del lavoro. I ragazzi vengono aiutati nel loro percorso, fatto di creatività e capacità di esprimere fino in fondo se stessi nel lavoro. Il mio desiderio è che ogni giovane con cui mi trovo a che fare realizzi se stesso, ma realizzi anche un prodotto eccellente nel lavoro. E ciò succede solamente quando il lavoro corrisponde totalmente. Solo in questo modo si riesce ad esprimere tutta la creatività, in un rapporto positivo con il pezzo di realtà che si ha da modellare, disegnare, rifinire…

Quindi innovazione del singolo e sviluppo del territorio; sviluppo del territorio e emergenza delle eccellenze?

Sì, compito della politica non è dare risposte filosofiche, ma offrire gli strumenti che possano aiutare i cittadini a essere veramente se stessi, in un’ottica anche di sviluppo del territorio.
Considero fondamentale per lo sviluppo del territorio e la valorizzazione della creatività, della capacità d’innovazione del singolo e del capitale umano. Come uomo innanzitutto, ma amministrativamente come assessore, mi pongo di fronte all’innovazione, perché da sempre è il motore di sviluppo di un popolo: l’uomo guarda al futuro. 
Se tendi a conservare, se si rimane fermi anche nell’eccellenza non c’è sviluppo. Lo sviluppo umano è dato dal desiderio innato nell’uomo di ricerca, di scoperta, del bello. Siccome lo sviluppo e la crescita di un popolo, di un paese, avviene attraverso la creatività innovazione bellezza, questo è un fatto naturale. La creazione di network è un aspetto fondamentale della governance politica perché non si inventa niente, ma mette in relazione quello che già c’è di eccellente nel territorio cosciente del fatto che non c’è sviluppo se non nel confronto, nella concorrenza leale, competitività, confronto e arricchimento reciproco e relazione di persone e idee.

 

(Irene Pasquinucci)

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