TORRE VELASCA/ Frangi: caro Daily Telegraph, è un capolavoro del secondo Novecento

- int. Giuseppe Frangi

Torre Velasca è uno degli edifici più brutti del mondo? Per il Daily Telegraph sì, e l’ha inserita nella lista degli edifici meno affascinanti del mondo. Il commento di GIUSEPPE FRANGI

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Torre Velasca (InfoPhoto)

La Torre Velasca di Milano è uno degli edifici più brutti del mondo? Per il Daily Telegraph a quanto pare sì. Il quotidiano inglese ha infatti pubblicato sul proprio sito internet una fotogallery dedicata agli edifici meno affascinanti del pianeta, ed ecco spuntare tra le varie immagini il grattacielo progettato tra il 1956 e il 1957 dallo Studio B.B.P.R. in un’area milanese devastata dai bombardamenti americani durante la Seconda Guerra Mondiale. Scelta quanto mai particolare, visto che Torre Velasca, divenuta ormai un vero e proprio simbolo della città di Milano, è stata anche giudicata «protagonista del panorama urbano grazie alla sua originalità» e «simbolo della città sia in senso assoluto sia in rapporto alla società e alla cultura di quegli anni» dalla Sovrintendenza. IlSussidiario.net ha quindi contattato a riguardo l’esperto d’arte Giuseppe Frangi, che si dice altrettanto sorpreso della notizia e completamente in disaccordo con la decisione del Daily Telegraph: «Torre Velasca è senza dubbio uno dei capolavori d’architettura del secondo Novecento, – ci spiega Frangi – creata da un gruppo d’architetti riconosciuti a livello internazionale, come Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgioioso, Enrico Peressutti e Ernesto Nathan Rogers (che compongono lo Studio B.B.P.R. ndr)».

Frangi ci spiega che la creazione di Torre Velasca riesce a dimostrare «come è possibile inserire un edificio del genere a duecento metri da un capolavoro come il Duomo di Milano, con cui riesce comunque a “dialogare”. Non vedo quindi con quale criteri di giudizio possa essere nata la scelta del Daily Telegraph, visto che oltretutto Torre Velasca è presente su tutti i manuali di storia dell’architettura ed è studiata quotidianamente da tutti i ragazzi che scelgono di studiare questa disciplina. Credo quindi che si tratti di una scelta frutto di un analfabetismo anglosassone perché, pur ritenendo possibile che abbiano scelto altri edifici realmente brutti e mal progettati, come si fa a introdurre la Torre Velasca all’interno di una classifica di questo tipo? Il B.B.P.R., come ho spiegato in precedenza, era uno dei più grandi studi d’architettura dell’Europa del Dopoguerra e tutti i protagonsti, fatta eccezione per Banfi che è morto durante la guerra, sono grandi architetti del Novecento europeo».  

Giuseppe Frangi arriva poi a parlarci delle principali caratteristiche di Torre Velasca, un edificio che nasce «secondo una cultura architettonica che non è quella dei grattacieli americani. Si cercava infatti di trovare la linea di quello che poteva essere il grattacielo europeo, che interloquisse e dialogasse con la struttura delle città, che è evidentemente molto diversa da quelle americane. Si dice giustamente che il grattacielo Pirelli non è il più alto ma il più bello del mondo, e su questo non ci sono dubbi perché sembra quasi costruito da Brunelleschi: allo stesso modo anche la Torre Velasca è a suo modo meravigliosa, con una struttura quasi “spericolata” che va ad allargarsi creando un cappello più largo della base. Nonostante queste caratteristiche, è una struttura che dialoga benissimo con il Duomo e con l’altra grande torre del Rinascimento milanese, quella del Filarete del Castello Sforzesco».

Anche i milanesi vivono benissimo la presenza della Torre Velasca, ci continua a spiegare Frangi,«anche se bisogna dire che tutto ciò che è stato costruito intorno è oggettivamente brutto, mentre una torre come questa meriterebbe un più grande e importante spazio attorno. Ma la vista di Torre Velasca è sempre qualcosa che emoziona, quindi la scelta del Daily Telegraph mi sembra quanto mai bizzarra».

 

(Claudio Perlini)

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