SALVA ITALIA/ Corsi (Unione del Commercio) Il decreto mette a rischio le aperture d’Agosto

La disciplina del commercio, dice ADALBERTO CORSI, è di competenza regionale e non dello Stato: per questo molte regioni, Lombardia compresa, hanno presentato ricorso alla Consulta

02.07.2012 - int. Adalberto Corsi
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La liberalizzazione degli orari dei negozi contenuta nel Decreto salva Italia ancora una volta non aiuta il commercio e, questa volta, neanche i cittadini. Come ogni anno si avvicina agosto e con esso lo spauracchio della serranda selvaggia. Da qualche anno per contrastare la possibilità che, soprattutto nelle settimane centrali del mese agostano non ci siano esercizi commerciali aperti, soprattutto per i generi di prima necessità come panetterie o alimentari anche nei quartieri più periferici, il Comune di Milano in collaborazione con l’Unione del Commercio del capoluogo lombardo ha creato la guida “Milano Aperta d’Agosto” e il numero di telefono 02.02.02 per sapere quale l’attività commerciale aperta più vicina.

Da quest’anno, però, è più difficile degli anni scorsi: con l’entrata in vigore del Decreto Salva Italia il fatto di comunicare delle aperture o delle chiusure risulta complicato: ognuno, di fatto, può decidere autonomamente anche il giorno prima se tenere chiusa la saracinesca . “Da lunedì stiamo contattando i negozianti milanesi- dice Adalberto Corsi, Vice Presidente Vicario dell’Unione del Commercio di Milano- con l’ausilio di una scheda e di una news-letter chiedendo di farci sapere quale sarà il loro periodo di ferie per poterlo comunicare al Comune entro il 13 luglio. Non essendoci più griglie rigide come l’anno scorso o due anni fa ognuno può decidere in tutta autonomia sia per i giorni sia per gli orari di apertura.

La nostra opera può essere solo quella di “sensibilizzare” gli esercenti e nulla di più”. Nessuna categoria esclusa, nemmeno i panificatori che prima che scattasse il “decreto liberalizzazioni” avevano rigidi obblighi di apertura per permettere ai cittadini di poter comprare il pane fresco tranquillamente anche in agosto. “Il commerciante può tenere aperto, se desidera e se può permetterselo- continua Corsi- anche 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno o chiudere senza alcun preavviso anche per un mese intero”. “Se dovessimo fra trasparire anche solo l’intenzione- dice ancora Corsi- di una linea di programmazione sulle chiusure, incapperemmo come minimo in un richiamo da parte dell’Antitrust”.

Sostanzialmente è il mercato che regola le aperture: in buona sostanza, le grandi catene che hanno la possibilità di sostenere economicamente una turnazione fra i propri dipendenti gioiscono, mentre i più piccoli accusano il colpo. Sensazione acuita con l’arrivo delle ferie estive.

“Come Unione del Commercio- fa sapere ancora Corsi- abbiamo contrastato questa legge poiché la Legge Regionale che regolamentava il commercio a Milano e in Lombardia conferiva una programmazione adeguata e, comunque, regolarizzava già alcune aperture, garantendo quasi al 100% che in alcuni quartieri ad agosto, venissero garantite un certo numero di aperture”. Le stime parlano di almeno 800mila milanesi che resteranno in città nel mese di agosto, seguendo il trend sempre crescente che negli ultimi anni ha caratterizzato le estati milanesi.

Potrebbe, quindi, accadere che qualche commerciante decida all’ultimo minuto e abbassi la serranda in modo improvviso, valutando magari sul momento l’andamento delle vendite: del resto, la legge lo consente. “La verità – aggiunge Corsi-e che un imprenditore, soprattutto in questi momenti di forte crisi, se c’è convenienza nel restare aperto, lo farà, se invece deve perderci, abbasserà la saracinesca. Fermo restando che Milano ha sempre garantito il servizio essenziale alla cittadinanza. La disciplina del commercio riguarda non la concorrenza ma la competitività e di conseguenza è una competenza regionale e non dello Stato. Questo, però, verrà deciso dalla Corte Costituzionale dal momento che molte regioni, compresa la Lombardia, hanno presentato ricorso contro questo Decreto diventato ormai legge.

 

(Federica Ghizzardi)

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