METRO UNO/ L’esperto: Linea rossa a rischio? E’ ora che Atm faccia una gara seria

- int. Marco Ponti

Allarme linea rossa: almeno venti convogli sono obsoleti e da cambiare al più presto. Per MARCO PONTI, assistiamo a una cattiva gestione di Atm, peggiorata dalla mancanza di gare serie

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Foto Infophoto

Bruno Rota, presidente di Atm, lancia l’allarme: la linea uno, la rossa, quella più vecchia della città di Milano, è a rischio paralisi. Bisogna cambiare, e in fretta, almeno venti treni. Sono infatti troppo vecchi: sono in pista da quando la linea fu inaugurata nel lontano 1964, hanno percorso milioni di chilometri e nonostante tre revisioni generali a cui sono stati sottoposti mettono seriamente a rischio l’efficienza del servizio. Un allarme che inquieta ovviamente i cittadini milanesi: la linea rossa è la più utilizzata delle tre linee esistenti e tutto ciò in vista di Expo 2015. Rota è intervenuto durante un convegno della Cisl per lanciare l’allarme: ci sono attualmente 63 convogli impiegati sulla linea rossa, un terzo di essi è da cambiare al più presto, con un costo preventivato per circa 300 milioni di euro. Problematica che non finisce qui: oltre alla sostituzione, Atm ha bisogno di acquistare anche una decina di nuovi treni per garantire la mobilità e anche sulla linea 2 verde c’è il problema di cambiare alcuni convogli troppo vecchi. Per Marco Ponti, professore ordinario di Economia Applicata al Politecnico di Milano, contattato da IlSussidiario.net, siamo davanti a una situazione che tale non dovrebbe essere. “Atm non dovrebbe trovarsi in queste condizioni di emergenza” dice. “Affrontare di colpo una situazione del genere è il frutto di una cattiva gestione dell’impresa dove non è stato fatto l’adeguato accantonamento, il cosiddetto ammortamento”. Per Ponti, fino a quando Atm non sarà messa in gioco attraverso una seria gara a cui fino a oggi il comune si è sempre dichiarato ostile. il problema non verrà risolto.

Almeno venti treni obsoleti che mettono a rischio l’efficenza del servizio: come è possibile che si lanci l’allarme tutto d’un tratto? Non era possibile pensarci prima?

Era quello che si sarebbe fatto in una gestione sana  di impresa dove c’è un accantonamento che si chiama ammortamento. Se questo non viene fatto, emergono questi problemi. Il capitale che si esaurisce deve essere adeguatamente ammortizzato se no vuol dire che la gestione non è stata accorta.

E’ il caso di Atm?

E’ il caso di molte imprese pubbliche che sotto pressione di altri obbiettivi e non pensano a fare gli ammortamenti. Si pensi addirittura che le Ferrovie dello Stato hanno una leggina che consente loro di non fare ammortamenti. Il che non è sensato: allora Ferrovie dello Stato e Atm dovrebbero essere delle Società per azioni e andare in qualche regime finanziario particolare. Ma in questo modo il problema è stato molto mal gestito, se non ci sono fondi di ammortamento accantonati.

La linea uno, si dice, è quella più complicata da gestire delle tre linee milanesi.

Certamente, questo dipende dal fatto che è la linea più vecchia. C’è uno spazio temporale molto forte fra le tre linee e certamente la tecnologia usata per la linea uno è oggi obsoleta. In parte penso alla progettazione della alimentazione.

Proviamo ad approfondire il discorso che lei faceva poc’anzi. Come mai Atm si trova in queste condizioni critiche? Per cambiare i treni ci vorrà una spesa di almeno trecento milioni di euro.

Sul problema del mancato accantonamento pesa anche sicuramente il fatto che Atm non sia mai stata seriamente messa in gara, per via di una una gestione che l’ha esclusa dai meccanismi competitivi che pure erano previsti.

Come mai questo?

E’ la domanda da farsi. Non si capisce perché non sono state fatte gare serie per Atm per migliorarne i conti. In Francia quando hanno fatto certe gare non particolarmente impegnative si è assistito comunque a un calo dei costi del 30%. Tra l’altro non si può dire che i governi di centro destra abbiano fatto granché: in questo senso i governi di centro sinistra erano più attivi nel cercare di fare delle gare ma non è questo il punto.

Qual è allora?

E’  l’atteggiamento dei comuni e delle regioni contro le gare che lascia molto perplessi. L’unica spiegazione è che si sapeva che lo Stato pagava, ma questo non è ragionevole e sicuramente non è più possibile oggi con la crisi che viviamo.

Eppure Bruno Rota ha detto che una gara è stata fatta e nessun colosso straniero si è fatto vivo. Le risulta?

Certo che mi risulta: quella gara è stata una presa in giro! Una gara fatta con un concorrente solo e il giudice corrispondeva con quel concorrente: è chiaramente una presa in giro. Il concorrente unico era Atm.

Perché non ci sono stati altri concorrenti?

Perché Atm è più efficiente degli altri? No. Perché il bando è stato ritagliato apposta per Atm  con un lotto unico. Chi ha coraggio di entrare con un lotto unico in una gara a lotto unico contro un concorrente che è posseduto dal giudice? Vogliamo scherzare? Lei concorrerebbe in una gara del genere? Si troverebbe ad avere come contro parte un nemico giurato qualora vincesse. Se il bando viene preparato così è ovvio che non vi partecipa nessuno. Quella gara è vinta e per di più non c’è nessun motivo perché il contratto venga sciolto.

Mi scusi, ma il proprietario di Atm non è il comune di Milano?

Infatti! Se il comune di Milano vuole davvero decidere per il bene della collettività è opportuno fare una gara seria. Quello a cui assistiamo invece data la posizione del comune di Milano è un patto con se stesso, tra Atm e comune. E’ una cosa che fa ridere.

Il comune dice che ha intenzione di vendere le quote Sea per trovare i fondi per comprare i nuovi treni. Sarà sufficiente?

Bisogna vedere quante ne vendono e a che prezzo le vendono. Il vendere le quote Sea per finanziare i treni di Atm mostra una cattiva gestione complessiva delle partecipate. Non esiste una cosa del genere, ci vogliono scelte strategiche fatte in  condizione di buona gestione. Non è vendendo un pezzo di un’altra partecipata che si risolve la cosa. Su questo argomento colpisce come non si noti nessuna differenza fra la precedente amministrazione milanese e l’attuale. La vendita della Sea mi lascia perplesso. Io sono d’accordo che il comune debba scendere sotto  al 50% per migliore efficenza e migliore gestione politica, però non possiamo dimenticare che siamo in una situazione molto debole di monopolio naturale della Sea.

Cioè?

C’è il rischio che bisogna garantire comunque al compratore dei profitti in qualche modo perché la situazione non è stata regolata a Roma dall’Enac che si dichiara sostanzialmente incapace di fare una regolamentazione adeguata. Probabilmente Sea ha dei livelli di profitto che con la vendita finirebbero per danneggiare i cittadini milanesi. Prima di procedere con la vendita sarebbe meglio aspettare che l’autorità di regolamentazione abbia definito le norme in modo da difendere gli utenti contro le vendite del monopolio.

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