IL CASO/ Nessuno si aspettava che la bellezza entrasse nel carcere di San Vittore

- La Redazione

DANIELA TANEGGI dell’associazione Incontro e Presenza ci parla della rassegna musicale “Il popolo canta”, un concerto di musica irlandese andato in scena nel carcere di San Vittore

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Foto: InfoPhoto

Metti un sabato pomeriggio di un luglio milanese, metti un gruppo di gente della cosiddetta società civile,  metti un blocco di cemento con alte mura, prendi una band di musica irlandese, convoca i volontari che da anni incontrano e assistono i detenuti, prendi tante tante detenute della sezione femminile, un gruppo di quelli del maschile e nasce la Rassegna Musicale “Il Popolo canta” proposto da Associazione Incontro e Presenza, che oggi pomeriggio ha proposto un concerto di musica irlandese dentro le mura del Carcere di San Vittore condotta dalla ShamRock Band.

Nessuno si aspettava un momento di così grande bellezza.

Musica coinvolgente suonata con maestria e passione, le persone detenute all’inizio un po’ guardinghe e poi “libere” di partecipare ad un pomeriggio che nasce da una compagnia diuturna e non da un progetto a tavolino. Il desiderio di fare un ‘esperienza da condividere e non di proporre un semplice momento di “evasione” ha permesso di far fiorire dei sorrisi che rimarranno impressi nelle memorie di chi ha partecipato e di vedere “insieme” persone diversissime tra loro. 

Non per dimenticare il reale ma  per andare a fondo di ciò che si vive.

Sorrisi e balli tradizionali, quadriglie e girotondi…..si proprio così. Girotondi a San Vittore, dove luoghi tempi, provenienze, storie si sono unite per fare un pezzo di strada insieme.

Tornando a casa tra i musicisti e i volontari e gli esterni una domanda…. Come è possibile essere così contenti oggi pomeriggio?….eravamo in un carcere.

Forse perché abbiamo vissuto con degli uomini e donne guardandoli per quello che sono e non per ciò che hanno fatto.

Per tutti è stata un esperienza di risveglio…un giovanissimo ragazzo partecipante come ospite esterno  – al suo primo contatto con il carcere – si stupisce di un nido posto in un punto assai impervio quasi a riconoscere che vita e dramma possono convivere in un luogo così….e un ragazzo detenuto invitato a danzare da una signora commenta….”Mi scusi, ho il tatuaggio sbiadito”, dentro un desiderio ridestato di ordine e di “sentirsi a posto”…..

Davvero la bellezza salverà il mondo.

Daniela Taneggi (Incontro e presenza)

Di seguito ecco alcuni commenti alla giornata trascorsa in carcere con la ShamRock Band e l’associazione di Incontro e Presenza, durante la Rassegna Musicale “Il Popolo canta”. Concerto realizzato nel cortile della sezione femminile, alla presenza di circa una 80 ina di donne, eccezionalmente una decina di uomini, e una quindicina di esterni.

“Per noi è stata una cosa bellissima, fuori dal mondo e assolutamente positiva. Le mie due righe sono: tra le molte lingue dei partecipanti e dei nostri sentimenti ancora una volta Daniela ha saputo scegliere gli strumenti che più hanno saputo dissolvere la Babele linguistica ed emotiva e hanno reso possibile una comunicazione elegante e potente al tempo stesso: la musica e il ballo. Il gruppo di musica irlandese ha interpretato la giornata nella chiave migliore unendo musiche allegre a canzoni che ci hanno ricordato la parte migliore di noi stessi”.  Adriano, ospite esterno.

“Da settimane pensavo a cosa fare e a cosa non fare, a cosa dire e a cosa proprio non dire. Ma nulla mi aveva preparato a quello che e’ successo: che sorrisi, che danze, che festa. Una festa in cui il cuore di un popolo canta e balla, ma che finirebbe in un paio d’ore. E’ qui che mi sorride il cuore a pensare che questa letizia e’ vera: continua negli occhi e nei volti dei volontari che ogni sabato tornano a trovare queste persone”.  Giorgio della ShamRock band

“Cara Daniela,
rispetto alla esperienza completamente fuori da ogni mia immaginazione vorrei raccontare tre cose. L ‘impatto per me e’ stato molto duro non sapevo cosa fare e cosa dire e ho capito anche perché,  la prima cosa di cui ho avuto totale evidenza e’ stato il mio moralismo, il mio sentirmi in fondo migliore infatti guardando le persone non riuscivo a staccarmi dal pensiero del che cosa avranno fatto e del perché erano li e questo mi immobilizzava proprio anche fisicamente. Poi aiutata dai balli dai canti e dai tuoi inviti mi sono fatta prendere dalla loro umanita’ , dalla loro voglia di esserci di vivere e da li ho potuto anche cominciare a parlare con qualcuno di loro. Li’ mi sono proprio commossa tanto perche’ ho visto come in una persona possano convivere insieme desiderio di felicita’, di infinito e cinismo totale e poi ancora domanda di tutto , come capita anche a me del resto. Ho parlato con un ragazzo di 24 anni che mi ha detto che anche lui voleva essere un bravo ragazzo, studiare e poi lavorare ma poi ha fatto un grande errore ed era li’ . Oppure ho conosciuto 2 ragazze di 21 anni , l ‘età di mia figlia, e di 19anni l ‘età di un altro mio figlio. Mi sono sentita dire con una tenerezza e dignita’ grande che lei “si era affezionata alla sua camera” nel tempo che era li. Ho conosciuto un uomo con degli occhi bellissimi verdi che aspettava di poter avere un permesso per partecipare ad un pellegrinaggio. Ho pianto, mi sono commossa,  mi sono scoperta piena di pregiudizio ma anche ferita da una umanita’ cosi’ grande che mi ha aiutato a conoscere di piu’ prima di tutto un pezzo di me. Ringrazio te e Francesca per l’ occasione che mi avete dato di vivere una delle esperienze più significative della mia vita. Grazie”. Monica, ospite esterno.

 

“Cento e più cuori che testimoniano la maestosità dell’Infinito, che neppure quattro mura di cemento possono arginare”. Martina, volontaria di Incontro e Presenza.

 

“Cara Daniela,

Davvero non è semplice dire tutto. Mi sono sorpresa a un certo punto a pensare che il paradiso doveva essere così: gente che ne ha fatte di tutti i colori (e ci metto dentro anche noi..) a ballare insieme, con dentro la felicità perchè si è guardati  per quello che si è. A un certo punto guardavo quella con la maglietta nera che si è buttata senza remore nel ballo, e quell’altra cicciottella che voleva far vedere come lei un certo ritmo lo teneva meglio e ho pensato: ma è giusto, hanno voglia di dire finalmente la loro umanità, di potersi anche esprimere liberamente, di poter dire: ma io so ballare. E poi quanta gente mai vista, quanti occhi stupiti, anche delle guardie, che guardavano, magari un po’ preoccupati del dovere, ma che in fondo erano stupiti. E infine sono stata contenta di come ci siamo guardati noi. Alla fine i più straniti erano gli esterni!”.  Anna di Incontro e Presenza


 


 

C’è TANTA VOGLIA DI VIVERE!  Gli errori fatti non possono mai ridurre l’umano.

Anche chi non aveva il coraggio o l’energia di ballare (qualcuno evidentemente non gode di buona salute o è avanti negli anni), anche chi rimaneva in fondo era lì a battere le mani, e a ringraziarci. Barriere linguistiche lasciate a parte e superate col ballo mano nella mano (quanto abbiamo ballato!), siamo stati accolti ed è stato un’occasione, mi sembra, per queste persone di guardare e godere della compagnia fra di loro – prima di quella con noi.  Sono contenta di essere stata un piccolo aiuto a questa festeggiamento per l’umano – iniziata anni fa dal lavoro di Incontro e Presenza” Eleanor della ShamRock Band.

Ospiti esterni un papà e il suo giovanissimo figlio…..

“Le cose che più lo hanno colpito sono state la normalità dei detenuti, parlando con alcuni di loro si è reso conto di come siamo tutti esseri umani con gli stessi sentimenti, problemi e desideri di tutti noi. Ovvero non si è trovato di fronte al criminale come spesso viene dipinto nei film. Da un lato è un discorso ovvio, dall’altro vivere e sperimentare di persona è  la chiave per comprendere davvero. Poi ha potuto constatare come, pur nel rispetto dei ruoli, si crei un rapporto di sereno anche tra secondini e detenuti o quantomeno di mutuo rispetto e accettazione di vivere nel modo migliore possibile la situazione. Infine, il fatto che ci fossero ragazzi anche della su età lo ha fatto riflettere molto. Indirettamente aveva già sperimentato la realtà del carcere, un suo compagno di classe e il padre di un suo amico sono stati detenuti, vedere di persona ragazzi così giovani e la lunghezza della pena in alcuni casi lo ha segnato profondamente. Mi diceva: “Papà, ti rendi conto 15 anni? Lucrezia ha 15 anni [sua sorella]! È come se tu potessi vederla solo ora e lei è nata 15 anni fa”. Alla fine mi ha ringraziato moltissimo, è stata per noi due, padre e figlio, un’esperienza incredibile, che ha avvicinato noi due e ci ha avvicinato entrambi all’umanità. Di questo, e di molto altro, ti ringrazio ancora cara Daniela :-)” Adriano, ospite esterno.

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