FILOROSSO/ Un banco anti-crisi

- Bruno Calchera

BRUNO CALCHERA ci parla del Banco Informatico Tecnologico e Biomedico, forse ancora poco conosciuto in Italia, ma capace già di aiutare Onlus e Ong in maniera straordinaria

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Recentemente, a conclusione dell’importante progetto europeo che il Banco Informatico Tecnologico e Biomedico (BITeB) si è aggiudicato, rappresentando l’Italia nell’anno del volontariato (2011), è emerso da più parti che l’opera del Banco in effetti non aveva una notorietà diffusa nel nostro Paese. Non paragonabile né al Banco Alimentare, né al Banco Farmaceutico, però aveva finalità culturali analoghe e soprattutto una metodologia molto simile.

Il BITeB nasce anch’esso da uno sguardo alla realtà: il processo di innovazione tecnologica, che coinvolge molte aziende nel nostro Paese, tende a eliminare risorse che hanno, di fatto, la possibilità di avere una nuova vita, se impiegate in settori in cui questa esigenza di ricambio tecnologico non è altrettanto frenetica. Così nasce il Banco nel 2003 e così radica la sua attività nel corso di questi quasi 10 anni.

Il Banco parte raccogliendo e sistemando Personal computer, richiedendoli alle aziende e alla Pubblica amministrazione, e distribuendoli alle Onlus del Non profit; passa poi ai beni ospedalieri, ritirando dagli ospedali beni strumentali biomedici e inviandoli alle Ong di tutto il mondo, fino a giungere, recentemente, a formalizzare un accordo con la Charity americana (TechSoup Global), per distribuire nuova tecnologia informatica (hardware e software) al Terzo settore, cedendo i prodotti messi in disponibilità con una percentuale di sconto del 95%, quasi gratis.

Il progetto europeo “Tecnologia digitale per il volontariato e l’inclusione sociale” sopra citato ha avuto il compito di comunicare alle associazioni questa opportunità, questo tipo di cultura e verificare la disponibilità a forme di collaborazione del Non profit presente in Italia, interpellando insieme associazioni e Istituzioni e creando momenti di comune riflessioni sui bisogni di tecnologia. Il percorso ha obbligato il BITeB a testimoniare la bontà della intuizione di Stefano Sala, che ha dato vita alla iniziativa e ne è l’anima tuttora, e dall’altra ha visto aprirsi la via a molte collaborazioni, perché il Non profit vive grandi difficoltà. Avere risorse tecnologiche ancora valide quasi gratuitamente è stata un’importante e sorprendente scoperta che ha iniziato rapporti con piccole e grandi organizzazioni.

La vita del Banco ha una sua complessità: ha bisogno non solo di volontari qualificati che sappiano sistemare i pc e il materiale biomedico ritirato dagli ospedali, ma di allargare la rete dei beneficiari, perché il ritiro di beni tecnologici dismessi proceda velocemente verso le destinazioni finali, verso le Onlus e le Ong e non vi sia ristagno inutile in magazzino. Per questo convivono nel Banco diverse professionalità, per verificare l’idoneità a ricevere beni, per sensibilizzare aziende e ospedali, per contattare le associazioni, per avere una buona logistica e offrire beni funzionanti perché processati da tecnici qualificati.

La vita del BITeB è fatta di attenzione alle richieste e di azioni di comunicazione. Che vi sia tecnologia Microsoft, Cisco, Symantec e Sap disponibile con uno sconto del 95% non è noto a tutti e occorre farlo presente tanto pare incredibile. La collaborazione con il Csr Management di Microsoft è ad esempio importantissima: nel 2012 questa multinazionale, attraverso Techsoup vuole “regalare” almeno 7 milioni di dollari in software al Non profit italiano. Per questo la collaborazione con questa multinazionale si è stretta ancor di più. Questo loro obiettivo diventa, attraverso il nostro lavoro, una grande opportunità che tutti devono conoscere. Per fare ciò, non potendo permetterci campagne di pubblicità onerose, abbiamo attivato la grade rete dei Csv locali, che ci hanno testimoniato una particolare attenzione, per essere essi stessi veicolatori di questa buona notizia.

In un momento di crisi economica, che tocca diversi settori e livelli della nostra economia, il Terzo settore ha bisogno non solo di ricevere quattrini – e oggi tale esigenza è impellente per vivere – ma anche di notizie come questa: beni che vengono donati in modo quasi gratuito e che permettono alla vita sociale di usufruire di tecnologia, quasi senza costi.

Il BITeB si è dotato anche di un periodico informativo, inviato gratuitamente a tutte le Onlus: “Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale”. Nel primo numero sono state citate alcune esperienze di donazioni che hanno interessato realtà diverse, in Italia e all’estero. Ad esempio: l’Hospital Clinica di Anzaldo, in Bolivia, che ha ricevuto attrezzature dal BITeB per attrezzare una camera chirurgica; l’Associazione “La Goccia” di Senago che attrezza l’Ospedale S. Francesco in Sud Sudan; L’Associazione “Change Onlus” di Milano che in Madagascar sta costruendo l’ospedale S. Paolo ad Andasibe. Hanno ricevuto prodotti TechSoup ad esempio la Cooperativa Giotto di Padova, l’Associazione Solidaria di Palermo, Auser della Lombardia, la Caritas Diocesana di Bolzano-Bressanone. Più di 13.000 sono le associazioni che hanno ricevuto personal computer “rigenerati”.

Le relazioni con queste realtà permangono e il BITeB, attraverso il suo sito web, rinnovato, (www.biteb.org), inserisce periodicamente le novità in modo che il Non profit possa valutare le diverse occasioni. Ad esempio, alla fine del 2011 un’azienda aveva reso disponibili anche computer portatili, che molto velocemente hanno raggiunto le destinazioni di coloro che avevano colto questa opportunità.

Per la vita del BITeB occorre non soltanto una attenzione sussidiaria da parte della Pubblica amministrazione: le aziende stesse possono infatti fare azione di “responsabilità sociale” con il BITeB molto facilmente, segnalandoci prodotti ancora validi prima di avviarli alla discarica. Infine, un’associazione di volontariato come la nostra vive di tante generosità: è opportuno che una rinnovata sensibilità all’utilità sociale rinnovi la propria disponibilità al sostegno, alla vita stessa del BITeB perché possa svolgere le sue azioni con più efficacia, possa fare più informazione e possa dotarsi di strumenti e risorse umane stabili per garantire una opera efficace al servizio del Terzo settore italiano.

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